L’8 marzo non sarà solo una data simbolica sul calendario, ma il giorno in cui il progetto "Le Guerrière" di Paola Roberto ed Emanuela Burlando varcheranno ufficialmente i confini nazionali per approdare a Cracovia. Un viaggio che affonda le sue radici nella prima collezione di Alta Moda ispirata a Marrakech, capace di portare i talenti ligure fino al Cremlino, all'Expo di Osaka e sul red carpet di Venezia. Oggi, quell’esperienza si evolve e cambia pelle, trasformandosi da semplice collezione in un progetto imprenditoriale complesso che mette al centro la forza delle donne e il valore inestimabile della trasmissione del mestiere.
“Tutto è nato dalla collezione di Marrakech, la nostra prima collezione di alta moda che abbiamo portato fuori dai confini italiani”, racconta la stilista, sottolineando come il nome "Le Guerrière" sia stato scelto per il significato profondo di forza e capacità di adattamento che sottende a queste creazioni. L'obiettivo è dare seguito a questa visione in altre città, partendo proprio dalla Polonia. Il progetto si articolerà in tre giornate di servizi fotografici in location d’eccezione, ottenute grazie a una fitta rete di relazioni internazionali: dalle Miniere di sale di Wieliczka, che chiuderanno un giorno intero per ospitare gli outfit in stile medievale, al quartiere ebraico con ambientazioni anni ’30 e ’40 presso due locali rimasti fedeli allo stile pre-bellico, fino alla periferia di Nowa Huta, dove il Palazzo della Cultura ospiterà lo stile anni ’60 post-bellico, caratterizzato da mantelle preziose in contrasto con il grigio dell'ex quartiere operaio.
A indossare le creazioni della stilista che ha l’atelier a Sestri Ponente saranno Matilde Candiani, Matilda Albertini, Francesca Mazza e Rachele Poggio, oramai immancabili presenze negli shooting e durante le sfilate.
Ma com'è cambiato nel tempo il modo di realizzare gli abiti di Paola Roberto? “Sicuramente mi rendo conto che ogni volta che faccio una collezione mi evolvo, perché l'esperienza precedente mi arricchisce talmente tanto che mi dà quel qualcosa in più nella successiva e ho più desiderio di ricerca”, spiega. In un’epoca segnata dalla scomparsa di icone come Armani e Valentino, Paola rivendica con forza l'importanza della modellistica e delle rifiniture fatte a mano, una scultura di tessuto che si plasma con pazienza e attenzione: “Faccio sempre riferimento a quest'arte come alla vera arte sartoriale, quella dei grandi sarti prima che diventassero multinazionali. Ci tengo che dai miei abiti esca questa preziosità: non è solo un tessuto, è uno studio di anni”.
La vera anima di questa impresa risiede nella sua struttura corale, una rete tutta al femminile dove ogni competenza è valorizzata. Accanto a Paola Roberto c'è sempre Emanuela Burlando, orafa che con le sue creazioni su misura completa la visione della stilista aggiungendo prestigio agli abiti. La squadra si avvale della fotografa Ilaria Murtas e della collaborazione di Ingrida, realtà di via XX Settembre, per trucco e parrucco. Fondamentale è anche il supporto del territorio, come la fabbrica di cachemire Liapul e lo storico negozio Castelli di Sestri Ponente, che ha fornito gratuitamente i collant per la spedizione. “Siamo tutte aziende di Confartigianato, Artigiani di Eccellenza Ligure. Siamo tutte donne perché c'è questo avanzamento della parte femminile che prende sempre più campo. Per una donna è doppiamente difficile farsi strada nel lavoro, ma unirsi per generare qualcosa di bello è fondamentale”.
Questa capacità di fare rete ha trovato la sua espressione più alta nella formazione. Per realizzare i dodici outfit in soli due mesi, Paola ha coinvolto il Duchessa di Galliera e l’Istituto di Moda Genova. Grazie all'alternanza scuola-lavoro, le studentesse Aurora Principalli e Agathe Re sono state inserite nel team. “Da sola non ce l’avrei mai fatta”, ammette la stilista. “Accanto alla mia fedele collaboratrice e ricamatrice Antonella Chiari, ho chiesto aiuto a queste ragazze. Ho trovato in loro uno spirito e una voglia di fare che mi ha aperto il cuore. Sono la prova vivente che c’è speranza per questo lavoro futuro. Mi accompagneranno come assistenti: stanno imparando tantissimo e per me è un piacere insegnare loro il più possibile”.
Cosa vorrebbe Paola Roberto che arrivasse a chi osserva le sue collezioni? Il messaggio è chiaro e orgoglioso: “Innanzitutto che questa è moda di Genova. Siamo artisti genovesi e voglio far arrivare il messaggio che ci siamo anche noi”.
Oltre l'identità territoriale, c'è una missione emotiva e sociale: “Queste cose talmente belle mi fanno vivere in una realtà parallela, fuori dalle brutture che si sentono. Le persone che mi seguono dicono che quando guardano le nostre creazioni sognano. È quel ‘bello’ che noi vogliamo trasmettere e che la gente pensa non ci sia più. Invece c'è, basta avere la sensibilità giusta per vederlo. Ho bisogno di far vedere tutto il mondo che ho dentro: da un’idea viene fuori una cosa tangibile e visibile da tutti”.