Domani, venerdì 6 febbraio, i lavoratori portuali genovesi incroceranno le braccia per 24 ore aderendo alla “Giornata internazionale di azione ‘I portuali non lavorano per la guerra’”. Lo sciopero, proclamato da USB Lavoro Privato, coinvolgerà imprese portuali e Autorità di Sistema Portuale e sarà accompagnato da un presidio aperto alla cittadinanza a partire dalle 18.30 al Varco San Benigno.
Genova sarà l’epicentro ligure di una mobilitazione che interesserà anche i porti di Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone e Palermo. A livello internazionale, l’azione coinvolgerà complessivamente 21 scali europei e mediterranei: dal Pireo a Bilbao, passando per Tangeri e Amburgo. Il coordinamento è affidato a USB insieme alle organizzazioni sindacali Enedep (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia) e ODT (Marocco), con l’obiettivo di bloccare i traffici di merci e armamenti.
I portuali denunciano l’economia di guerra dell’Unione Europea, stimata in circa 850 miliardi di euro, chiedono lo stop al transito di armi, l’apertura di corridoi umanitari per Gaza e la demilitarizzazione delle infrastrutture portuali. Accanto alle rivendicazioni politiche, restano centrali anche le richieste sul piano del lavoro: salari adeguati, maggiore sicurezza, il riconoscimento dell’usura professionale e il contrasto all’inflazione e ai ritmi produttivi ritenuti insostenibili.
Lo sciopero è destinato ad avere ripercussioni sulle operazioni di carico e scarico delle merci, con conseguenti ritardi lungo le filiere dell’autotrasporto e nei servizi nautici. Alcuni operatori del settore, tra cui Kuehne+Nagel, hanno già segnalato possibili disagi diffusi. Gli organizzatori invitano inoltre la cittadinanza a partecipare al presidio per rafforzare la portata della mobilitazione.
All’iniziativa aderisce anche Rifondazione Comunista Liguria, che sarà presente al Varco San Benigno con i dirigenti Jacopo Ricciardi e Giovanni Ferretti: "Basta armi nei porti, investiamo in una transizione sostenibile".