La Rina lo sapeva bene: quando sentiva la prenotazione di Sandro Pertini, faceva apparecchiare il tavolo solito, quello all’angolo dove amava stare seduto, e iniziava la preparazione delle acciughe all’ammiraglia.
Pertini le gustava in quel vecchio ricovero di barche sin dall’apertura del ristorante, nel 1946. Erano gli anni della direzione de ‘Il Lavoro’ e l’allora direttore qui amava rifugiarsi per ritrovare quella cucina che sapeva di casa ma anche, e forse soprattutto, per confrontarsi con i camalli che si ristoravano prima di riprendere il proprio lavoro sulle banchine.
Un’abitudine che rimase anche quando Pertini divenne Presidente della Repubblica: continuò a trovare ‘il suo posto’ pronto per ritrovare le acciughe ma anche le freschissime fragoline di mare.
Ma ‘Da Rina’ hanno pranzato e cenato in tanti. Tra gli ospiti, nomi dello spettacolo, della politica e dello sport: Vittorio Gassman, Dario Fo, Reinhold Messner, Giovanni Falcone, Gianni Brera.
Ancora Monica Vitti, Jovanotti, Pino Daniele, Ornella Muti.
Alle pareti, le foto ingiallite dal tempo raccontavano il via vai di personalità che circolavano nel locale di via Mura delle Grazie: Diego Armando Maradona arrivò qui nel 1984. Aveva appena disputato la partita al Ferraris contro la Sampdoria. Ordinò e divorò trenta ostriche in un colpo solo.
Il magistrato Giovanni Falcone amava i mandilli al pesto, che lo facevano sentire a casa, come lui stesso raccontava mentre Gianni Brera aveva ribattezzato Da Rina la redazione genovese per le tavolate di giornalisti, politici e intellettuali che si fermavano a mangiare lì.
La storia della Rina inizia nel 1946 quando Caterina Rapetti Traverso, classe 1912, aprì il suo locale in un ricovero di barche. Sotto quelle volte a vela del Quattrocento, Rina divenne per tutti scià Rina, un riferimento della cucina genovese grazie ai suoi piatti a base di pesce, all’indiscusso pesto ma, soprattutto, alla convivialità.
I primi a trovare ‘casa’ da Rina furono i camalli e gli operai, a cui seguirono le personalità del panorama italiano, tutti sorvegliati dalla Rina prima e dalla nuora Rosella Field Traverso. Per cinquanta anni gestì la sala e le tradizioni tipiche di questo locale con menu fedeli alla tradizione dove spiccavano bagnun di acciughe, mandilli de saea al pesto, ravioli di pesce, crudi e fritture.
Sotto le volte medievali, gli arredi scanditi dagli attrezzi da pesca e dalle foto appese alle pareti, si affollarono in tanti per ritrovare i sapori autentici della tavola. Nessun ‘turismo di massa’, bensì un luogo amato dai genovesi e da chi sapeva cercare il vero spirito dei vicoli.
Nel 2018, senza eredi diretti, Rosella scelse di cedere a chef Paolo Capodanno, deciso a seguire la continuità del ristorante. Nel 2024 la chiusura per ‘problemi tecnici’ sembrava dovesse essere solo una breve parentesi ma la tanto agognata riapertura nella primavera dello stesso anno non avvenne, arrivando all’epilogo dei giorni scorsi: i fornelli de La Rina si spengono per sempre.
Una perdita per Genova, che deve dire addio a uno dei suoi locali più identitari.
Oggi Da Rina è chiusa, cancellata dal registro delle Botteghe Storiche. Un’assenza pesantissima per la città che non potrà più gustare quelle acciughe tanto amate dal Presidente.