Trasparenza, questa sconosciuta. Ci saranno investimenti per un miliardo di dollari nei prossimi anni sul Porto di Pra’, in base agli accordi sanciti nei giorni scorsi tra Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e Psa (Port of Singapore Authority), ovvero la società che gestisce lo scalo del Ponente cittadino.
Ma non è dato sapere quali ricadute questi investimenti avranno sul territorio e, soprattutto, non è ancora stata chiarita la prospettiva di “ampliamenti più contenuti rispetto al piano regolatore portuale del 2001”.
Un silenzio assoluto, una mancanza di riguardi verso le istituzioni locali - Comune di Genova e Municipio VII Ponente - che inizia a diventare molto pesante. Il tema è anche un caso politico, perché a Singapore oltre al presidente di Adsp, Matteo Paroli, era presente anche il viceministro ai Trasporti, Edoardo Rixi: hanno parlato sui giornali e alle televisioni, hanno rilasciato note stampa, ma un confronto aperto e franco con le istituzioni territoriali e con la cittadinanza non è stato calendarizzato, nonostante le ripetute e reiterate richieste.
Molte domande, quindi, rimangono aperte. E il presidente del Municipio VII Ponente, Matteo Frulio, torna a farsi sentire: “A chi si propone come ottimista rispetto agli articoli usciti in questi giorni a riguardo dei progetti del Psa e dell’accordo siglato a Singapore con il presidente di Autorità di Sistema e il viceministro Rixi - sostiene Frulio - potrei porre diverse domande: dove sono le planimetrie che fanno vedere con esattezza come e dove saranno spesi questi soldi? Quali sono i riempimenti parziali dichiarati da Rixi su ‘la Repubblica’? Dove sono le relazioni tecniche? Quali sono con precisione questi ammodernamenti? A fronte di un aumento dei container, questi come saranno trasportati? Quali saranno le infrastrutture che non porteranno ad una maggiore interferenza con il traffico cittadino? Perché non viene pubblicato nulla su di un’opera che impatta già ora profondamente sul territorio?”.
Secondo Frulio, “le domande rimangono molte. E sarò felicissimo di essere smentito. Ma solo a fronte di documenti pubblicati. Un brindisi su un miliardo di lavori di cui il territorio e il Comune non conoscono nemmeno una virgola è indecente”.
Nel frattempo, alla voce del Comitato Pegli Bene Comune, levatasi ieri, si unisce anche la voce del Comitato Palmaro, da sempre tra i più attenti e combattivi, oltre che rappresentante di quei cittadini maggiormente penalizzati dalla servitù portuale: “Il tema non è creare allarme. Il tema è la trasparenza. Ogni adeguamento infrastrutturale finalizzato ad aumentare capacità operativa o ad accogliere navi di maggiore pescaggio solleva una domanda legittima: quali saranno gli effetti complessivi sul territorio del Ponente? Per questo chiediamo formalmente ad Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, a Psa Genova Pra’ e Regione Liguria di fornire informazioni chiare e pubbliche sulla natura precisa dell’intervento in corso, sulla durata prevista dei lavori, su eventuale collegamento con piani di incremento capacità, sugli impatti attesi su traffico, rumorosità e operatività. La sicurezza marittima è regolata dalla Capitaneria. Ma la trasparenza verso il territorio è una responsabilità politica e istituzionale”.
Secondo Roberto Di Somma, presidente del Comitato Palmaro, “il Ponente non è solo retroporto: Pegli, Pra’, Palmaro e tutto il Ponente hanno già sostenuto negli anni un carico infrastrutturale rilevante: porto, autostrada, ferrovia, viabilità pesante. Ogni nuovo intervento, anche se ‘interno al terminal’, deve essere inserito in un quadro chiaro e condiviso. Il rispetto per il territorio passa dalla comunicazione preventiva, non dalle spiegazioni a posteriori. Il Comitato continuerà a vigilare, non contro lo sviluppo, ma contro lo sviluppo non spiegato. Il Ponente merita informazione, confronto e rispetto”.