Attualità - 29 gennaio 2026, 18:55

Referendum sulla giustizia, Giusi Bartolozzi a Genova: “Con il sì pm indipendenti e processo davvero equo”

La capo di gabinetto del Ministero della Giustizia spinge per il voto del 22 e 23 marzo: “Separazione delle carriere non è uno slogan. Due identità distinte, giudice terzo e ruolo pieno all’avvocatura”

Foto Facebook Ordine dei giornalisti della Liguria

Un sì che, nelle intenzioni del governo, punta a ridisegnare gli equilibri della giustizia italiana. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, è intervenuta a Genova a un convegno a sostegno del referendum del 22 e 23 marzo e rivendica con forza la riforma sulla separazione delle carriere.

“Sì, perché per attuare il giusto processo, perché le due parti, pm e avvocatura, siano parti entrambi con gli stessi diritti, gli stessi doveri, da un giudice terzo e imparziale”, afferma Bartolozzi. Un passaggio che, secondo la numero due del dicastero, porta a un triplice risultato: “rafforzamento del giudice, attuazione del giusto processo e legittimo riconoscimento al ruolo dell’avvocatura, non solo nel penale ma in tutta la giurisdizione”.

Nel mirino anche chi sostiene che in Italia esista già una separazione di fatto: “Dire che abbiamo la separazione delle carriere è un falso”, prosegue. “Non abbiamo la separazione delle funzioni: la riforma Cartabia ha consentito il passaggio una sola volta, ma il tema non è il transito tra pm e giudice. Il tema è avere due identità diverse: giudici e pm separati, quindi carriere separate”.

Una riforma che, sottolinea Bartolozzi, non si esaurisce nel referendum: “Con legge ordinaria si stabiliranno concorsi, consigli giudiziari e modalità operative. Ci sarà un confronto in cui speriamo abbiano parte attiva magistratura e avvocatura. È un percorso ancora da costruire”.

Quanto al timore di una politicizzazione della giustizia, la risposta è netta: “È un falso storico”, dice Bartolozzi. “Oggi la Costituzione riconosce esplicitamente l’indipendenza solo al giudice. Con la riforma voluta dal ministro Carlo Nordio e dal governo Giorgia Meloni l’indipendenza del pm viene elevata a rango costituzionale. È un rafforzamento, non un indebolimento, dell’organo inquirente”.

Redazione