La genovese Francesca Recine è stata eletta presidente nazionale di Fismo, la Federazione dei negozi moda aderenti alla Confesercenti. L’elezione è avvenuta all’unanimità, nel corso dell’assemblea elettiva nazionale che si è tenuta oggi a Roma. Classe 1976, imprenditrice da oltre 25 anni, Recine ha all’attivo tre negozi di abbigliamento tecnico ed è già vicepresidente di Confesercenti Genova. In Confesercenti, oltre che alla guida della Fismo provinciale dal 2017.
«Ringrazio i delegati Fismo per la fiducia che mi hanno concesso – le prime parole di Recine da presidente nazionale –. Accolgo con grande impegno e responsabilità questa nomina. Nonostante il momento estremamente difficile che il comparto sta vivendo, Fismo continuerà, come ha fatto sempre, a lavorare affinché le nostre imprese possano crescere e prosperare e soprattutto per consentire un consolidamento della nostra professione che contiene competenze uniche».
«Mi impegnerò personalmente per aiutare in modo concreto i nostri negozi anche ad affrontare il mare magnum di cambiamenti in atto. Il tavolo aperto con il Ministero è lo strumento che aspettavamo per rappresentare i problemi che vivono le nostre imprese e per individuare soluzioni concrete come la detassazione delle scorte di magazzino e la possibilità di emissione della cedolare secca, che rappresenterebbero una boccata d’ossigeno per i nostri associati. Ma anche per discutere di annosi problemi per il comparto come le date dei saldi di fine stagione, troppo anticipate, e la deregulation nell’online».
«Lavoreremo per dare inizio a un percorso formativo per chi vuole fare impresa nel commercio, – ha concluso Recine – che abiliti a una serie di competenze utili: corsi di lingue, marketing digitale, merchandising, accesso al credito e microcredito, basi di fiscalità del commercio e diritto del lavoro, per far crescere nostre imprese con radici solide e qualificate. Infine, ci adopereremo per la costruzione di un marchio di riconoscimento del commercio indipendente, indispensabile per distinguerci dalla massa e per far sì che i nostri negozi siano immediatamente identificabili come contenitori di professionalità, di scelte libere, conoscenza del prodotto e cultura del territorio».