Meraviglie e leggende di Genova - 08 marzo 2026, 08:00

Meraviglie e leggende di Genova - La ‘banca dei poveri’ che contrastava l’usura

Fondato nel 1483 su impulso del francescano Angelo da Chivasso e con il sostegno della Repubblica, il Monte di Pietà accompagnò per oltre quattro secoli la vita economica della città, fino alla confluenza nella Cassa di Risparmio

Alla fine del Quattrocento Genova era una delle grandi capitali commerciali del Mediterraneo.

Ma accanto alla potenza economica e alla ricchezza che i traffici marittimi e le attività finanziarie erano in grado di generare, tra i vicoli della città cresceva una grande povertà diffusa.

Artigiani, mariani, piccoli lavoratori dei quartieri popolari, per tirare avanti, spesso erano costretti a rivolgersi a prestiti con condizioni gravose che spingevano verso un indebitamento permanente.

Fu in questo contesto che prese sempre più piede l’idea di fondare anche a Genova un Monte di Pietà, un istituto di credito su pegno nato dal mondo francescano per garantire prestiti di modeste entità a condizioni più eque e sottrarre così le fasce più deboli dal rischio usura. L’idea venne promossa dal francescano Angelo Carletti da Chivasso, noto come beato Angelo da Chivasso, uno dei principali sostenitori del movimento dei Monti di Pietà diffuso nell’Italia del Quattrocento.

Durante la Quaresima del 1483 il frate predicò a lungo in città invitando le autorità e i cittadini a sostenere la creazione di un istituto di prestito pubblico che potesse aiutare i poveri senza ricorrere a interessi eccessivi. Il suo appello alle istituzioni della Repubblica non cadde nel vuoto: il 25 febbraio 1483, sotto il dogato di Battista Fregoso, il Consiglio cittadino approvò lo statuto che istituiva ufficialmente il Monte di Pietà.

Il nuovo ente nacque con una dotazione iniziale di circa tremila fiorini, raccolti grazie a contributi di privati e al sostegno delle strutture finanziarie genovesi, tra cui il potente Banco di San Giorgio. L’amministrazione fu affidata a otto cittadini, detti massari, incaricati di gestire i prestiti e custodire i pegni.

Il funzionamento del Monte era relativamente semplice. Chi aveva bisogno di denaro poteva consegnare oggetti di valore come gioielli, abiti, utensili o altri beni, ricevendo in cambio una somma proporzionata. Il pegno rimaneva custodito dall’istituto fino alla restituzione del prestito. Se il debitore non riusciva a riscattarlo entro i termini stabiliti, l’oggetto poteva essere venduto per recuperare la somma prestata.

Il Monte genovese si inseriva in un fenomeno che stava interessando molte città italiane. Il primo Monte di Pietà era stato fondato circa vent’anni prima, nel 1462, a Perugia e nel giro di pochi decenni l’istituzione si diffuse in gran parte della penisola grazie soprattutto all’azione dei francescani osservanti. Il dibattito sull’applicazione di un interesse minimo per coprire le spese di gestione fu intenso per diversi anni. La questione venne chiarita nel 1515 quando papa Leone X riconobbe ufficialmente i Monti di Pietà con la bolla Inter multiplices, autorizzando l’applicazione di un piccolo interesse necessario a garantirne la sostenibilità economica.

Nel corso del Cinquecento il Monte di Pietà di Genova si consolidò progressivamente come istituzione stabile della vita cittadina. Gli statuti vennero aggiornati e l’attività di prestito aumentò. I registri contabili dell’epoca testimoniano un numero crescente di operazioni: centinaia e poi migliaia di pegni depositati ogni anno da una popolazione che vedeva nel Monte una risorsa nei momenti di difficoltà.

Il riconoscimento ecclesiastico sancito anche dalle decisioni del Concilio di Trento contribuì a rafforzare il ruolo di questi istituti, definiti “opere pie” dedicate al sostegno della popolazione più fragile. A Genova il Monte continuò a operare sotto la supervisione delle autorità repubblicane, mantenendo legami con il sistema finanziario cittadino.

Nel Seicento e nel Settecento l’istituto attraversò diverse fasi di crisi e di ripresa, legate alle vicende politiche ed economiche della Repubblica. Carestie, epidemie e guerre ridussero a più riprese le risorse disponibili, ma il Monte rimase attivo, continuando a fornire piccoli prestiti a chi non aveva accesso al credito tradizionale.

Una nuova fase si aprì alla fine del Settecento con la caduta della Repubblica aristocratica e la nascita della Repubblica Ligure nel 1797, sotto l’influenza della Francia rivoluzionaria. Durante il periodo napoleonico l’istituto fu sottoposto a una riorganizzazione amministrativa e a forme di controllo più centralizzate, ma riuscì comunque a proseguire la propria attività.

Dopo il Congresso di Vienna del 1815 Genova passò al Regno di Sardegna e il Monte continuò a operare nel nuovo contesto politico. Nel frattempo, però, stava emergendo un modello finanziario destinato a trasformare il sistema del credito popolare: le casse di risparmio.

Nel 1846, su autorizzazione del re Carlo Alberto di Savoia, venne istituita la Cassa di Risparmio di Genova, collegata al Monte di Pietà. L’istituzione consentiva di raccogliere depositi della popolazione e di sviluppare nuove attività bancarie, ampliando progressivamente il ruolo originario dell’antico Monte.

Nel corso dell’Ottocento e dei primi decenni del Novecento il Monte di Pietà perse gradualmente la propria autonomia, venendo integrato nella struttura della Cassa di Risparmio. Negli anni Venti del Novecento l’antico istituto venne definitivamente incorporato nel sistema bancario moderno.

Oggi di quell’antica istituzione ci rimane una strada ‘vico al Monte di Pietà’, a pochi passi dalla 'Chasana'-Casana, la stanza dell'oro del sultano di Costantinopoli.