Una battaglia legale durata dieci anni si chiude con una vittoria significativa per le casse del Comune di Genova. Il Tribunale ha infatti riconosciuto la legittimità delle pretese di Palazzo Tursi in merito a un complesso contenzioso fiscale aperto nel 2014 contro il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al centro della disputa, il mancato versamento di contributi statali dovuti a compensazione di minori introiti legati all'ICI (l’Imposta Comunale sugli Immobili, poi sostituita dall'Imu) per i fabbricati di categoria D.
La vicenda affonda le radici in un cambiamento normativo nel calcolo dell'imposta per i fabbricati industriali e produttivi. In passato, per questi immobili privi di rendita, il valore di riferimento era basato sulle scritture contabili aziendali; il passaggio forzoso al sistema catastale determinò una riduzione della base imponibile e, di conseguenza, un sensibile calo del gettito per il Comune.
Per rimediare a questa perdita, lo Stato aveva inizialmente previsto un contributo compensativo. Tuttavia, a partire dal 23 gennaio 2009, l'amministrazione centrale cambiò improvvisamente i criteri di calcolo: invece di considerare il cumulo delle perdite pregresse, iniziò a valutare solo il minor gettito del singolo anno. Questa decisione "ex abrupto" portò al congelamento dei trasferimenti verso Genova.
A causa di questo cambio di prassi, dal 2010 il Comune si è visto riconoscere un contributo annuo di soli 3.992.733,51 euro, a fronte di una spettanza calcolata dagli uffici comunali in 6.382.334,78 euro. Questa cifra ridotta si era poi definitivamente "cristallizzata" nel 2011 con la cosiddetta fiscalizzazione dei trasferimenti statali.
Il Tribunale, applicando i principi già espressi dalla Corte di Cassazione proprio in merito alla posizione genovese, ha stabilito che al Comune spettano ulteriori 2.389.601,27 euro per ogni annualità. Per il quadriennio che va dal 2019 al 2022, la somma complessiva ammonta a 9.558.405,08 euro. Oltre a questa cifra, i Ministeri sono stati condannati al pagamento degli interessi legali e delle spese di lite.
Nonostante l'importanza della sentenza comunicata venerdì scorso, la partita legale non è del tutto conclusa. Se il verdetto attuale mette un punto fermo sul periodo 2019-2022, restano ancora pendenti davanti alla Corte d’Appello altri due giudizi analoghi. Questi riguardano le annualità precedenti, a partire dal 2002, e sono tornati in secondo grado dopo un rinvio da parte della Cassazione.