Il percorso di costruzione di una memoria collettiva diffusa continua con la posa della 27ª pietra di inciampo sul territorio cittadino. La cerimonia si è svolta questo pomeriggio in via Walter Fillak, in un clima di profonda commozione, ha visto la partecipazione delle autorità, delle associazioni partigiane e delle scuole, segnando un momento cruciale di passaggio di testimone generazionale.
Il protagonista di questa nuova memoria è Antonio Milani, la cui vicenda è stata ricostruita grazie alla ricerca appassionata del nipote, Riccardo Bagnato. Nato in provincia di Ferrara nel 1908, Milani si trasferì a Genova lavorando come meccanico nel porto. Sin da subito si impegnò attivamente nel contrastare il fascismo, organizzando comitati clandestini nei posti di lavoro.
La sua cattura fu segnata da un amaro tradimento: Milani venne infatti arrestato in un bar che sorgeva proprio dove oggi è stata posata la pietra, denunciato da una barista dell'epoca. Dopo l'arresto, iniziò un tragico viaggio attraverso i campi di transito di Fossoli e Bolzano, fino alla deportazione finale a Flossenbürg, dove morì a ridosso della liberazione da parte delle truppe americane.
Filippo Biolé, rappresentante del comitato per le pietre di inciampo, ha aperto l'evento sottolineando come questa installazione rappresenti una risposta concreta alla paura che il ricordo della Shoah e delle deportazioni possa sbiadire con la scomparsa degli ultimi testimoni diretti. Silvia Salis, Sindaca presente all'evento, ha definito questi momenti di memoria come un vero e proprio "allenamento per il futuro", necessario per aiutare le nuove generazioni a interpretare l'orrore che ancora oggi scuote il mondo e l'Europa.
Massimo Bisca, dell'ANPI, ha ricordato con emozione il valore sociale della Resistenza genovese, citando gli scioperi e la lotta degli operai e delle donne che chiedevano "pace, pane e libertà". Bisca ha sottolineato come la democrazia italiana affondi le sue radici proprio nei sogni di uomini come Milani, oggi custoditi nella Costituzione della Repubblica.
Uno dei messaggi più forti è arrivato da Riccardo Bagnato, nipote di Milani e tra i più giovani iscritti all'ANED. Bagnato ha spiegato come il senso della memoria risieda nel "ricordare il male per saper conoscere e provare a fare il bene". La sua ricerca non è solo un atto di affetto familiare, ma un impegno civile affinché i principi di uguaglianza e resistenza continuino a vivere attraverso i "testimoni dei testimoni".
Alla cerimonia di questo pomeriggio ha partecipato anche una nutrita rappresentanza di alunni e insegnanti della primaria Salgari dell’IC Barabino, presente con le classi 4^ e 5^ E, e della primaria Ariosto dell’IC Certosa, presente con le classi 4^ e 5^ D. Presente anche Massimo Bisca, presidente di Anpi Genova. La posa è stata realizzata dai tecnici di Aster.
Le Pietre d’inciampo: oltre 105.000 in tutta Europa
Le Pietre d’inciampo sono targhe commemorative in ottone che vengono poste a terra nei luoghi in cui hanno vissuto, sono state arrestate o in cui sono state imprigionate persone vittime del nazifascismo. Ogni targa si trova sulla sommità di un blocchetto di pietra che viene interrato e incorporato nel tessuto urbano come avverrebbe per un sampietrino, al quale assomiglia per forma e dimensioni.
Sulla sua superficie sono incisi il nome, l'anno di nascita, la data e il luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta, della persona che la Pietra ricorda. Il progetto è una creazione dell’artista tedesco Gunter Demnig ed è iniziato con l’installazione della prima Pietra d’Inciampo (in tedesco Stolperstein) nel 1992 a Colonia, in Germania, per ricordare la deportazione dei rom e dei sinti di quella città per mano dei nazisti. Sono state installate oltre 105.000 Pietre d'Inciampo in tutta Europa, realizzando quindi una memoria diffusa delle persone deportate nei campi di sterminio nazisti. La prima Pietra d’inciampo a Genova, dedicata a Reuven Riccardo Pacifici, è stata installata il 29 gennaio 2012 all’imboccatura di galleria Giuseppe Mazzini, luogo del suo arresto.