Genova archivia il secondo semestre del 2025 mostrando una resilienza che sfida le incertezze geopolitiche e il dollaro debole. Secondo l’ultimo rapporto del Centro Studi Confindustria Genova, presentato questa mattina, l’economia della Città Metropolitana vive un momento a due facce: un’industria che rialza la testa con decisione e una logistica portuale che, al contrario, inizia a mostrare i segni dell’affanno.
Il dato più solido arriva dalla produzione manifatturiera, che mette a segno un recupero del +2,4% dopo le difficoltà degli anni passati. A trainare questa ripresa è soprattutto la cantieristica navale, cresciuta del 4,2%, affiancata dalle grandi aziende della metalmeccanica e dell’impiantistica che stanno beneficiando dell'accelerazione finale dei progetti legati al PNRR. Segnali positivi arrivano anche dal settore della sanità privata, con un fatturato salito del 6,8% grazie all'aumento delle prestazioni erogate, e dal terziario avanzato dove consulenza, finanza e assicurazioni continuano a macinare margini di profitto.
Sul fronte del lavoro, la città registra la variazione tendenziale più alta dal 2022, con un +1,6% complessivo che indica una fiducia diffusa tra le imprese. A questo dinamismo si aggiunge quello dell’aeroporto "Cristoforo Colombo", che chiude il periodo con un aumento dei passeggeri del 18,3%. Tuttavia, proprio il mercato del lavoro evidenzia un paradosso critico: le aziende denunciano una difficoltà di reperimento del personale che tocca il 50%, lasciando di fatto scoperta una posizione su due per mancanza di competenze adeguate.
Non mancano però le note dolenti, a partire dai trasporti e dalla logistica. I terminal portuali hanno visto calare il giro d’affari del 4%, influenzati da una flessione dei traffici container pari all'1,8% in TEU. Anche il turismo, pur restando su volumi elevati, mostra i primi segnali di raffreddamento: nonostante un lieve aumento degli arrivi, i pernottamenti calano drasticamente del 6,3% per gli italiani e del 2,3% per gli stranieri. Questa riduzione della permanenza media, unita all'aumento dei costi del lavoro, ha eroso i margini lordi degli operatori del settore del -0,8%.
A complicare il quadro ci sono i costi energetici di gas e petrolio che, pur stabili, restano molto più alti rispetto al periodo pre-pandemia. L’incertezza generale sta spingendo le famiglie verso un tasso di risparmio record dell'11,4%, una scelta che frena inevitabilmente i consumi interni. Per i primi sei mesi del 2026 le previsioni restano orientate a un cauto ottimismo con un fatturato atteso in crescita dell'1,2%, ma la sfida per Genova sarà consolidare la manifattura e risolvere il nodo dei profili professionali introvabili per non perdere il treno della ripresa.














