Cultura e spettacoli - 14 gennaio 2026, 10:29

14 gennaio 1926, nasce la Grande Genova

Diciannove comuni aggregati per dare alla Superba i confini che conosciamo ancora oggi. Da città indipendenti a metropoli industriale del Ventennio

Genova, 14 gennaio 1926. Un Regio Decreto-Legge n. 74, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta di Mussolini e del guardasigilli Aldo Oviglio, decreta l'annessione di 19 comuni limitrofi al capoluogo.

Nasce la "Grande Genova": da 335.000 abitanti a 580.000, superficie triplicata a 117 km² lungo 35 km di costa da Nervi a Voltri. Operativa dal 1° luglio 1926, la ‘Grande Genova’ fu il culmine della politica fascista di centralizzazione urbana per il "Triangolo Industriale" con Milano e Torino tracciando i contorni della città come la conosciamo ancora oggi.

Genova non è più la città dei caruggi ma si espande diventando la terza città dopo Roma e Milano.

Ossessionato dal concetto di ‘grandezza’, il fascismo trova in Genova il terreno perfetto per costruire il manifesto del suo potere. Cuore industriale e marittimo, è la porta del carbone per l’Italia intera ma tutto attorno è un mosaico di piccoli comuni. Il decreto mette insieme i comuni costieri e vallivi (Ponente-Levante, Val Polcevera e Val Bisagno) in un’unica entità comunale. È uno dei più vasti ampliamenti territoriali italiani di quel periodo ridisegnando scala urbana, servizi, fiscalità e governo locale.

L’istituzione è sancita dal Regio Decreto-Legge 14 gennaio 1926, n. 74, intitolato “Aggregazione al comune di Genova di 19 Comuni limitrofi”. Questo provvedimento entra in vigore nel febbraio 1926 (Normattiva riporta l’entrata in vigore al 06/02/1926) e mette nero su bianco l’aggregazione amministrativa.

Apparizione, Bavari, Bolzaneto (12.523 ab.), Borzoli (11.258), Cornigliano Ligure (23.898), Molassana (6.203), Nervi (8.769), Pegli, Pontedecimo, Prà, Quarto dei Mille, Quinto al Mare, Rivarolo, Sampierdarena (San Pier d’Arena, industrialissima), San Quirico, Sant'Ilario Ligure, Sestri Ponente, Struppa, Voltri.

245.000 abitanti si aggiungono ai 335mila, quartieri operai e balneari per potenziare porto e ANSALDO. L’operazione salda in un unico comune l’arco costiero da Voltri a Nervi e risale le vallate fino a Pontedecimo e Struppa, tutti sotto un unico podestà.

LE ANNESSIONI DEL 1874

Per capire il 1926 serve ricordare che una prima espansione era già avvenuta nel 1874, con annessioni in bassa Val Bisagno e aree contigue (processo che la voce “Grande Genova” ricostruisce come premessa diretta). In prospettiva storica, il 1926 completa una traiettoria: dall’idea di “città-porto” compatta a una città estesa che ingloba periferie produttive e aree di espansione residenziale.

La nuova entità amministrativa diventa operativa dal 1º luglio 1926, passaggio cruciale perché da lì partono unificazione di uffici, bilanci, tributi e servizi. 

Gli archivi dei comuni soppressi confluiscono progressivamente in quelli del Comune di Genova: l’“Inventario Comuni Annessi 1926” dell’Archivio Storico del Comune spiega che l’annessione è sancita dal R.D.L. 74/1926 e descrive il trasferimento documentale e amministrativo negli anni successivi. A distanza di un secolo, la Grande Genova resta una chiave interpretativa per leggere quartieri che fino al 1926 erano città/comuni autonomi (ad esempio Sampierdarena o Sestri) e che mantengono identità forti dentro la cornice unitaria genovese.

LE PROTESTE

A Sampierdarena, ex-città autonoma di 60mila anime e “Manchester del Ponente”, non mancarono tumulti, ma fascisti locali celebrano “l’unità della Superba”. A Voltri, pescatori e contadini bruciano effigi del podestà in arrivo. Nervi e Pegli, ridenti borghi di ville Liberty, vedono nobili firmare petizioni: “Non siamo periferia!”. Eppure, il regime proseguì dritto: unificazione fisco, scuole, acquedotti. L’Ansaldo e ILVA applaudono: logistica semplificata per l’industria bellica.

Mussolini, in visita l’8 novembre 1926, arringò la folla da Piazza De Ferrari: “Genova grande, Italia grande!”. Sognava una"città imperiale": infrastrutture come autostrada Serravalle (1935, 27.000 operai), galleria Cristoforo Colombo (1930), Piazza della Vittoria e ampliamento bacini Lanterna. La Grande Genova divenne operativa con podestà fascisti, ma pose basi per i 9 municipi odierni.