Attualità - 20 novembre 2025, 08:00

Ex Ilva, la tensione alle stelle: "Il piano è morto, ora se ne occupi Meloni"

Lo scontro è ormai aperto e corre su un doppio binario: da un lato la protesta sempre più incisiva, dall'altro la distanza politica e industriale con l'esecutivo, che resta ferma sul piano presentato a Palazzo Chigi e respinto compatto dalle sigle metalmeccaniche

La scintilla è scattata a Genova, ma la fiammata corre lungo tutta la dorsale dell'ex Ilva. Tende montate davanti ai cancelli, operai determinati che hanno passato la notte in fabbrica e un messaggio che rimbalza fino a Roma: "Il piano è morto". È così che la vertenza entra in una fase nuova, segnata da occupazioni, assemblee straordinarie e un livello di tensione che non si vedeva da anni. I sindacati non contestano più soltanto il progetto del governo: ora chiedono che sia direttamente Giorgia Meloni a intervenire, convinti che senza una svolta immediata "dal primo marzo saranno chiusi tutti gli stabilimenti".

A Genova i lavoratori hanno trasformato via Cornigliano in un presidio permanente, a Novi Ligure sciopero e corteo, mentre a Taranto Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno convocato per questa mattina alle 7 un'assemblea unitaria alla portineria imprese per fare il punto e decidere le prossime mosse.

Lo scontro è ormai aperto e corre su un doppio binario: da un lato la protesta sempre più incisiva, dall'altro la distanza politica e industriale con l'esecutivo, che resta ferma sul piano presentato a Palazzo Chigi e respinto compatto dalle sigle metalmeccaniche.

Non sono bastate le rassicurazioni del ministro delle Imprese Adolfo Urso e dei commissari di Acciaierie d'Italia sul fronte della cassa integrazione. Durante il vertice è stato ribadito che non ci sarà alcun incremento oltre le 4.450 unità già previste. Per altri 1.550 lavoratori scatterà invece un percorso di formazione, equiparato "a tutti gli effetti alla presenza in servizio, inclusa la maturazione di tutti gli istituti contrattuali, ferie comprese", della durata minima di 60 giorni.

Una misura che, secondo i sindacati, non affronta il nodo centrale: l'assenza di un vero piano industriale e di una prospettiva vera. Il giudizio dei segretari è durissimo. "Il piano presentato per l'ex Ilva - afferma il leader Uilm Rocco Palombella - è un piano morto. Dal primo marzo così saranno chiusi tutti gli stabilimenti, nessuno escluso". Per il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, "il ministro Urso sta portando al fallimento il percorso di decarbonizzazione. Vorrei dire alla presidente Giorgia Meloni che siamo al tavolo per negoziare il processo di decarbonizzazione che garantisca il futuro della siderurgia. Chiediamo che si riapra il confronto". Il numero uno della Fim, Ferdinando Uliano, lancia un ulteriore allarme: "Non c'è un imprenditore privato oggi che possa fare un'offerta per l'ex Gruppo Ilva. Se il governo dice che è un asset strategico, deve farsi carico di un progetto di rilancio dove lo Stato abbia una parte importante".

Un riferimento chiaro al ruolo pubblico, che i sindacati considerano imprescindibile per uscire dall'impasse. Il ministro Urso, da Palazzo Piacentini, respinge l'accusa di voler dismettere gli impianti: "Da parte del governo non c'è nessuna chiusura. Il confronto continua". Sul tavolo restano poi i possibili acquirenti: Bedrocks Industries, che il ministro incontrerà nuovamente, Flacks Group atteso a Taranto per un sopralluogo, un player straniero non ancora identificato e un quarto soggetto extraeuropeo.

Tutti nomi avvolti dalla riservatezza, mentre circolano voci su altri interessi, da Arvedi a fondi del Golfo. Per i sindacati, però, la prospettiva è tutt'altro che chiara: "Non si presenterà alcun acquirente", sostengono, chiedendo un immediato rifinanziamento per garantire la continuità operativa e una regia pubblica in grado di coinvolgere gruppi italiani e grandi aziende utilizzatrici di acciaio. Le proteste raccontano più di ogni altro documento la temperatura sociale del momento, mentre Genova resta in presidio permanente e Taranto prepara la sua mobilitazione all'alba.