Coraggio, organizzazione e personalità per continuare a crescere. Senza illusioni, ma anche senza timori reverenziali, con quella leggerezza positiva, che non è sinonimo di superficialità ma la consapevolezza di potersela giocare, anche contro la prima della classe – seppur ferita – come l’Inter.
A due giorni dalla trasferta di San Siro contro la capolista, è un Daniele De Rossi molto dettagliato e loquace a caricare e tenere sulla corda, nonostante il corroborante successo della scorsa domenica contro il Toro, il suo Genoa. Perché, “se guardi la classifica, stai a tre punti dalla retrocessione”, e in frangenti come questo “l’allenatore deve mettere pesantezza”.
C'è infatti un Grifone che sta bene, anche se la strada per raggiungere l’obbiettivo resta lunga. “Un Genoa perfetto non esiste – ha detto il tecnico – e probabilmente quello che vorrei non lo vedremo a breve, anche se stiamo gettandone le basi. Nel primo tempo di domenica ci siamo avvicinati, alla mia idea di squadra attenta, brava a gestire la palla, molto aggressiva e limitando le imbucate. Avevamo tanta voglia di vincere la partita. Non possiamo però accontentarci perché il secondo tempo è stato meno buono e meno in controllo, quando la partita doveva essere ancora più facile”.
C’è quindi un’identità che passa dalla solidità difensiva fatta di meno gol subiti, anche sui calci piazzati, e da una fase offensiva più produttiva, ma che deve ancora trovare continuità. “Non possiamo accontentarci – ammonisce De Rossi – il nostro livello di gioco sta aumentando, e con questo anche il nostro livello di conoscenza dei momenti della partita e degli spazi dove vogliamo andare a giocare. Non deve mai mancare la verticalità, abbiamo una squadra che può cercare spesso la profondità”.
E anche contro un avversario come i nerazzurri, che impone rispetto a prescindere dal momento caratterizzato dalla bruciante e fresca eliminazione dalla Champions League, De Rossi vuole vedere il Grifone sicuro di sé che provi a fare uno step successivo. “Qui chiedo di non rassegnarsi alla mediocrità, ossia accettare ciò che tutti pensano sia giusto – ha puntualizzato – vinci con il Torino, vai a Milano contro l’Inter e perdi. Poi il calcio è calcio, se loro giocheranno al 100% e lo faremo anche noi, probabilmente vinceranno loro perché sono più forti. È una squadra forte, motivata, e forse c’è la cosa più pericolosa da incontrare che è l’orgoglio ferito dei campioni”.
All’andata i rossoblù avevano opposto carattere e personalità soprattutto senza palla, producendo però troppo poco in fase di possesso. Stavolta servirà qualcosa in più: “So che è difficile tenerla contro di loro, perché ti pressano, ti fanno correre a vuoto e quando hai la palla quindi sei meno lucido, ma contro queste squadre devi sapergli levare il ritmo col pallone ai piedi per poi creare spazi da attaccare”. Attenzione massima anche alle palle inattive, uno dei marchi di fabbrica interisti: “Possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti di come abbiamo difeso sui piazzati ultimamente, pur giocando contro squadre con giocatori molto forti e alti; siamo stati molto attenti, cambiando qualcosina e non concedendo nulla. Sappiamo che l’Inter ha ottimi giocatori nel calciare nel mezzo, oltre ad avere grandi saltatori; è un’altra arma, la pericolosità e la grandezza dell’Inter vengono proprio da questo: dal fatto che possono far gol in tante maniere”.
In attacco, cresce così la curiosità attorno alla possibile coppia Messias-Baldanzi. Un’ipotesi che l’allenatore non scarta affatto: “Non sono convinto che non sia la partita adatta. Ogni partita lo è se hai giocatori buoni da mettere in campo – ha specificato il tecnico – Loro due sono giocatori che sanno sacrificarsi all’interno di un’organizzazione difensiva, hanno capito cosa voglio da loro. Non si tratta di correre 14 chilometri ma occupare spazi dove vorrei che non passassero palle avversarie e loro lo sanno fare. Devono stare bene entrambi per metterli perché non voglio entrare in campo e avere già la certezza di dover fare due cambi. La seconda lettura è chi si sposta a fare il sotto punta e chi rimane a fare la mezzala. Mettere giocatori bravi e offensivi penso sia la strada più vicina all’arrivare a fare gol e i numeri ci dicono che questa strada ripaga”.
Le maggiori parole di stima sono quindi arrivate proprio per Baldanzi, apprezzatissimo dal popolo genoano contro i granata. “Non penso ci volesse tanto a riconoscere che è un giocatore importante per una squadra come il Genoa” ha ammesso De Rossi, suo primo sponsor per portarlo sotto la Lanterna. Il tecnico ne ha esaltato il dinamismo e l’intelligenza tattica, sottolineando come sia “abbastanza unico in Italia” per la capacità di ricoprire più ruoli nello scacchiere offensivo; eppure lo stesso mister frena ogni entusiasmo eccessivo: “Non dimentichiamoci che è stata solo la prima partita che ha fatto. Non abbiamo fatto niente e, di conseguenza, non ha fatto niente neppure lui”.