Attualità - 02 marzo 2026, 08:04

Festival di Sanremo, le organizzatrici del Lilith: “La canzone di Sal Da Vinci 'Per sempre sì' è cultura del possesso"

"Un sì, in amore, non può essere per sempre, al contrario deve essere libero, rinnovato in ogni istante e revocabile. L'idea che l’amore coincida con appartenenza assoluta rischia di sovrapporsi a quell’immaginario del possesso che è alla radice di molte violenze"

È una presa di posizione netta quella delle organizzatrici di Lilith, Festival della musica d’autrice genovese, che intervengono pubblicamente dopo quanto accaduto sul palco del Festival di Sanremo. Nel mirino c’è la premiazione del brano “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, ritenuto portatore di un messaggio “in contrasto con la cultura del consenso”.

“In quindici anni il Lilith Festival ha dato spazio a centinaia di cantautrici e musiciste e ha collaborato con centri antiviolenza, promuovendo una cultura delle relazioni fondata su pari opportunità, libertà e consenso”, si legge nel comunicato diffuso il 1° marzo da Genova. Il festival, che nel 2026 celebrerà la sua XV edizione, rivendica un impegno costante sul fronte culturale e sociale.

Secondo le organizzatrici, la contraddizione sarebbe emersa chiaramente durante la serata dell’Ariston, dove è intervenuto Gino Cecchettin, padre di Giulia e oggi voce pubblica contro la violenza di genere. “Abbiamo visto allo stesso tempo intervenire Gino Cecchettin e premiare la canzone ‘Per sempre sì’ - scrivono -. Crediamo sia un messaggio sbagliato, soprattutto in un momento storico in cui il concetto di consenso è al centro del dibattito pubblico e normativo”.

A preoccupare è innanzitutto il titolo, ma anche alcuni passaggi del testo: “Saremo io e te / Per sempre / Legati per la vita che / Senza te / Non vale niente…”. Parole che, secondo Lilith, rischiano di veicolare un’idea di amore come promessa irrevocabile e appartenenza totale. “Un sì, in amore, non può essere per sempre - sottolineano - al contrario deve essere libero, consapevole, rinnovato in ogni istante e revocabile”.

Il comunicato parla di “cultura del possesso travestita da romanticismo” e si interroga su come un messaggio del genere possa ottenere punteggi così alti sia al televoto sia dalle giurie tecniche. “In un Paese segnato da una lunga scia di femminicidi - aggiungono - l’idea che l’amore coincida con appartenenza assoluta e promessa irrevocabile rischia di sovrapporsi a quell’immaginario del possesso che è alla radice di molte violenze”.

Le organizzatrici pongono infine una domanda diretta: “Possiamo commuoverci per chi lotta contro la cultura della sopraffazione e, nello stesso tempo, premiare una narrazione che ripropone un ‘per sempre’ senza spazio per la libertà?”.

“Non è una questione di censura, ma di responsabilità culturale - concludono -. Sanremo non è solo spettacolo: è costruzione di immaginario collettivo. E oggi più che mai abbiamo bisogno di raccontare relazioni fondate su autonomia, reciprocità e consenso, non su promesse eterne”.

Redazione