Ogni martedì uno spazio per raccontare l’impegno, le storie e i volti di chi, ogni giorno, si mette al servizio degli altri: con la nuova rubrica 'Buone Azioni', vogliamo dare voce alle associazioni, alle cooperative sociali, ai gruppi di volontari e a tutti coloro che costruiscono solidarietà sul territorio, spesso lontano dai riflettori ma con un impatto concreto nella vita delle persone. La rubrica sarà un viaggio settimanale nel cuore del Terzo Settore, per conoscere chi fa la differenza e capire come ciascuno può contribuire, anche con un piccolo gesto.
Ci convinciamo sempre più che tutto abbia un prezzo, ma talvolta è necessario ricordare che il dono più grande è spesso quello che non si può comprare, ma che nasce dalla voglia di condividere tempo, di accogliere senza giudicare l’altro, di fermarsi e tendere la mano. È questo il motore dei volontari che prestano servizio all’interno della Fondazione Auxilium, una realtà che da quasi un secolo rappresenta un punto fermo dell’accoglienza genovese. La sua storia comincia nel 1931 e, da allora, centinaia di persone hanno scelto di dedicare parte della propria vita a chi vive situazioni di fragilità, povertà o esclusione.
Con il tempo, i servizi della Fondazione sono cresciuti, si sono diversificati e hanno richiesto competenze sempre più specifiche. È così che nel 2009 è nata l’Associazione di Volontariato Auxilium, per dare forma e coordinamento a un impegno che nasce dal cuore, ma che ha bisogno anche di ascolto, formazione e guida. L’obiettivo è quello di rafforzare il senso di appartenenza dei volontari alla Fondazione e costruire una rete coesa di persone che, pur operando in contesti diversi, condividono la stessa missione di solidarietà e servizio.
“Il nostro pensiero è stato proprio quello di offrire alle persone, più che i servizi fondamentali come il cibo e il dormire, la possibilità di una relazione sana e gratuita”, racconta Rosanna Girani, presidente dell’associazione. “È fondamentale conservare le relazioni, perché ci connotiamo come esseri umani proprio per la capacità relazionale”.
Essere volontari di Auxilium significa imparare a entrare in punta di piedi nelle vite degli altri, con rispetto, delicatezza e attenzione. È un percorso di umanità, fatto di ascolto, presenza e condivisione, che si rinnova ogni giorno in tanti contesti diversi, ma con un’unica costante: l’incontro autentico con l’altro.
Ogni persona che si avvicina alla Fondazione porta con sé una storia unica, spesso segnata da fragilità o solitudine. Il compito del volontario non è “fare per”, ma “stare con”: accogliere, comprendere, ascoltare senza giudizio, offrendo tempo e disponibilità vera.
Oggi sono attivi circa duecento volontari, soprattutto pensionati, ma con qualche giovane studente che sempre più spesso si affaccia al mondo del volontariato per fare esperienze concrete. In ogni struttura, infatti, il volontario è prima di tutto un compagno di strada: qualcuno che ascolta, accompagna, condivide la quotidianità.
Varie strutture, da San Teodoro ad Albaro, ospitano le attività dell’associazione, che ha però la sua sede principale a San Fruttuoso, in via Bozzano, in quel che fu il Monastero dei Santi Giacomo e Filippo, acquistato da don Piero Tubino nel 1983.
All’interno del monastero si trovano due dormitori, per un totale di 38 posti. Il primo è un dormitorio “classico”, con permanenza limitata a un mese, dove ogni notte dorme anche un volontario, per condividere la vita e la veglia con gli ospiti. Il secondo è un dormitorio aperto 24 ore, dedicato a persone con progetti di reinserimento più lunghi - fino a sei mesi - e spesso affette da problemi di salute.
A completare questo piccolo universo di accoglienza c’è la mensa, che serve esclusivamente gli ospiti dei due dormitori: un luogo semplice e raccolto, dove un pasto caldo diventa occasione di incontro e dignità.
Le attività si dividono in quattro aree specifiche: oltre a chi presta servizio con le persone senza fissa dimora, c’è chi fornisce supporto linguistico e scolastico per rifugiati e richiedenti asilo e chi sta accanto alle mamme sole con bambini.
Tra i luoghi più significativi c’è poi Casa Nostra, una casa famiglia per persone HIV positive: non solo un centro di assistenza sanitaria, ma una vera casa, dove chi entra trova accoglienza, dignità e normalità. “Quando si entra lì - racconta Maria Stella Gorrini, volontaria e membro del Consiglio - si entra a casa loro. I volontari non indossano camici, ma portano calore: condividono un caffè, una chiacchierata, una passeggiata”. Gli ospiti, spesso segnalati dalle ASL, sono persone che hanno alle spalle vite difficili, rotte familiari, solitudini lunghe.
Questa struttura, la prima in Liguria dedicata a persone con HIV, nacque nel 1994 grazie a don Piero Tubino, che raccolse il grido di chi allora non sapeva dove accogliere i malati, quando la paura e lo stigma lasciavano molti a morire nei corridoi degli ospedali. Oggi Casa Nostra continua quella missione di umanità concreta, dove la cura più preziosa è la presenza.
Altra tappa di questo viaggio è La Casetta, il centro diurno pomeridiano per persone senza dimora. Nata nel 1991 dall’iniziativa di alcuni ospiti, è diventata nel tempo un simbolo di accoglienza semplice e autentica, “una porta sempre aperta sulla città”. Qui ci si può riposare, chiacchierare, giocare a carte, bere un caffè al bar analcolico o semplicemente stare in silenzio. “È anche un luogo in cui uno che non ha voglia di parlare con nessuno, può stare seduto al caldo e riposare”, raccontano le volontarie.
Quest’anno, però, la sfida è grande: La Casetta è affidata interamente al volontariato, perché mancano i fondi. Ma nonostante tutto, continua ad aprire ogni giorno, anche nei fine settimana, grazie a un gruppo di persone che crede nel valore della presenza. Oltre alla quotidianità, vengono organizzati momenti di animazione e cultura: feste di compleanno, karaoke, visite al Museo Diocesano. Sempre in piccoli gruppi, per preservare quella dimensione di intimità e fiducia che fa sentire ognuno “a casa”.
Un altro tassello fondamentale è Il Basilico, una convalescenza protetta nata all’interno dell’ospedale San Martino in collaborazione con la cooperativa Melograno e i volontari di Auxilium. Qui trovano accoglienza le persone senza dimora che, una volta dimesse dall’ospedale, rischierebbero di tornare subito in strada. “Il Basilico serve proprio a questo -spiega la presidente -: a evitare che chi ha appena finito un ricovero finisca di nuovo al pronto soccorso dopo pochi giorni”.
Il servizio funziona con costi minimi: i medici sono volontari e i pasti provengono dalle eccedenze della ristorazione ospedaliera. Ma il suo valore umano è incalcolabile, perché permette a chi non ha nulla di poter guarire in un luogo che non giudica.
Alla base di tutto, c’è il pensiero che tiene in piedi l’intera associazione: non basta aiutare, bisogna entrare in relazione. Il volontariato di Auxilium non si misura in ore donate o pasti serviti, ma nella capacità di creare legami autentici. ”Il nostro compito - spiegano - è offrire una relazione sana, caratterizzata dalla gratuità. È questo che contrasta davvero l’isolamento”.
Essere volontari, però, significa anche imparare la prudenza. La generosità non basta se non è accompagnata da attenzione, perché chi ha sofferto troppo non può permettersi altre delusioni. “A volte i volontari, mossi da entusiasmo, possono peccare di ingenuità. E un errore, anche piccolo, può riaprire ferite profonde. Per questo è fondamentale la collaborazione con gli operatori: i primi si occupano della relazione, i secondi delle decisioni più delicate. È un equilibrio prezioso, che rende il servizio efficace e rispettoso".
Auxilium non è solo un insieme di strutture o progetti, ma una comunità viva che resiste al tempo grazie a chi sceglie di esserci, anche solo per un’ora, anche solo per qualcuno. E forse è proprio questo il segreto della loro forza: la consapevolezza che ogni incontro, per quanto piccolo, lascia un segno.