L’assenza del bando 2025 per la valorizzazione e il riuso sociale dei beni confiscati in Liguria rappresenta una “dimenticanza” che non può e non deve passare sotto silenzio.
Dopo dodici anni di attesa, nel 2024 si era finalmente registrato un passo avanti significativo rispetto alla prima legge regionale Antimafia della Liguria. Grazie all’impegno costante e determinante della precedente commissione regionale antimafia era stato introdotto il primo finanziamento strutturale, un segnale positivo, seppur non ancora sufficiente, a sostegno del riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata.
Tuttavia, a distanza di appena un anno, constatiamo con sgomento e preoccupazione l’incapacità della Giunta regionale di mantenere gli impegni assunti e di promuovere il nuovo bando, o almeno di stanziare le risorse necessarie per dare continuità alle assegnazioni.
Parliamo di 600.000 euro: una cifra marginale nel bilancio complessivo della Regione Liguria, ma fondamentale per dare concretezza ai percorsi di legalità e giustizia sociale sul territorio. La mancata pubblicazione del bando rappresenta invece un segnale allarmante di disattenzione e disinteresse istituzionale su un tema cruciale.
Un tema che non può essere derubricato a questione secondaria in una regione che, come sottolinea l’ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia, “appare sul piano criminale caratterizzata dalla presenza strutturata di consorterie mafiose riferibili quasi esclusivamente alla ’ndrangheta”.
È indispensabile che la Regione ritrovi la memoria e la volontà politica di essere parte attiva di un percorso condiviso, fondato sull’impegno concreto nel contrasto alle mafie e sulla promozione della cultura della legalità. Ciò significa, prima di tutto, onorare gli impegni già assunti, garantendo in tempi rapidi la pubblicazione del bando e la continuità dei finanziamenti.