Nel pieno della nuova fase di incertezza sul futuro di Acciaierie d’Italia, arriva la presa di posizione del arcivescovo di Genova e del vescovo di Tortona, Marco Tasca e Guido Marini. In una nota congiunta diffusa il 20 novembre, i due prelati esprimono “sorpresa” e “preoccupazione” per l’ipotesi, ventilata dal Governo ai sindacati il 18 novembre, di fermare la produzione nei siti del Nord.
Una prospettiva, spiegano, che “pregiudica il futuro e non sembra avere una logica industriale”, soprattutto alla luce delle parole pronunciate pochi giorni fa da Papa Leone XIV durante l’udienza del Giubileo del mondo del lavoro. Il Pontefice aveva ricordato che “il lavoro deve essere una fonte di speranza e di vita”, auspicando un impegno condiviso di istituzioni e società civile per creare occupazione stabile e dignitosa, capace di dare ai giovani prospettive concrete.
Tasca e Marini tornano poi a ribadire quanto già affermato nel comunicato del 7 luglio 2025: nei siti di Genova e Novi Ligure “non sussistono motivazioni per un depotenziamento” e gli impianti “rimangono concorrenziali”, con produzioni di qualità che “hanno mercato”. Proprio per questo, dicono, prolungare l’incertezza avrebbe effetti diretti su “migliaia di famiglie” e rischierebbe di causare gravi conseguenze economiche, oltre a compromettere l’immagine e le possibilità di vendita dell’azienda.
Da qui l’appello finale: serve un “ripensamento” e soprattutto l’inserimento di ogni scelta futura all’interno di un “piano industriale nazionale credibile”, capace di dare una direzione chiara e di salvaguardare un comparto strategico per il Paese.