Il Ministero dell'Istruzione ha risposto con prontezza alla sollecitazione del Comune di Genova, ma l'iter per il potenziamento scolastico dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) sembra aver subito una battuta d'arresto. È quanto emerso durante l'ultima seduta a Palazzo Tursi, dove l'assessora al Welfare Cristina Lodi ha fatto il punto sulla lettera inviata al Ministro Valditara lo scorso 23 gennaio.
Lodi, rispondendo all’interrogazione della consigliera Maria Luisa Centofanti, ha confermato che il segnale da Roma è arrivato quasi immediatamente. A questo primo contatto è seguito un breve incontro interlocutorio in modalità web, durante il quale è stata prospettata una soluzione operativa specifica: “C'è stato annunciato un tavolo urgente di lavoro su questo tema” per approfondire le criticità del sistema. Tuttavia, nonostante la disponibilità iniziale, la macchina burocratica sembra essersi fermata. “Ad oggi non abbiamo ancora avuto riscontro, probabilmente risolleciteremo”, ha detto Lodi, sottolineando l'urgenza di passare dagli annunci ai fatti.
Il cuore della richiesta genovese non riguarda solo l'ampliamento degli spazi, ma la qualità e la quantità del tempo scuola. Lodi ha evidenziato una realtà fatta di sacrifici: “Quello che abbiamo scritto al ministro Valditara è che chiediamo non solo più sezioni, ma più ore”, spiegando che spesso i docenti sono costretti a “fare praticamente un miracolo” per insegnare la lingua italiana in un monte ore estremamente ridotto.
L'obiettivo del Comune è ottenere un supporto strutturale che includa un incremento delle risorse per i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), più personale docente e amministrativo, finanziamenti per l'innovazione didattica e la digitalizzazione, supporto tramite mediatori culturali e linguistici per gestire la complessità dei percorsi di inserimento.
Il dibattito ha ribadito come l'apprendimento della lingua sia un “diritto” fondamentale che permette la piena partecipazione alla vita civile. La consigliera Centofanti, intervenendo nel dibattito, ha ricordato che la formazione per questi ragazzi non è solo scolastica, ma rappresenta una vera e propria “formazione ai diritti e alla conoscenza della Costituzione”.
La sfida principale resta la fascia d'età tra i 16 e i 18 anni, la più numerosa tra i minori presenti nelle strutture genovesi, che necessita di percorsi di alfabetizzazione rapidi ed efficaci per l'orientamento al mondo del lavoro. In attesa che il Ministero dia seguito alla promessa del "tavolo urgente", l'amministrazione comunale continua a fare affidamento sulla rete del terzo settore e del volontariato, ribadendo però che il ruolo delle istituzioni pubbliche deve tornare a essere centrale e adeguatamente finanziato.