Cultura e spettacoli - 26 gennaio 2026, 08:00

Palazzo Ducale, tutto pronto per la grande mostra su Van Dyck: sarà l'evento culturale del 2026

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, e con un comitato scientifico onorario internazionale, la retrospettiva è la più grande degli ultimi venticinque anni dedicata al maestro di Anversa

L’eleganza del segno, riprendendo il maestro Rubens, la sobrietà nell’uso del colore, secondo la tradizione italiana rinascimentale, fino alla conquista, negli anni della piena maturità, di uno stile riconoscibile e del tutto autonomo, meticoloso e intuitivo, in cui la perfezione tecnica si fonde con la grazia, la solennità e la raffinatezza:

La primavera a Palazzo Ducale di Genova avrà il cromatismo e la profondità psicologica delle tele barocche di Antoon van Dyck (1599-1641), grazie alla mostra allestita dal 20 marzo al 19 luglio nelle sale dell’Appartamento del Doge dal titolo ‘Van Dyck l'europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra’.

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, e con un comitato scientifico onorario internazionale, composto da studiosi italiani e stranieri, la retrospettiva è la più grande degli ultimi venticinque anni dedicata al maestro di Anversa, che fu eccellente ritrattista delle corti europee ma anche artista completo e versatile, inquieto e sensibile, capace con il suo occhio attento e l'uso sapiente della luce di raccontare in modo formidabile ambienti, oggetti, stati emotivi, temi classici e sacri.

L’idea che anima il progetto è quella di ripercorrere le diverse fasi che caratterizzarono la parabola artistica del pittore fiammingo ma soprattutto di sottolineare - documentandola attraverso numerosi ed eccellenti prestiti internazionali - la sua sorprendente capacità di mettere a sistema una serie di soluzioni e di sensibilità provenienti da vari ambienti e, nello stesso tempo, di tradurle poi in formule innovative. La mostra inoltre pone l'accento anche su quanto van Dyck fu un artista pienamente europeo: il pittore infatti ebbe in un certo senso ‘tre patrie’, per tre periodi artistici distinti, lavorando tra il 1621 e il 1627 in Italia (qui Genova ebbe un ruolo centrale), nelle Fiandre, ovviamente, e poi a Londra, dove venne chiamato a dipingere per il re Carlo I d’Inghilterra.

Il percorso, diviso in dieci sezioni tematiche, accoglierà ben 58 tele di van Dyck, prestate dai più grandi musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Reali di Torino, oltre che da fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum

Il pubblico avrà la possibilità di ammirare da vicino gli autoritratti che hanno reso l’artista celebre e molto amato (tra quelli esposti anche il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando van Dyck era ragazzino, all’incirca quindicenne) ma non solo: un’ampia parte della mostra sarà dedicata alle opere a tema sacro, eccezionali per il loro mix di teatro e pathos, religione e sentimento (come il grande Matrimonio mistico di Santa Caterina proveniente dal Prado o il San Sebastiano dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni inediti, con l’Ecce Homo proveniente da una collezione privata europea).

La mostra è prodotta da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, con il sostegno di Regione Liguria e Comune di Genova.