Attualità - 01 dicembre 2025, 10:19

Ex Ilva, tensione alle stelle. Lavoratori in piazza contro il "Piano corto" di disarmo industriale

“Questa non è la battaglia di Genova: è la battaglia del Paese, dell'industria, della siderurgia”

La mobilitazione dei lavoratori dell’Ex Ilva sta paralizzando l'area di Cornigliano, con cortei e blocchi che interessano via Acri, strada Guido Rossa e piazza Savio. La protesta fa seguito all'esito giudicato "inaccettabile" del vertice al Ministero del Made in Italy di venerdì, dove è stato tracciato uno scenario tutt'altro che rassicurante per il futuro dello stabilimento genovese. Le organizzazioni sindacali, unite, preannunciano nuove iniziative se non arriveranno garanzie chiare, ribadendo che il cosiddetto "piano corto" equivale alla chiusura del Nord siderurgico.

Nicola Appice, Rsu Fm Cisl, ha riassunto il contenuto dell’incontro: "Il ministro Urso ha esordito dicendo che non si sarebbero fermati i siti del Nord, che avevamo frainteso. Dopo questa breve introduzione. ha preso la parola il commissario 40, entrando maggiormente nel dettaglio, e lì si sono aperti gli scenari reali. Ci è stato detto che il ciclo corto, a Genova, non fermerà completamente lo stabilimento: si fermerà però il ciclo zincato. Significa che la banda zincata – che rappresenta due terzi della produzione di Genova – verrà stoppata. Il piano corto non è stato ritirato: ci stanno dando un contentino per traghettarci qualche mese, ma a noi questo non va bene." Appice ha definito "una grandissima sciocchezza" la motivazione della manutenzione, spiegando che non ci sono nemmeno i pezzi di ricambio, e ha chiesto l'arrivo dei rotoli, non solo per la banda stagnata ma anche per quella zincata, perché "non si può fermare uno stabilimento che produce: è un’assurdità."

Fabio Ceraudo, presidente del Municipio Medio Ponente, ha rincarato la dose definendo il piano come uno di "dismissione dell’acciaio e della siderurgia italiana" e ribadendo che "l’obiettivo era e resta quello: far sì che Genova e Novi non ricevano più materiale, spegnendole lentamente attraverso la cassa integrazione." Ha criticato l'assenza di un vero piano industriale, evidenziando che l'interesse di fondi privati è unicamente "risanare i conti per poi vendere il gruppo, speculare, disfarsene." La soluzione per i sindacati è chiara: "L’unica responsabilità che deve prendersi è la nazionalizzazione. Questa non è la battaglia di Genova: è la battaglia del Paese, dell'industria, della siderurgia. Noi abbiamo bisogno di garanzie dallo Stato: garanzie sul processo di decarbonizzazione, sullo sviluppo economico, sul futuro."

Armando Palombo (Fiom) ha espresso con forza l'indignazione per le proposte ministeriali, definendo il ciclo corto "la morte degli stabilimenti del Nord. La morte." Riguardo al mantenimento delle persone in organico per fare formazione, ha commentato: "Quattro mesi senza far nulla sono un problema enorme per persone di cinquant’anni, che lavorano, che hanno famiglie, mutu Questi si devono vergognare di quello che ci hanno proposto." Ha evidenziato che, togliendo lo zincato, la produzione dello stabilimento scenderebbe dal 27% della capacità a circa il 10%. Nonostante i commissari abbiano riconosciuto la fattibilità delle proposte sindacali (comprare bramme, rotoli neri), "non ci sono soldi. E i soldi devono trovarli loro, che stanno al governo." La richiesta minima e pratica è che "quelle 200.000 tonnellate – i rotoli da azzincare – tornino a Genova. Noi faremo di tutto. Devono venire a sfollarci con le forze dell’ordine, se vogliono fermarci."

Un altro rappresentante sindacale ha infine concluso l'analisi, confermando che l'incontro è stato "inutile" e sottolineando il rischio che la zincatura passi da Genova a Novi. "Dobbiamo guardare in faccia la realtà: il ministro, in questi quindici mesi, non è riuscito a vendere questa azienda né a trovare un soggetto in grado di rilanciarla. Di conseguenza bisogna passare allo stato successivo: serve un incontro a Palazzo Chigi, serve che direttamente la nostra premier affronti la questione dell’Ilva. nei prossimi mesi c’è davvero il rischio della chiusura della siderurgia in Italia, e questo non possiamo permettercelo".

UIL LIGURIA e UILM GENOVA: SUBITO UN INCONTRO CON I PARLAMENTARI LIGURI INSIEME A COMUNE  E REGIONE

"Il piano ministeriale del ciclo corto è uno smacco intollerabile per Genova e per il lavoro - commenta Riccardo Serri segretario generale della UIL Liguria - chiediamo un incontro immediato con i parlamentari liguri, con Comune di Genova e Regione Liguria per avviare un dialogo costruttivo e per ribadire che non possiamo accettare decisioni imposte dall'alto sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie".

"Anziché rilanciare il settore in un momento di bisogno, il governo punta a ridurre produzione e lavoratori - commenta Luigi Pinasco, segretario generale della Uilm Genova - Continuare ad ignorare la sofferenza di centinaia di lavoratori e di una città che sta inesorabilmente assistendo a un'agonia senza fine è semplicemente inaccettabile".

ANSALDO ENERGIA, RSU FIM E FIOM: "NON PORTERETE VIA DA GENOVA IL NOSTRO LAVORO"

"Questa mattina, così come avvenuto venerdì scorso, il secondo camion mandato dalla Direzione Aziendale per portare in Texas il lavoro (barre statoriche) che possiamo e vogliamo fare a Genova, ha trovato gli operai e gli impiegati di Ansaldo Energia, nuovamente in sciopero. Questa nostra reazione ha fatto ripartire il camion vuoto e le barre sono ancora nel nostro stabilimento. Reagiremo, in questo modo di fronte ad ogni esternalizzazione e decentramento". 

 


 

F. Antonopulo, C. Orsetti