Tra le tante e preziose testimonianze di cultura che la Val Bisagno conserva ce n’è una che sta strenuamente resistendo e cheti trova a poca distanza da Forte Crocetta.
Si tratta di Torre Granara, o meglio quel che purtroppo ne resta, una struttura difensiva del XVI secolo che racconta, pietra dopo pietra, la lunga storia militare e urbana di Genova. Oggi ridotta a rudere e inghiottita dalla vegetazione, la torre è una testimonianza preziosa di un sistema difensivo che per secoli ha protetto la città dalle minacce esterne.
La Torre Granara venne edificata tra il 1550 e il 1560, in un periodo in cui la Repubblica di Genova, potenza economica e finanziaria di primo piano nel Mediterraneo, investiva ingenti risorse nella difesa del territorio. La struttura aveva una funzione ben precisa: servire come corpo di guardia e polveriera a supporto del vicino Forte Crocetta, presidio strategico per il controllo delle vie di accesso alla città lungo l’asse vallivo.
Il nome “Granara” conserva ancora oggi un alone di incertezza. Secondo una prima ipotesi deriverebbe da Domenico Granara fu Gerolamo, proprietario dei terreni su cui la torre venne costruita; secondo un’altra, sarebbe invece legato alla funzione di deposito del grano, risorsa fondamentale in tempo di guerra tanto quanto le munizioni. Due letture diverse che restituiscono comunque l’immagine di una struttura profondamente integrata nella vita economica e militare del territorio.
La torre si inseriva in un contesto viario antico e stratificato: crose medievali e percorsi collinari che ricalcavano antiche strade di origine romana, confermando come quest’area fosse da secoli un nodo strategico per i collegamenti e la difesa della città. Non un edificio isolato, dunque, ma parte di una rete complessa di fortificazioni, sentinelle e camminamenti.
Il momento più drammatico della sua storia arriva nel Novecento. Nel 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, la Torre Granara venne colpita dai bombardamenti alleati diretti al Forte Crocetta. I danni furono devastanti: la struttura fu in gran parte distrutta e da allora non è mai stata oggetto di un intervento di recupero. Da presidio militare a rudere, la torre diventa così una ferita aperta della memoria urbana, simbolo delle devastazioni belliche che hanno segnato Genova.
Oggi la Torre Granara è inaccessibile e completamente avvolta da rovi e vegetazione spontanea. Nonostante il suo stato di abbandono, il valore storico dell’edificio è stato riconosciuto: rientra infatti tra i beni trasferiti dall’Agenzia del Demanio al Comune di Genova, insieme ad altre importanti strutture fortificate come Forte Puin e lo stesso Forte Crocetta. Un passaggio che lascia intravedere, almeno potenzialmente, la possibilità di una futura tutela o valorizzazione.
Va inoltre chiarito un equivoco frequente: la Torre Granara della Val Bisagno non ha nulla a che vedere con la Torre Granaia di Novi Ligure, oggi nota come agriturismo. Si tratta di edifici diversi, in contesti storici e geografici completamente distinti.
La Torre Granara rimane così una sentinella dimenticata, nascosta agli sguardi ma ancora carica di significato. Raccontarne la storia non significa soltanto ricostruire il passato di una struttura militare, ma anche riflettere sul vasto patrimonio nascosto di Genova, un patrimonio che sopravvive ai margini, in attesa di essere riconosciuto, protetto e restituito alla memoria collettiva.