Il 22 febbraio 1996 Giancarlo Pensabene entrò per la prima volta in un dojo, lo spazio dedicato alla pratica delle arti marziali giapponesi. Dopo trent'anni dall'inizio del suo percorso, il maestro genovese racconta una storia che non parla solo di un'arte marziale, ma di una vera e propria simbiosi esistenziale.
Il cammino marziale inizia lontano dal tatami dell’aikido: dai 14 ai 16 anni pratica la savate (boxe francese) con il maestro Messina. “Nonostante la bellezza dell'arte del combattimento sente che mancava un qualcosa". In quegli anni, a metà dei '90, resta folgorato dalle movenze di Steven Seagal in televisione: "Vedevo che faceva delle cose incredibili e avevo la pelle d'oca, ma all'epoca non sapevo che quello fosse l’aikido". Ma, un giorno, un infortunio alla gamba durante un allenamento di Savate, lo costringe a fermarsi: è allora che un cugino lo invita a una cena dove avviene l'imprevedibile: un commensale, per spiegare cos'è l'Aikido, esegue una leva articolare identica a quella vista nei film. “Non poteva essere una coincidenza” spiega. E così il 22 febbraio 1996, Pensabene varca la soglia di un dojo per la prima volta. Il suo ricordo è nitido e potente: "Appena ho messo piede sul tatami, la mia prima frase è stata: 'Io sono a casa'. Questo è quello che voglio fare per sempre".
In tre decenni, l’aikido è stato il suo compagno costante, aiutandolo a navigare attraverso le tempeste della vita, come la perdita del padre nel 1997 e della madre nel 2023. Per lui, la pratica trascende l'aspetto fisico: "L'Aikido è una sorta di psicoterapia dove entriamo 'sporchi' dagli influssi della vita, dal lavoro e dai problemi, per uscirne purificati. È una vera e propria dialisi del nostro essere".
Fondamentale nel suo percorso è stato l'incontro con il maestro francese Philippe Goutard, osteopata di 72 anni, che gli ha permesso di unire la pratica marziale a una profonda conoscenza del corpo e del benessere psicofisico. Pensabene tiene a distinguere l’aikido dalla mera difesa personale, utilizzando una metafora architettonica: “L’aikido è come una villa maestosa; la difesa personale è solo un meraviglioso quadro d'autore al suo interno. Il quadro impreziosisce la casa, ma anche senza di esso, la villa resterebbe meravigliosa".
A differenza di altre arti marziali, l'aikido rifiuta l'agonismo per preservare una "pratica genuina". Il compagno di allenamento diventa uno specchio che riflette le proprie insicurezze. Citando il suo maestro, Pensabene spiega: “L’aikido è quell'arte marziale che ti insegna a combattere le tue guerre personali grazie all'aiuto di un partner, non a combattere un partner perché hai delle guerre personali". L'obiettivo non è annientare l'altro, ma educarlo. L'ideale di Giancarlo è che, dopo una tecnica, l'aggressore si rialzi e dica: "Mi scusi signore, ne vorrei provare ancora una".
Giancarlo, che nella vita ha vissuto diverse fasi professionali, dalla laurea in giurisprudenza alla consulenza finanziaria, fino all'attuale lavoro come tassista, oggi trasmette questa passione nel dojo di Quarto, in via Giovanni Maggio 5. Il suo corso è aperto a tutti, dai 13 agli 80 anni, perché l’aikido è "una tela bianca dove ognuno decide quali colori utilizzare" o, ancora, "un prisma dove l'oggetto è lo stesso, ma la luce assume colori diversi a seconda di come lo si guarda". Proprio qui, domenica 22 febbraio, si svolgerà una giornata di stage aperta a tutti i praticanti di aikido. Dopo trent’anni, l'amore per quest'arte è più vivo che mai, tanto da portarlo a una dichiarazione d'intenti definitiva: "Quando mi chiedono se pratico aikido, io rispondo: 'No, io sono aikido'".