"Il momento è difficile". Semplice, lineare e categorica: è la frase ridondante in casa Genoa negli ultimi tempi. Che sia al Pio-Signorini o nel ventre del "Ferraris", negli stadi in trasferta o davanti alle televisioni, è questo il concetto che riassume ogni intervento di Patrick Vieira, mondando il discorso dalle tante parole a corollario.
Momento che dura di fatto dall'inizio di un'annata che gli addetti ai lavori rossoblù non avevano mai nascosto come annunciarsi complessa, con il ben chiaro orizzonte della salvezza quale obbiettivo stagionale. Ma se da un lato è apprezzabile l'onestà del non aver mai voluto dar seguito agli entusiasmi del calcio d'agosto, dall'altro l'impressione all'ottava giornata è di un Genoa che deve ancora trovare il bandolo della matassa.
E deve farlo partendo da un ultimo posto in solitaria a 3 punti, con nessuna vittoria, 4 reti segnate e 11 incassate; il tutto corredato da un "vestito tattico" sul quale è stato calibrato il mercato estivo, avallato dallo stesso tecnico il quale lo ha poi quantomeno rimandato nella pratica, facendo racimolare ai nuovi innesti appena poche manciate di minuti (nei quali l'unica incisività è toccata in negativo allo sfortunato Carboni in occasione del rigore che ha consegnato i tre punti al Bologna e a Cornet fallendo quello in favore contro il Parma).
Numeri reali, che fanno la classifica - quella che a fine anno conta - e che parlano freddamente ed inequivocabilmente. Al di là dei tanto decantati "expected goals", figli di algoritmi e calcoli che rappresentano l'ideale ma che dissonano, come in questo caso, con la realtà. E soprattutto numeri che certificano una rotta da invertire a ogni costo, il capolinea di un Grifone da cambiare in qualche modo e, tuttavia, molto simili a quelli che lo scorso anno portarono all'esonero di Alberto Gilardino e non certo gli unici sotto la lente d'ingrandimento del mondo rossoblù.
Stamani il complesso di Villa Rostan, dove ripartirà la preparazione in vista del delicato infrasettimanale contro la Cremonese in quel Marassi che una settimana fa ha fischiato per la prima volta la squadra dal ritorno in Serie A, è stata convocata l'assemblea dei soci. L'approvazione del bilancio al 30 giugno scorso è il piatto forte all'ordine del giorno, dove però a creare dibattito nel mondo della tifoseria è la revoca del ruolo di consigliere per l'ex presidente Alberto Zangrillo.
A proposito. Qualcuno all'epoca del "only one year", tacciò di eccessiva imprudenza il suo slancio di autentica genoanità, rivelatosi alla lunga fondamentale per le casse del club e la sua sopravvivenza nel percorso della tanto ricercata auto sostenibilità. Come d'altronde lo è stato l'intervento di poco meno di un anno fa dello stesso Sucu. E proprio nello stesso interesse di tutelare l'investimento iniziale, il patron romeno faccia chiarezza su obbiettivi e capacità, oltre agli importanti finanziamenti per il settore giovanile.
Lo faccia per una piazza sempre innamorata del suo Genoa ma delusa da quanto visto finora, per non disperdere definitivamente il capitale di entusiasmo capace di corroborare la squadra sul campo. E soprattutto allunghi quanto prima la "coperta" rossoblù - pur con una sentenza sul passaggio di proprietà ancora da arrivare - perché il calcio in tal senso è impietoso: incassare, cedere da un lato e non dare nuovo carburante dall'altro (questione Pinamonti e Badeljl su tutte) è un azzardo. E come per ogni azzardo, per incassare comporta una buona dose di rischio che spesso non ripaga.