Politica - 22 gennaio 2026, 08:00

Termovalorizzatore a Scarpino, Ceraudo: "Abbiamo avuto per anni la discarica più alta d’Europa, non vorrei mai avere l’inceneritore più alto d’Europa"

"Quando bruci un rifiuto, non valorizzi nulla: lo bruci e basta. La collina di Scarpino? Non può sostenere l'impianto" rimarca il presidente del Municipio. Intanto Regione Liguria ha bocciato la richiesta di proroga dei termini per l’avviso esplorativo da parte di Amiu, e nella maggioranza affiorano i primi malumori

Il futuro del ciclo dei rifiuti a Genova è entrato in una fase cruciale, in cui le scelte da compiere avranno effetti strutturali sul territorio, sull’ambiente e sull’economia cittadina per i prossimi decenni. Sulla questione è intervenuto Fabio Ceraudo, presidente del Municipio Medio Ponente, che durante un'intervista a La Voce di Genova ha esposto una posizione articolata contro l’ipotesi di un termovalorizzatore, a partire dalla possibile collocazione a Scarpino.

Sul fattore rifiuti e sulla chiusura del ciclo io sono abbastanza chiaro: noi abbiamo una visione, almeno da parte mia, perché io arrivo da un mondo che è quello dello Zero Waste e sono quindici anni che seguo quel tipo di linea”, afferma Ceraudo, rivendicando un percorso personale e politico legato alla raccolta differenziata spinta. Un riferimento centrale è l’esperienza di Capannori, in Toscana: “Lì dovevano essere costruiti due termovalorizzatori, o inceneritori, perché quando bruci un rifiuto non valorizzi nulla, lo bruci e basta, ma quella battaglia è stata vinta e oggi hanno raggiunto l’80% e oltre di differenziata, rendendo quegli impianti inutili”.

Per il presidente del Medio Ponente, il nodo non è solo tecnico ma profondamente politico: “Io dico che ci vuole coraggio, fare scelte importanti, che portano veramente a un percorso differenziato rispetto a quello dell’impianto industriale”. Ceraudo mette in guardia anche dall’uso disinvolto di modelli esteri: “Molti citano esempi come Copenaghen, ma lì parliamo di città piccole e di condizioni che non sono comparabili, anche per i tassi di inquinamento”. Da qui una riflessione più ampia: “Non esistono impianti industriali che non abbiano un impatto sul territorio, e la domanda da porsi è qual è la reale ricaduta industriale ed economica di un impianto di questo tipo”.

Nel suo ragionamento rientra anche una critica severa alla gestione degli ultimi anni. “Noi abbiamo già un piano regionale che però non è mai stato portato avanti, perché la Regione ha sempre demandato, creando condizioni confusionarie”, sottolinea. E sul Comune aggiunge: “Negli ultimi dieci anni non è riuscito a costruire un vero piano industriale. Anzi, con i bidoni intelligenti ha fatto danni enormi, spendendo circa 30 milioni di euro per una tecnologia che era già superata”. Secondo Ceraudo sarebbe bastato guardare alle città virtuose, “senza inventarsi nulla”. Una scelta che ha prodotto effetti ancora visibili: “A Levante oggi ci troviamo con due tipi di raccolta differenziata e difficoltà enormi. Per fortuna a Ponente non li abbiamo avuti”.

La posizione del presidente si fa ancora più netta quando si entra nel merito dell’inceneritore. “Se si punta sulla differenziata spinta si punta anche sul lavoro”, afferma. “La differenziata richiede personale, il fattore umano. Io non punto su una macchina che racchiude venti persone che la gestiscono, ma su un sistema che permetta di riempire quella parte di AMIU che negli anni si è svuotata”. Un concetto legato anche alla storia recente dell’azienda: “Quando ai tempi della giunta Doria AMIU doveva essere acquistata da Iren, valeva circa 100 milioni di euro. Oggi vale circa 12 milioni. È stata completamente svuotata”.

Per Ceraudo, un inceneritore a Genova non sarebbe sostenibile: “Sarebbe un impianto per l’intera Liguria, mentre Genova può fare un cambiamento reale”. La strada indicata passa invece da più elementi: “Raccolta differenziata, impianto di TMB, che oggi Iren è in grosso ritardo a costruire, e una chiusura del ciclo dei rifiuti con forme che possano dare un contributo attivo alla cittadinanza”.

Il capitolo più delicato resta quello di Scarpino: “Oggi la collina di Scarpino è una collina che chiuderà e qualcuno dice che per i prossimi cento anni dovrà essere tenuta e bonificata”, osserva Ceraudo. “Questo è un motivo in più per non costruire lì un impianto di quel genere, anche per il pericolo idrogeologico”. Un tema che il presidente conosce da vicino: “Io la collina di Scarpino l’ho studiata tanti anni fa, perché mi sono occupato di rifiuti. All’interno passano tre rii e sopra ci abbiamo costruito una montagna di rifiuti. Il TMB non stava in piedi lì perché la palificazione non reggeva”. La conclusione è amara e polemica: “Abbiamo avuto per anni la discarica più alta d’Europa, non vorrei mai avere l’inceneritore più alto d’Europa”.

Nel frattempo, sul piano istituzionale, il Comune di Genova e Amiu hanno chiesto tempo a Regione Liguria sull’avviso esplorativo per individuare operatori interessati alla realizzazione e gestione di un impianto terminale. Ma ieri, mercoledì 21 gennaio, è arrivata la doccia fredda: non ci sarà nessuna proroga dei termini per l’avviso esplorativo rivolto ai player di mercato interessati alla realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti. Ad affermarlo è stata proprio Regione Liguria, che ha risposto ufficialmente alla richiesta avanzata da Amiu, chiarendo punto su punto le ragioni della decisione, sottolineando la piena legittimità, correttezza e coerenza dell’avviso con il quadro normativo nazionale ed europeo, oltre che con la pianificazione regionale vigente. Un percorso portato avanti, insieme ad Arlir, con l’obiettivo di tutelare l’interesse pubblico e arrivare alla realizzazione di un sistema impiantistico adeguato ed efficiente. Inoltre, secondo Regione Liguria, Amiu collegherebbe in modo errato l’avviso esplorativo a un futuro bando di gara, senza peraltro manifestare alcuna volontà chiara di partecipazione a una successiva procedura di affidamento o di project financing. Nel frattempo, tra le ipotesi restano sul tavolo Scarpino e la Val Bormida. Una scelta che si preannuncia come una vera e propria patata bollente per la sindaca Silvia Salis, alle prese con i “no” netti di una parte consistente del campo progressista, in particolare Avs e Movimento Cinque Stelle, che al momento non lasciano margini di trattativa.

La sindaca ha ribadito più volte la necessità di attendere i dati: “Ogni scelta sul futuro impiantistico sarà assunta da AMIU e dai suoi soci solo a valle dei risultati dello studio commissionato a Ramboll”, ha spiegato, ricordando che lo studio analizzerà quattro scenari e il loro impatto sulla Tari: l’attuale assetto, il solo termovalorizzatore, i soli impianti intermedi o la soluzione combinata.

Il fattore tempo, però, pesa come un macigno. La discarica di Scarpino arriverà alla chiusura definitiva nel 2030 e, come ha sottolineato l’assessora comunale all’Ambiente Silvia Pericu, Genova produce circa il 40% dei rifiuti di tutta la Liguria: “Il 23 dicembre, sotto l’albero, abbiamo trovato la gara di Arlir”, ha ricordato Pericu, spiegando che AMIU intende partecipare ma necessita di una proroga di 180 giorni per individuare un partner, anche alla luce del recente insediamento del nuovo CdA, avvenuto solo il 22 dicembre.

Intanto cresce la mobilitazione della rete dei comitati: il 14 gennaio, al centro civico di via Bobbio, si è svolto il primo incontro promosso dalla Rete Genovese dei Comitati sul futuro del ciclo dei rifiuti in Liguria. Al centro, la contrarietà ai termovalorizzatori, ritenuti impianti inquinanti e non risolutivi. “Vogliamo partire dalla formazione e dall’informazione su un tema spesso affrontato in modo approssimativo”, ha spiegato Raffaella Capponi, sottolineando l’esistenza di alternative già praticabili. Per Mauro Solari, esperto di Zero Waste Italy, “l’Europa ci dice che bisogna andare verso il recupero della materia. Esistono impianti che, combinati, permettono di recuperare ulteriore materia dall’indifferenziata e anche biogas, con tempi e costi inferiori rispetto a un inceneritore”.

E, nonostante sia comunque ancora un'ipotesi, i primi campanelli d'allarme nella maggioranza, come scritto, sono già iniziati ad emergere, in particolare Avs e M5s, ma anche all’interno dello stesso Pd, dove comunque sono presenti sensibilità diverse. "Noi non cambiamo idea su questo, il nostro obiettivo è dare valore ad Amiu, al riciclaggio avanzato. La posizione di Avs nazionale è quella di non dare più autorizzazioni a nuovi termovalorizzatori. Ribadiamo dunque la nostra contrarietà", aveva dichiarato all'emittente televisiva Primocanale la capogruppo di Avs Selena Candia. 

Il quadro che emerge è quello di una città chiamata a decidere in fretta, ma su scelte destinate a segnare il territorio per generazioni. Tra scadenze imminenti, divisioni politiche e visioni opposte, la partita dei rifiuti resta una delle più complesse e decisive per il futuro di Genova.


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