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Non pretende di guarire nessuno, non vuole accomodare ciò che si è spezzato e non cerca scorciatoie. nei, il nuovo album di Martina Vinci, è un invito a guardare senza paura tutto ciò che fa male e, insieme, tutto ciò che fa di ciascuno ciò che è.
Il disco, uscito il 28 novembre 2025 per RnVision Music Group, già dalla copertina non nasconde la sua intenzione e diventa un manifesto di vulnerabilità.
Titoli in minuscolo, estetica essenziale, parole che sembrano sussurrate più che cantate per dare vita a un percorso che a volte è specchio, altre è sguardo.
Il titolo chiarisce subito il cuore di questo progetto: esistono segni che nessuno di noi sceglie, difetti che, come la stessa cantautrice ha raccontato, ‘imparano a farsi forma’.
“Un pomeriggio - racconta Martina Vinci - ero a casa di Celeste, un artista e amico profondo. Stavamo cercando un’immagine visiva quando lui mi ha guardata e ha detto semplicemente: ‘Marti, nei!’. Nudi e crudi, senza costellazioni od orpelli inutili”. Il nome è rimasto, e da lì si è costruito tutto il resto.
L’album contiene nove canzoni che oscillano tra elettronica morbida, intimità acustica e improvvise aperture emotive.
Per Martina sono pagine di un diario esposte allo sguardo altrui: “Quando scrivo credo di essere più a nudo che mai, è il momento più onesto con me stessa, per ‘dirmi' anche le cose che difficilmente a voce riesco a tirare fuori. Quindi c’è tantissima vita dentro a questa manciata di canzoni: fallimenti, legami, lutti, famiglia, delusioni, consapevolezze, persone importanti o che lo sono state, cosa credevo fosse amore, le piccole cose essenziali che restano nel tempo. Queste canzoni per me hanno facce, ricordi, piazze, voli, chitarre suonate male e voce sussurrata su un letto in piena notte perché non potevano restare appese fra i pensieri, addii o abbracci mai espressi. Ma poi ho scoperto che le canzoni hanno anche gambe, per camminare lungo strade che non sono le mie e cambiare faccia, significato, luogo e tempo a seconda di chi le ascolta e questo credo non smetterà mai di commuovermi”.
Tra le tracce, pelle viva racconta l’esposizione totale, di quel sentire qualunque cosa, senza filtri o corazze. tsunami, con la collaborazione di Kuban, artista e producer, è l’onda lunga che travolge e riporta a galla.
Pur partito da un nucleo intimo, nei è diventato anche lavoro corale.
La produzione ha coinvolto Ginevra Nervi, Gianmarco Grande, Nati, Filippo Passamonti, Colombo, Simon Bayle e altri compagni di viaggio.
“Con Ginevra Nervi abbiamo sperimentato moltissimo con le campionature ritmiche ed esagerato ancora di più i chop vocali che avevo creato, l’elettronica è rifiorita in ‘cielo di Londra’ e ‘parole di troppo’ grazie a lei. Con Gianmarco Grande ci siamo divertiti a cercare il nostro punto d’incontro a metà fra le stranezze e il pop, fra l’emotività e la cassa dritta (5 minuti, tsunami), ce ne siamo fregati delle code fuori misura (‘corpo a corpo’, ‘nuda’), io l’ho convinto a mantenere alcune imperfezioni o sporcature della voce e lui è stato essenziale nel comprendere quando la semplicità fosse più funzionale. Nati in ‘io non sono io’ ha fatto un miracolo. Avevo quella canzone da parte da un paio di anni, in almeno, non scherzo, 4 o 5 versioni di produzione e velocità completamente diverse, ma nessuna mi convinceva. Così un giorno decido di risuonarla in forma essenziale, piano e voce, e provare a vedere insieme a lui dove ci avrebbe portati. L’ha fatta sbocciare. Con Colombo eravamo fuori da un concerto di James Blake in attesa iniziasse, in quel periodo stavo arrangiando “corpo a corpo”, mentre parlavamo mi sono illuminata e gli ho proposto di vederci per immaginare la parte di piano su quella traccia. Qualche giorno dopo ha suonato un piano da lacrime. Con Filippo Passamonti su ‘pelle viva’ è nata una collaborazione spontanea a chilometri di distanza, in cui ci rimandavamo a vicenda la produzione con parti nuove a partire dalle idee dell’altro, è stato super stimolante e arricchente”.
Intorno all’album nasce anche Qual è il tuo neo?, una serie di brevi interviste raccolte da Martina.
Artisti e volti diversi hanno risposto a tre domande semplicissime e spietate: qual è il tuo neo? ti ha mai sconfitto? ha mai brillato?
Quelle confessioni sono diventate segno, un’interludio fatto di respiri, esitazioni e parole reali. Una cometa che attraversa il disco.
Se c’è un desiderio che Martina spera arrivi agli ascoltatori, è questo: guardarsi con indulgenza.
“Tutti abbiamo i nostri nei, di cui magari non andiamo così fieri o ci metteremo una vita intera per accettarli, ma infondo andiamo bene così. Qualcosa in noi si trasforma, oppure ci cambia. Qualcosa migliora se lo accettiamo e proviamo ad essere un filo più indulgenti, come lo saremmo verso le cicatrici di qualcun altro. Qualcosa invece farà sempre male. Ma tutti questi nei, tutte queste cicatrici, ci somigliano e ci rendono noi. L’ha espresso in maniera disarmante proprio in questi giorni Rakele, cantautrice e anima luminosa, ‘le tue ferite ti fanno più te’”.
È ciò che l’artista chiama “una mappa del corpo”: nove punti in cui la vita si è fatta sentire.
Dopo la presentazione al Larsen di Genova, per l’artista il 2026 sarà un momento di incontro sul palco: “Ci rivedremo live a Genova, Milano e altre città”. Date e luoghi arriveranno strada facendo, come tutto ciò che in questo progetto è cresciuto per gradi.
Con nei Martina Vinci racconta un lavoro lungo, meticoloso, fatto di ascolto e attenzione, di solitudine e di coralità che apre tanti piccoli spiragli sulle vite di chi ascolta, offrendo quello sguardo che sa esaltare e riconoscere senza cercare altro da sè.