Attualità - 10 gennaio 2026, 11:25

Commemorazione dell'eccidio al Forte San Martino: "È un esercizio di memoria"

Qui il 14 gennaio del 1944 persero la vita per mano nazista otto concittadini genovesi. Orazione da parte del presidente di Anpi Genova, Massimo Bisca

Si è svolta questa mattina la cerimonia di commemorazione dell’eccidio al Forte San Martino, dove il 14 gennaio del 1944 persero la vita per mano nazista otto concittadini genovesi. Dopo la deposizione delle corone di alloro ai piedi della lapide in memoria dei martiri, in via Piero Gobetti, il corteo si è spostato a Forte San Martino.

La cerimonia è stata curata dal Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova e l’orazione commemorativa è stata tenuta da Massimo Bisca, presidente ANPI Genova. In rappresentanza del Comune di Genova l’assessore alla Mobilità sostenibile Emilio Robotti e il consigliere comunale Edoardo Marangoni.

«Oggi siamo qui a ricordare il coraggio di otto uomini che hanno pagato con la vita, da innocenti, la feroce rappresaglia degli occupanti nazi-fascisti – ha detto l’assessore Robotti - a ricordarli, ma a fare soprattutto esercizio di memoria. Per le istituzioni e per chi le rappresenta, la memoria deve essere impegno quotidiano a difesa della democrazia, dei diritti e della partecipazione. Esercitare la memoria di quello che è accaduto allora, non è un rito, né un esercizio sterile. È chiedersi se saremmo stati capaci di compiere quelle scelte, quei gesti, quei sacrifici, che hanno assicurato a noi oggi la libertà che abbiamo, sconfiggendo i nazifascisti. Perché compiere quegli atti, era e rimarrà sempre un dovere civile: i valori democratici e la pace si conquistano e si mantengono attraverso le nostre scelte individuali e collettive, sempre. Viva la Resistenza».

Era la mattina del 14 gennaio del 1944, infatti, quando il professore Dino Bellucci (32 anni), il tipografo Giovanni Bertora (31 anni), lo straccivendolo Giovanni Giacalone (53 anni) il tranviere Romeo Guglielmetti (34 anni), il giornalaio Amedeo Lattanzi (54 anni), il saldatore elettrico Luigi Marsano (27 anni), l’oste Guido Mirolli (53 anni) e l’operaio Giovanni Veronelli (57 anni) vennero condotti al Forte San Martino e fucilati da ufficiali nazisti e della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) per rappresaglia a un attentato compiuto la sera precedente da una squadra dei GAP - Gruppi di Azione Patriottica - contro due ufficiali tedeschi, uno dei quali perse la vita. 

Gli otto concittadini genovesi, estranei ai fatti perché già arrestati in precedenza con l’accusa di essere cospiratori, erano stati prelevati nottetempo dal carcere di Marassi e sottoposti a processo sommario dal tribunale militare. A opporsi alla loro fucilazione, invano, fu il tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes che, insieme al suo plotone composto da venti uomini, si rifiutò di eseguire la sentenza. Successivamente, Avezzano Comes riuscì a distruggere la nota di servizio con i nomi dei Carabinieri presenti con lui al Forte evitando loro ulteriori rappresaglie da parte delle SS e della GNR.