Oltre trent’anni dopo il cosiddetto “delitto del trapano”, l’inchiesta potrebbe approdare in aula. La pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha chiesto il rinvio a giudizio per Fortunato Verduci, carrozziere genovese di 66 anni, accusato dell’omicidio di Luigia Borrelli, l’infermiera che nel 1995 fu uccisa nel basso di vico Indoratori, nel centro storico di Genova.
La donna, che all’epoca svolgeva anche attività di prostituzione, venne massacrata e finita con un trapano. Oggi l’accusa contesta a Verduci l’omicidio pluriaggravato e la rapina aggravata. A queste si aggiungono due ulteriori capi di imputazione: il furto aggravato di gioielli, avvenuto nel dicembre 2023 ai danni della compagna che lo ospitava in casa, e l’impiego di beni provenienti da reato.
Spetterà ora alla giudice per l’udienza preliminare, Martina Tosetti, fissare la data dell’udienza al termine della quale deciderà se disporre il processo oppure prosciogliere l’imputato.
Verduci, difeso dagli avvocati Emanuele Canepa e Andrea Volpe, è attualmente a piede libero. La richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura è stata respinta dal gip, dal Tribunale del Riesame e anche dalla Cassazione. I giudici hanno riconosciuto la presenza di indizi definiti “granitici”, ma hanno sottolineato come siano trascorsi oltre trent’anni dai fatti.
La svolta investigativa era arrivata grazie al Dna isolato da una macchia di sangue repertata sulla scena del crimine. Il profilo genetico era risultato compatibile con quello di un parente lontano dell’indagato, detenuto nel carcere di Brescia, consentendo agli inquirenti di risalire a Verduci.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo, descritto come ludopatico e gravato da debiti, avrebbe aggredito brutalmente Luigia Borrelli con l’intento di rapinarla, per poi ucciderla utilizzando un trapano. I familiari della vittima sono assistiti dall’avvocata Rachele De Stefanis.