È ripartita questa mattina dalla portineria, dove si è tenuta un’assemblea, la mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva. Una protesta che, denunciano le Rsu, si fa ogni giorno più urgente: “La situazione è gravissima, nulla si è mosso nonostante la giornata di sciopero di ieri e il presidio che ha bloccato tutto, come già la settimana scorsa”, spiegano.
Il corteo sta raggiungendo piazza Massena, dove avverrà il ricongiungimento con i lavoratori dell’Ansaldo, che ieri hanno occupato l’azienda. A seguire si uniranno anche i dipendenti di Fincantieri, che hanno proclamato uno sciopero last minute di quattro ore a partire dalle 10.
Tutti insieme si muoveranno poi in direzione della stazione, con un presidio in piazza Savio, per proseguire fino all’aeroporto di Genova, dove è prevista un’ulteriore iniziativa di protesta.
"Abbiamo ricevuto la solidarietà delle istituzioni locali, che ringraziamo, ma non basta. Non basta perché la situazione è grave, è ferma, e l’unica prospettiva che ci viene data è il nulla: la chiusura dei siti del Nord" afferma Nicola Appice, Rsu Fim Cisl. "Siamo particolarmente preoccupati perché, dopo le dichiarazioni del ministro Urso sull’intenzione di procedere con il ciclo corto, continuiamo – come fanno anche a Taranto – a chiedere che questo piano venga ritirato. Perché così com’è sta portando alla chiusura definitiva degli stabilimenti del Nord.
Oggi siamo qui insieme ai colleghi dell’Ansaldo e della Fincantieri, che hanno deciso di mobilitarsi in solidarietà. Abbiamo bisogno del sostegno di tutti i lavoratori di Genova: la vertenza Ilva non riguarda soltanto i dipendenti diretti e dell’indotto, ma l’intero tessuto industriale della città e del Paese. È fondamentale che i lavoratori delle altre aziende siano al nostro fianco. Oggi faremo una passeggiata con loro per Cornigliano e valuteremo se proseguire oltre.
Per noi la priorità resta sempre la stessa: devono arrivare i rotoli da lavorare. Venerdì al Mimit ci è stato dato un contentino: il ministro Urso ha dichiarato che le aziende non fermeranno perché arriveranno rotoli da Taranto per la banda stagnata. Bene, ma parliamo del ciclo latta, che rappresenta solo un terzo della produzione di Genova. Anche ai minimi storici, il sito potrebbe lavorare 300mila tonnellate, di cui solo 100mila di latta. Significa che stiamo rinunciando a 200mila tonnellate di banda zincata, che verranno fatte a Novi. Un altro contentino, dato a Novi per evitare lo stop. Sappiamo che Racconigi è già ferma, e la prospettiva è che presto possano fermarsi anche Genova e Novi.
Noi crediamo che ci sia ancora tempo per far cambiare idea al governo. Serve rimanere compatti. Oggi siamo alla seconda giornata di sciopero, ma non è affatto detto che ci fermeremo qui se non arriveranno risposte. Chiediamo una convocazione anche a Palazzo Chigi, perché è assurdo e scandaloso che il presidente del Consiglio non abbia ancora detto una parola sulla vertenza Ilva. È scandaloso.
Abbiamo la sindaca, il presidente della Regione, le istituzioni ai presidi, ma non abbiamo ancora visto un solo atto concreto che possa farci fermare. Perciò continueremo oggi e nei prossimi giorni, se sarà necessario".
L'ARRIVO ALL'AEROPORTO
Il corteo dei lavoratori che ha visto insieme i dipendenti di Ex Ilva, Fincantieri e Ansaldo, ha raggiunto l'aeroporto.
Qui ha preso la parola Armando Palombo, segretario Fiom Cgil: "La vertenza dei lavoratori Ilva è supportata dai lavoratori dell'Ansaldo a cui l'amministratore delegato voleva portare via il lavoro, oggi insieme a Fincantieri. L'aeroporto è bloccato per dare un messaggio alla nazione: che l'industria a Genova non si tocca. Il messaggio è anche per i commissari. Il lavoro di Ilva a Genova non può fermarsi così come non può farlo a Taranto. Rimaniamo qua e non ci smobilitiamo. Stiamo facendo una grande iniziativa, dobbiamo continuarla con disciplina e organizzazione. Siamo qua con la pala meccanica, simbolo del lavoro e non delle chiacchiere del Governo".
Poi si è rivolto direttamente al ministro del Made In Italy: "Ministro Urso, ne abbiamo le scatole piene, il lavoro deve arrivare a Genova e idem Ansaldo che non deve andare fuori Genova. La nostra battaglia è comune. Riprenderemo il lavoro con tutte le nostre forze e difenderemo l'industria. Rimaniamo qui oggi, aspettiamo informazioni da chi ci governa. Meno chiacchiere e più lavoro".
SINDACA SALIS: "STIAMO ASPETTANDO RISPOSTE, NON ARRETRERÒ DI UN PASSO"
Anche la sindaca di Genova Silvia Salis è intervenuta nuovamente su quanto sta accadendo. Rispondendo ai cronisti a margine di una conferenza stampa a Palazzo Tursi, la prima cittadina di Genova ha ribadito la posizione dell'Amministrazione: "Fa bene il mondo industriale di Genova mobilitarsi perché il problema dei lavoratori Ex Ilva è un problema che riguarda tutta la città, riguarda l'amministrazione, riguarda il futuro di Genova e riguarda una tendenza alla deindustrializzazione, quindi allo spostamento della capacità produttiva da questo paese, da questa città, in questo caso in altre aree del pianeta diciamo. Questo ovviamente non solo ci preoccupa ma ci rende un paese una città più deboli e quindi non lo possiamo permettere".
Salis ha proseguito: "Con tutto il rispetto istituzionale che dobbiamo al Ministro, al Governo, non arretrerò di un passo su questo perché stiamo aspettando delle risposte, ma delle risposte che noi speriamo vengano dagli investitori privati, ce le auguriamo e saremo felici se questa sarà la risposta che arriverà. Vogliamo sapere, in caso non arrivasse quella risposta, qual è l'impegno del Governo. Questa è la domanda".
"Cosa vogliono fare per il sito di Genova - ha continuato la sindaca -, in che modo vogliono renderlo produttivo o sarebbe meglio anche dirci in che modo vogliono renderlo più produttivo perché la banda stagnata, la produzione diciamo che dà latta, è qualcosa che è unico ed è richiestissimo per cui sarebbe un peccato mortale non continuare ad aumentarlo. La siderurgia è un asset del paese, i lavoratori auspicano anche in un intervento della stessa Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è quello che auspica anche il Comune. Io auspico un intervento del Governo, in qualsiasi forma esso arrivi, soprattutto auspico che ci sia una politica industriale di lungo respiro che ci dia la prospettiva di cosa saranno quelle aree nel tempo e sono d'accordo sul fatto che le aree che non saranno interessate alla produzione industriale dell'acciaio debbano essere destinate ad altro tipo di sviluppo di industria sostenibile, però serve un piano, servono delle risposte.
A settembre ci hanno chiesto una risposta immediata perché sembrava che avessero un programma da mettere a terra il giorno dopo, noi speravamo che fosse così, così non è stato, ora la palla è buttata addirittura a febbraio e questa amministrazione sta al fianco dei lavoratori ma soprattutto sta al fianco dello sviluppo economico di questa città".
LA NOTA DI RS AEN/GREEN TECH SU ANSALDO ENERGIA
"Le RSU AEN/Green Tech prende le distanze e stigmatizza l'occupazione di Ansaldo Energia da parte di FIM e FIOM, NON partecipando di conseguenza a tutte le azioni di protesta che si stanno sviluppando in queste ore.
In un momento in cui l'Azienda ci ha presentato un Piano Industriale di ampio respiro, che prevede lavoro sino al 2030, non comprendiamo queste posizioni estreme che vanno a danneggiare Azienda e lavoratori.
Anziché organizzare queste lotte sterili e dannose, i delegati FIOM e FIM avrebbero fatto bene a rimanere al tavolo ad ascoltare l'esposizione del Piano Industriale, anziché alzarsi e andare via. Forse non piaceva loro registrare i dati positivi emersi dall'Azienda?
L'occupazione di una realtà industriale é l'ultima risposta che il sindacato può dare in contesti estremi in cui é a rischio la sopravvivenza dell'Azienda, proprio il contrario dell'attuale contesto in cui versa Ansaldo Energia.
A fronte dell'occupazione aziendale informiamo tutti i lavoratori che la Segreteria UILM la settimana scorsa ha inviato una mail di richiesta alle Segreterie FIOM e FIM, dove propone di inoltrare una richiesta unitaria a Confindustria sulla base dell'ex Art. 9, per richiedere che venga esposto il piano industriale su un tavolo "istituzionale" e sgombrare dal campo eventuali preoccupazioni sul futuro aziendale.
Come mai la risposta delle Segreterie FIOM e FIM deve ancora arrivare oggi?
Invitiamo i lavoratori a riflettere e prendere le distanze da una situazione che non può che riflettersi negativamente sull'assetto produttivo e occupazionale.
La UILM informerà i lavoratori ed evidenzierà la posizione di cui sopra, e adotterà tutti gli strumenti necessari utili a non danneggiare Azienda e lavoratori".
BARIGIONE (FEDERMANAGER LIGURIA): “SERVE UN PIANO INDUSTRIALE PER IL NORD. MERCATI CI SONO, NECESSARIO SVILUPPARE A GENOVA E NOVI LINEE DI APPROVVIGIONAMENTO ALTERNATIVE A TARANTO”
"Accogliamo positivamente lo sforzo del Governo e dei Commissari nel ridistribuire i volumi produttivi per tutelare gli stabilimenti del Nord nel transitorio. È un segnale importante ma conferma anche il limite strutturale del modello attuale che abbiamo già evidenziato con chiarezza nella riunione di venerdì scorso al Mimit: una filiera 'Tarantocentrica' che condiziona la vita di siti che invece dispongono di mercati propri, solidi e ad alto valore aggiunto". Lo afferma il presidente di Federmanager Liguria Luca Barigione.
"Il Piano industriale trasmesso dal Mimit lo dice in modo chiaro: l’Area Nord è in grado di produrre a regime circa 2 milioni di tonnellate/anno e serve mercati strategici come il packaging alimentare, l’automotive, il settore degli elettrodomestici e le costruzioni - prosegue Barigione - Basti pensare che il solo segmento zincato tra Genova e Novi vale oltre 1 milione di tonnellate/anno, mentre la banda stagnata e cromata di Cornigliano copre una quota essenziale del mercato del packaging agro-alimentare italiano. Sono filiere che, oggi, hanno una domanda superiore alla capacità produttiva degli stabilimenti del Nord. È da qui che occorre ripartire: dall’utilizzo reale degli impianti, dal mix produttivo, dal ruolo che Genova, Novi, Racconigi e Marghera hanno nelle catene del valore nazionali ed europee. Non si tratta di 'salvare' il Nord, ma di svilupparlo con investimenti dedicati e, se sostenibile, con linee di approvvigionamento alternative che garantiscano continuità produttiva nei periodi di criticità di Taranto. Allo stesso tempo, il valore delle competenze accumulate a Cornigliano e Novi è un patrimonio industriale unico. Perdere queste competenze significa smontare silenziosamente un pezzo di sovranità industriale del Paese".
«Chiediamo quindi che il tavolo dedicato al Nord diventi una sede stabile e tecnica, con dati condivisi su volumi, investimenti e filiere, e che all’Area Nord venga riconosciuta la dignità di un vero piano industriale, misurabile e verificabile nel tempo. Federmanager Liguria conferma come sempre la propria massima collaborazione, con spirito costruttivo e responsabilità", conclude Barigione.
LA NOTA DEL CONSIGLIERE REGIONALE GIANNI PASTORINO
“Quello che stiamo vivendo in queste ore a Genova non è un episodio isolato ma il segno di una frattura profonda: da una parte una città che vuole continuare a produrre, a innovare, a lavorare; dall’altra un governo che non offre una direzione, non costruisce una strategia industriale e lascia che le aziende scelgano la strada più comoda, anche quando significa indebolire il Paese”.
“Genova non è un magazzino da svuotare. È una città industriale che resiste. Le due vertenze, apparentemente diverse, parlano in realtà la stessa lingua: a Cornigliano i lavoratori dell’ex Ilva difendono la continuità produttiva da anni di piani provvisori, annunci irrealizzati e compratori fantasma. All’Ansaldo gli operai hanno bloccato i camion che tentavano di trasferire in Texas la produzione di barre statoriche, cioè un pezzo essenziale delle competenze genovesi. In entrambi i casi la città sta dicendo la stessa cosa: Genova non vuole essere smontata un pezzo alla volta.
Serve una linea industriale, non un atteggiamento remissivo. Il ministro Urso - aggiunge Pastorino - continua a inseguire emergenze invece di indicare una traiettoria chiara. E la presidente Meloni, troppo attenta alle dinamiche con gli Stati Uniti e fin troppo remissiva verso le pressioni internazionali, sta dando l’impressione di lasciare che segmenti strategici dell’industria italiana vengano trasferiti altrove, senza neppure porsi il problema degli impatti sul Paese, sui territori e sui lavoratori.
Non vorremmo che tanta accondiscendenza verso Trump si traducesse in una cessione di fatto di competenze industriali vitali. È una domanda politica legittima, perché quando si vede che un’azienda strategica come Ansaldo prova a spostare produzioni chiave negli Stati Uniti, mentre il Governo resta in silenzio, questo sospetto diventa inevitabile.
In questi giorni Genova sta riscoprendo la forza della sua tradizione operaia. Gli stabilimenti non sono luoghi del passato: sono il punto da cui può ripartire una città che tiene insieme industria, tecnologia, tutela del territorio e salute. Ma per farlo servono investimenti veri, una regia pubblica e scelte coraggiose.
Se il governo crede davvero che l’acciaio, l’energia e la manifattura avanzata siano settori strategici per il Paese, allora deve dimostrarlo. E deve farlo ora. Ex Ilva e Ansaldo sono due vertenze che vanno affrontate con un unico principio: la difesa dell’occupazione e della capacità produttiva di Genova.
Se il governo non è in grado di garantire una strategia industriale, Genova continuerà a far sentire la propria voce. Perché questa città pretende un futuro all’altezza della sua storia”.