Era il 7 marzo 1996 quando il Parlamento, spinto da un milione di firme raccolte da Libera, approvava la Legge 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Trent'anni dopo, quella vittoria civile celebra il suo anniversario con una mobilitazione nazionale senza precedenti: “109 piazze per la Legge 109”.
Dal 6 all’8 marzo, la rete di Libera animerà oltre 150 luoghi in tutta Italia – da Trieste a Palermo – con banchetti, visite guidate e una raccolta firme per la campagna “Diamo linfa al bene”. L'obiettivo è concreto: chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato stabilmente al riutilizzo pubblico e sociale degli immobili sottratti ai clan.
30, 109, 1 milione: i primi numeri che vengono in mente se pensiamo alla legge sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Il 7 marzo 2026 saranno 30 anni, da quando, grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, la legge 109 fu approvata in Parlamento. Libera per festeggiare e onorare questi trent’anni di impegno collettivo promuove il 6/7/8 marzo “109 piazza per la legge 109”. Tre giorni di iniziative con più di 150 luoghi e spazi animati in tutta Italia da volontari della rete di Libera per promuovere e valorizzare il significato di trent'anni di beni confiscati restituiti alla collettività. Da Trieste a Milano, da Torino a Genova. E ancora Bologna, Pistoia, Ascoli Piceno, Roma, Campobasso, Napoli, Palermo dove saranno centinaia le piazze, luoghi e spazi animati da iniziative, banchetti, visite ai beni confiscati (elenco in aggiornamento su www.libera.it). Un enorme lavoro corale, insomma, che dopo 30 anni ci chiede però uno scatto ulteriore di impegno, intelligenza e determinazione.” E in occasione della tre giorni “109 piazze per la legge 109”, E in Libera scende nelle piazze con la campagna “Diamo linfa al bene” per chiedere a tutte e tutti di difendere questa legge e per ribadire una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi, perché ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie.
“La peculiarità della legge 109/96 - commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - che compie trent’anni è di aver messo al centro la dimensione etica. Convertire a uso sociale i beni confiscati ai mafiosi è qualcosa che l’ordinamento decide di fare prima di tutto perché è giusto. Non è un caso se oggi la legge 109, pur con tutti i suoi limiti applicativi, viene presa ad esempio da altre legislazioni nel mondo, a partire dall’Unione Europea. I tanti beni restituiti alla collettività grazie ai percorsi di riutilizzo sociale “parlano”; raccontano ciò che accade quando una ricchezza sporca, talvolta addirittura macchiata del sangue di vite innocenti, viene ripulita attraverso un investimento morale e materiale che chiama in causa i territori di appartenenza. Sono segno tangibile del bene comune che si ripara e rafforza ogni volta che un bene… viene usato bene. Lo constatiamo ogni giorno nelle cooperative, negli spazi sociali, negli edifici che accolgono persone in difficoltà e ospitano servizi preziosi per ogni fascia della popolazione. Lo vediamo ancora più chiaramente quando concentriamo l’attenzione sulle ricadute educative di questi percorsi: la fiducia che generano nelle comunità; i progetti culturali, artistici o sportivi messi in campo dentro i beni confiscati; i campi estivi che ogni anno attirano su quei beni migliaia di giovani per formarsi sui temi della giustizia e della cittadinanza responsabile. Certo non è tutto perfetto: ci sono ritardi, ostacoli burocratici, fatiche finanziarie, contraddizioni da superare nelle varie forme di gestione. Ma fa parte del cammino, quel tipo di cammino accidentato che sempre precede le mete più alte. Oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti! La campagna “Diamo linfa al bene” chiede di destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia agli investimenti strutturali necessari per promuovere il riutilizzo sociale di tanti nuovi spazi. Non tutti i beni, lo sappiamo, si prestano a essere sfruttati per esigenze pubbliche. Ma in molti casi a creare sfiducia e abbandono è la mancanza di risorse iniziali. Dobbiamo- conclude Luigi Ciotti- allora fare uno scatto in più, uno sforzo più deciso per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi. Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. Ogni rinuncia a intervenire le fa apparire più forti.”
Una rete consolidata e sempre più numerosa come dimostrano i numeri presentati da Libera nella nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” - Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Un censimento del mondo del sociale e dell’associazionismo che racconta, dopo trenta anni, il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale. Un paese con 1332 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 739 associazioni di diversa tipologia in 19 regioni e in 448 comuni con 35 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi.
In Liguria sono 31 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 9 comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica. Dal report di Libera emerge che il 55% delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (17), mentre sono 7 le Coop sociali. Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 2 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 2 Enti pubblici. Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Le attività sono svolte in 80 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; 4 le esperienze di gestione terreni agricoli, edificabili e di altra tipologia (anche con pertinenze immobiliari); 3 box o garage. Sono 18 i soggetti gestori le cui attività che sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociale per la comunità; 11 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile; un soggetto gestore si occupano di sport e produzione e lavoro.
Libera ha elaborato i dati dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 23 febbraio 2026) dove in Liguria sono 265 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati mentre 219 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende, sono 18 le aziende confiscate e destinate mentre sono 29 quelle ancora in gestione.