Un tavolo che diventa campo di battaglia. Un esercito di orsetti gommosi che fronteggia i enormi dinosauri. Una guerra che non è una cronaca ma rispecchia la propria coscienza.
“La Grande Guerra degli Orsetti Gommosi”, lo spettacolo scritto e diretto da Angelo Trofa per la compagnia Batisfera, arriva a Genova per la prima regionale per ‘Testimonianze ricerca azione’, la rassegna del Teatro Akropolis giunta quest’anno alla sedicesima edizione.
Scritto e diretto da Angelo Trofa per la compagnia Batisfera (di cui è fondatore assieme a Valentina Fadda) ‘La grande guerra degli orsetti gommosi’ mescola ironia e tragedia, portando frange ludiche in un terreno distrutto dalla crudezza del conflitto che coinvolge l’etica.
Un lavoro nato nel 2019, rimasto sospeso durante gli anni della pandemia e poi tornato in scena con una forza rinnovata, capace di conquistare un pubblico internazionale. Da New York a Edimburgo, dove ha collezionato due prestigiosi riconoscimenti (EFFTA Awards 2025 e IC Award – Audience Award) lo spettacolo ha superato le centocinquanta repliche, mantenendo intatta la sua natura fragile, intima e radicale.
Trofa racconta: “Lo spettacolo ha debuttato ufficialmente nel 2019, poi con il Covid è rimasto silente. Abbiamo ripreso nel 2022 e, passo dopo passo, si è aperta una strada internazionale: prima New York, poi Edimburgo per due anni. Vedere come uno spettacolo così particolare venisse accolto da pubblici di culture diversissime è stato potentissimo per noi”.
Al centro della scena, un tavolo trasformato in campo di battaglia. Gli orsetti gommosi, icona universale dell’infanzia, diventano protagonisti di un conflitto epico contro enormi dinosauri. Ma dietro il gioco di apparenze si cela un interrogativo profondo sul senso della guerra, della scelta e dell’autodistruzione. “Da tempo volevamo realizzare una tragedia, ma non in modo diretto. Avevamo bisogno di un eroe improbabile, in cui si potesse credere solo in parte. E le caramelle ci sono sembrate perfette, perché richiamano il mondo infantile che rimane negli adulti. Ognuno, prima di mangiarne una, le dà uno sguardo, gli attribuisce un pensiero, poi lo ingoia”.
Il risultato è una narrazione sospesa tra comicità e tragedia, poesia e crudezza, dove la guerra non viene rappresentata come cronaca, ma trasfigurata in mito.
“Il mio riferimento era l’Iliade. Alcuni passaggi sono stati modificati per non richiamare direttamente le guerre attuali: non volevo che lo spettacolo venisse letto come cronaca. La portiamo altrove, in un mondo immaginario, dove resta però tutta la terribilità del conflitto”.
La presenza dello spettacolo all’interno della programmazione del Teatro Akropolis assume un valore ulteriore in un momento di grande fragilità per il settore. I recenti tagli al Fondo Unico dello Spettacolo hanno colpito duramente numerose realtà lodevoli, ma Akropolis ha scelto di proseguire il proprio lavoro, confermando la sua vocazione alla ricerca.
“Siamo orgogliosi di essere stati invitati. Stimo moltissimo Akropolis per aver deciso di portare avanti il programma indipendentemente da quello che succede. Spesso veniamo additati come opportunisti, ma in realtà siamo animati da uno spirito di costruzione culturale che va oltre i fondi pubblici, pur rivendicando i nostri diritti. Trovo disarmante vedere la cultura svilita da dinamiche politiche che nulla hanno a che fare con il nostro sentire”.
Uno degli elementi più affascinanti dello spettacolo è la sua fruizione limitatissima: solo venticinque persone per replica. Una scelta non estetica, ma poetica e percettiva.
“Mi sono sempre rifiutato di usare telecamere. Gli orsetti sono i veri protagonisti, usiamo anche dieci chili di caramelle. Devono poter essere visti, messi a fuoco, immaginati come protagonisti veri. Oltre i sette metri non si vedono più. Tutto è piccolo: il palcoscenico, il tavolo, i protagonisti. Anche il pubblico”.
Una vicinanza che invita chi osserva a diventare parte dello spettacolo. Una sorta di movimento Barocco che include lo sguardo dentro l’opera d’arte stessa.
Alla domanda su cosa vorrebbe lasciare al pubblico, Trofa risponde con disarmante lucidità: “Parliamo di un conflitto insanabile tra due mondi che non trovano soluzione. Gli orsetti scelgono di scomparire per fedeltà ai loro ideali, un gesto poetico che però porta all’annichilimento. Vorrei che rimanesse una riflessione sulle proprie scelte, su ciò che per ognuno è non negoziabile. Non diamo risposte. Chiediamo al pubblico di immaginare il perché della guerra. E in questo immaginare, ognuno troverà la sua verità”.
Fondata nel 2008 a Cagliari da Angelo Trofa e Valentina Fadda, Batisfera costruisce da anni un teatro che oscilla tra tragedia e ironia, angoscia e leggerezza, senza mai smussare le asperità del reale divenendo un punto cardine nel panorama contemporaneo.
Lo spettacolo ‘La guerra degli Orsetti Gommosi’ andrà in scena domenica 23 novembre con tre repliche alle 10,30, alle 16 e alle 17 a Villa Durazzo Bombrini. Per informazioni https://www.teatroakropolis.com/evento/tra2025-batisfera/