Eventi - 21 ottobre 2025, 11:57

Genova celebra l’eccellenza in scena: i Premi della Critica 2025 e il Premio Ivo Chiesa

L’ANCT e il Teatro Nazionale di Genova festeggiano la comunità teatrale, tra l'urgenza di raccontare la verità e la "famiglia" che resiste nel pantano

Una serata di festa, riconoscimenti e riflessioni sul presente del teatro italiano: il Teatro Nazionale di Genova ha ospitato la cerimonia dei Premi della Critica 2025, appuntamento che ha unito la consegna dei riconoscimenti dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e la sesta edizione dei Premi Ivo Chiesa. 

Una celebrazione dell’arte arrivata attraverso i premi alla carriera, alle produzioni e non solo, che ha fatto emergere la consapevolezza di trovarsi davanti a una stagione viva, ricca di idee e di spunti.

A dare il via alla serata è stato il direttore del Teatro Nazionale, Davide Livermore, che ha scelto di aprire con un richiamo alla comunità teatrale, definita come una ‘grande famiglia’ “dove qualche volta ci sono delle complicazioni. Sì, siamo famiglie inevitabilmente perché quando ci emozioniamo delle stesse cose siamo in qualche modo molto simili. Voglio fare una standing ovation a voi che siete la mia famiglia e sono molto felice che siate qui quest’oggi”. A seguire presidente Giulio Baffi, presidente di ANCT e decano dei critici, ottantadue privamere, arrivato da Napoli per la cerimonia, ha ribadito il senso di appartenenza: "Abbiamo una famiglia a volte strampalata, ma la nostra è una famiglia lieta. Stasera siamo per una festa”.

Nel racconto della serata, il giornalista e critico Enrico Marcotti ha scandito il susseguirsi dei premi e introdotto la consegna dei tre Premi Ivo Chiesa. La rosa dei premiati fotografa una scena italiana vivace e composita. 

Il Premio della Critica 2025 è andato allo spettacolo Misurare il salto delle rane, un lavoro che ha convinto per originalità e impatto; dalla platea sono saliti i componenti della produzione per ringraziare una squadra ampia, dal cast alla tecnica. La giuria ha voluto premiare il lavoro di traduzione, un mestiere spesso nascosto ma decisivo per far circolare i testi internazionali. Il riconoscimento è andato a Monica Capuani ha ricordato la scelta di dedicare anni alla traduzione come pratica professionale e, nel suo intervento, ha evocato con affetto chi l’ha sostenuta: la persona che "è stata veramente l'unica agente che ha creduto in questo lavoro e che è scomparsa troppo presto a maggio scorso, Domitilla Ruffo”.

Anna Varaldo ha ottenuto il premio alla scenografia e ai costumi. Varaldo ha ringraziato citando un lavoro di squadra: “Sono molto emozionata e onorata di ricevere questo riconoscimento. Voglio condividere questo premio. con il regista Carlo Sciaccaluga (che la scorsa stagione ha riportato in scena Equus n.d.r.) e con la squadra tecnica del Teatro Nazionale di Genova”.

Il premio per la regia è andato a Giovanni Ortoleva, che ha usato il palco anche per richiamare il ruolo civile del teatro: “credo che per noi teatranti in qualche modo questo l'imperativo di Amleto di reggere lo specchio alla natura e dunque di raccontare la verità sia sempre molto importante”. Hystrio Festival è stato premiato come realtà giovane e in crescita, riconosciuta per il lavoro di formazione e scouting sulla scena under 35. Premio a progetto formativo ad Animateria del Teatro Gioco Vita, segnalato per l’impegno pedagogico nei linguaggi del teatro fisico e dell’animazione.

Il riconoscimento internazionale della rivista Catarsi è andato a Domingo Adame (Università di Veracruz) per il lavoro sul teatro comunitario e sulle pratiche che legano arti sceniche e radici popolari: la sua giustificazione ha sottolineato il valore della tradizione comunitaria e della partecipazione come pratica viva di resistenza culturale.

Tra gli spettacoli citati con motivazione particolare si è distinto Mare di Ruggine, premiato per il suo carattere “politico” e per la capacità di raccontare vicende industriali e familiari legate alla storia del territorio: il regista Antimo Casertano ha sottolineato come il lavoro nasca dalla ricerca sui luoghi e dalle storie personali, dedicandolo «a tutti quelli che continuano ad usare e a vestirsi di parole gentili in questi tempi obliqui».
Molti i premi individuali: Valentina Picello a cui è stata riconosciuta grande versatilità ed estremo coraggio nel suo lavoro sulla scena. Reduce da un anno "faticoso", Picello ha confessato: "non mi sono mai fidata della critica [...] e invece io con voi ho dialogato e su tutto, quindi vi ringrazio". Ha espresso felicità per "essere credibile, di essere di essere creduta e apprezzata”. Giandomenico Cupaiolo ha voluto ringraziare il collettivo artistico, riportando il mestiere dell’attore come esperienza collettiva definendo il premio ‘un incoraggiamento in un momento così difficile per ilmestiere dell’attore’; Alvia Reale, ha ricordato la fatica di trovare ruoli corrispondenti all’età delle attrici.

Il Premio Ivo Chiesa - pensato per rendere omaggio all’eredità culturale e alla vocazione civile del teatro italiano - ha premiato figure distintesi per il loro impegno a tutto tondo: tra i premiati figurano Maria De Barbieri (una vita per il teatro, memoria della scena genovese e nazionale) e Filippo Fonsatti, ritratto come “uomo di teatro a tutto tondo” per il suo percorso tra musica, organizzazione e direzione di teatri. Le motivazioni sottolineano la capacità di unire pratica artistica e rigore gestionale, e la serata ha ricordato, attraverso video e interventi, il ruolo di Ivo Chiesa come tessitore di relazioni culturali.

Maria De Barbieri (Premio Ivo Chiesa, una vita per il teatro 2025): Cofondatrice del Teatro della Tosse, ha ricordato il ruolo dello Stabile di Genova nella sua storia: "noi dobbiamo ringraziare Teatro Stabile e Chiesa perché ci ha costretti oltre a essere un teatro altro a essere un teatro alto". De Barbieri ha anche citato il celebre scambio tra Chiesa e Tonino Conte: "Carissimo nemico". Ha voluto dedicare un pensiero all'importanza dei teatri nelle piccole città, "che sono degli avamposti nel territorio". Livermore, nel farle gli auguri, ha ricordato che il Teatro della Tosse compie cinquant’anni.

Anche il direttore del teatro Stabile di Torino Filippo Fonsatti è stato insignito del premio Ivo Chiesa. Manager di spicco, direttore del Teatro Stabile di Torino dal 2015, Fonsatti ha espresso il suo legame con Genova e Davide Livermore, ricordando i loro primi esperimenti "sul palcoscenico del piccolo Regio" trent’anni fa. Ha ringraziato per il riconoscimento "che mi viene d'orgoglio per il titolo iconico che porta, quello di un maestro per tutti noi". Fonsatti ha concluso affermando di aver cercato di fare del teatro "una grande paideia, c'è un contesto in cui formare il pensiero critico la consapevolezza etica e morale della cittadinanza”.

Immensa nelle sue interpretazioni, tra cinema e teatro, Anna Bonaiuto è stata premiata per il suo talento poliedrico e raro. Bonaiuto, che ha lavorato a Genova e lo scorso anno è stata protagonista di ‘Too Late’, ha confessato: "il nome di Ivo Chiesa mi emoziona particolarmente". Ha ricordato il maestro Otomar Krejča, che Chiesa chiamò in Italia dopo l'esilio dalla Cecoslovacchia, definendo l'attenzione di Chiesa come "una cosa che io la vita ho visto d'amore dei direttori verso le compagnie". 

Il premio a “La grande magia” di Eduardo con la regia di Gabriele Russo, è stato l’occasione per sottolineare la lunga tournée e il valore del lavoro “di famiglia” che mantiene viva la relazione con il pubblico e assicura presenza territoriale e continuità.

Al premio alla carriera, istituito dall’Associazione e intitolato a Paolo Emilio Poeso, è andato infine a Sandro Lombardi, che ha chiuso la serata con parole cariche di gratitudine e di progetto. L’attore, emozionato, ha confessato di aver subito gli elogi "con un imbarazzo spaventoso" perché sente che deve meritarli e che "c'è ancora molta strada da fare”. Lombardi ha sottolineato la sua inesauribile voglia di lavorare e ha descritto il progetto con la sua compagnia, una "sorta di fattoria" creata per dare "sostegno, supporto artistico, organizzativo [...] e laddove finché è possibile anche economico" ai giovani artisti.

Una festa, certo, che non ha evitato i toni seri: molti premiati hanno ricordato la condizione difficile in cui molte compagnie e teatri si muovono oggi, la necessità di investire in formazione, di tenere aperti spazi e reti, di difendere il ruolo civile del teatro davanti alle emergenze culturali e morali del tempo. Come ha detto Ortoleva, “reggere lo specchio alla natura” resta un imperativo.

Al termine della grande festa del teatro, è rimasta l’immagine di una comunità che si ritrova per misurare un bilancio e scambiarsi fiducia: la “famiglia” teatrale di cui parlava Livermore che è fatta di competizione ma anche di cura, un intreccio fatto di fatica e speranza verso il teatro che deve continuare a essere luogo di incontro, ricerca e servizio.