Gen Z - il mondo dei giovani - 09 novembre 2025, 09:30

Gen Z - Il mondo dei giovani - Mercatini e negozi dell’usato: quando il vintage diventa tendenza

Dalla caccia ai tesori nei mercatini ai video virali sui social, l’acquisto di seconda mano diventa un gesto di libertà e consapevolezza, tra moda, etica e nostalgia

Foto: Pexels

Ogni domenica 'La Voce di Genova', grazie alla rubrica ‘Gen Z - Il mondo dei giovani’, offre uno sguardo sul mondo dei ragazzi e delle ragazze di oggi. L'autrice è Martina Colladon, laureata in Scienze della Comunicazione, che cercherà, settimana dopo settimana, di raccontare le mode, le difficoltà, le speranze e i progetti di chi è nato a cavallo del nuovo millennio.

Negli ultimi anni i mercatini, i negozi dell’usato e quelli vintage sono diventati un vero e proprio fenomeno sociale, culturale e persino estetico. Se un tempo venivano frequentati solo da appassionati o da chi cercava occasioni economiche, oggi attirano persone di ogni età e provenienza, unite dalla curiosità e dal desiderio di scoprire qualcosa di unico. Prima di tutto, però, è bene fare una distinzione: i mercatini e i negozi dell’usato sono luoghi dove si può trovare di tutto, dai vestiti ai mobili, dai dischi ai libri, fino a oggetti d’arredo e accessori,  spesso a prezzi accessibili e con un continuo ricambio di articoli. 

Il vintage, invece, è un’altra storia: è ricerca, gusto, passione per un’epoca. Non è semplicemente “vecchio”, ma racconta uno stile, una storia, un’identità. Sui social, e in particolare su TikTok, questa tendenza ha trovato un potente alleato.

Gli utenti condividono i loro “profitti” dopo una giornata di caccia ai tesori nei mercatini o nei negozi dell’usato, realizzando video chiamati haul: vere e proprie vetrine digitali dove mostrare ciò che si è trovato, raccontarne il prezzo e spiegare perché valeva la pena acquistarlo. Questi contenuti, spesso girati in modo spontaneo e ironico, hanno alimentato la curiosità e reso il second hand un’esperienza condivisa, quasi una sfida collettiva alla monotonia del consumo di massa.

Dai commenti sotto i video, nasce un effetto domino: molti, vedendo capi unici o oggetti particolari a prezzi bassissimi, decidono di esplorare i mercatini della propria città o del quartiere. C’è chi parte con un’idea precisa e chi invece si lascia semplicemente guidare dal caso, dalla magia dell’imprevisto. Perché il bello dei mercatini è anche questo: non sapere cosa troverai, ma sapere che, in un modo o nell’altro, troverai qualcosa che ti somiglia.

Con un po’ di fortuna, si riescono a scovare anche pezzi di marca o accessori vintage di valore a pochi euro. Ma per tanti non è solo una questione economica: comprare usato è diventato un gesto di consapevolezza, una piccola forma di resistenza al fast fashion e ai ritmi esasperati della produzione industriale. È un modo concreto per dire “basta” agli sprechi, per ridare vita a ciò che esiste già e per costruire un rapporto più sostenibile con gli oggetti che ci circondano.

Il vintage, invece, segue un percorso più personale e profondo. È una questione di gusto, di identità e di emozione. Chi lo ama non cerca solo un capo, ma una sensazione: un abito anni ’70 con il taglio perfetto, una giacca di pelle consumata al punto giusto, un vinile che racchiude un suono d’altri tempi. Ogni pezzo ha una sua anima, un passato che continua a parlare. In un mondo dove tutto è immediato ereplicabile, il vintage offre lentezza, autenticità e narrazione: è la bellezza del tempo che passa, ma che continua a vivere attraverso chi lo sceglie.

Oggi, questa attenzione al riuso e al recupero non è più vista come un gesto “da vecchi” o come una scelta di necessità. Al contrario, è diventata una forma di espressione, un linguaggio con cui raccontarsi. I giovani non comprano più solo per possedere, ma per distinguersi, per sentirsi parte di una comunità che unisce estetica, etica e consapevolezza. Comprare usato significa anche scegliere di non omologarsi, di uscire dalle logiche della moda veloce e dell’acquisto compulsivo, per riscoprire il piacere della ricerca e del valore delle cose.

Martina Colladon