Politica - 14 marzo 2026, 07:36

Presunto dossieraggio sul Secolo XIX, Bucci pubblica le chat con il direttore: “Ho diritto di criticare”. Brambilla replica con gli screenshot: “Ha mentito”

Il presidente della Regione diffonde una lunga dichiarazione e rende pubblica la chat con il direttore del quotidiano per dimostrare che esisteva un confronto concordato sugli articoli: “Confermo gli incontri con Vago e Brambilla”. La replica di Brambilla, che pubblica alcuni messaggi inviati all’editore e accusa il governatore: “Ha negato ma è tutto documentato”

Si riaccende e si fa sempre più duro lo scontro tra il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il direttore del Secolo XIX Michele Brambilla sul presunto dossieraggio relativo alla copertura giornalistica del quotidiano genovese.

La vicenda è emersa nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di alcuni articoli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano che parlavano di report e dossier predisposti dallo staff di comunicazione del governatore per analizzare e contestare articoli del giornale ritenuti non equilibrati dal punto di vista politico. Secondo la ricostruzione dei due quotidiani, questi documenti sarebbero stati utilizzati anche per segnalazioni all’editore del giornale.

Il caso ha aperto un forte dibattito sul rapporto tra istituzioni e informazione e ha portato a un duro botta e risposta pubblico tra il governatore e la direzione del quotidiano.

Così, nelle ultime ore, la polemica è salita ulteriormente di tono. Bucci ha diffuso una lunga dichiarazione nella quale sostiene di aver semplicemente esercitato il proprio diritto di critica come cittadino e come rappresentante delle istituzioni, pubblicando anche la chat con il direttore per dimostrare che tra i due esisteva un confronto costante e concordato sugli articoli del giornale.

Poco dopo, sul Secolo XIX è stata pubblicata la replica del direttore Brambilla, che accusa il presidente della Regione di aver mentito in conferenza stampa sull’esistenza di un documento relativo alla campagna elettorale per le comunali del 2025 e di aver inviato pressioni all’editore del giornale. Per dimostrarlo ha diffuso alcuni screenshot di messaggi che, a suo dire, sarebbero stati inviati dal governatore proprio all’editore del quotidiano.

Di seguito le dichiarazioni integrali diffuse dalle due parti.

Bucci: "Confermo gli incontri con Vago e Brambilla. Ecco le chat" 

“Una vignetta del Secolo XIX riporta l’articolo 21 della Costituzione sul diritto di ognuno “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta a autorizzazioni o censure”. È esattamente il diritto che rivendico io, sempre che il direttore del Secolo XIX ritenga che io lo abbia, come cittadino prima che come istituzione. Tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini. Avrei sperato di non dover arrivare al punto di rendere nota la chat con il direttore del Secolo XIX, ma sono costretto a farlo per ristabilire la verità e dimostrare che non è vero che lui non fosse d’accordo a questo scambio continuo di considerazioni. Come dimostra tutta la chat con lui, il nostro rapporto è sempre stato improntato alla massima cordialità, franchezza e correttezza fin dal suo arrivo alla guida del quotidiano. Ci siamo incontrati più volte, e a più riprese ci siamo scambiati opinioni, complimenti, critiche, giudizi reciproci, sempre con piena condivisione e spirito costruttivo. Il direttore ripetutamente, dando dimostrazione di correttezza, mi chiedeva di segnalare ogni volta le mie considerazioni e mi ha sempre ringraziato, a conferma di quello che era un accordo di confronto costante.
Anche durante il periodo elettorale il confronto è stato aperto e franco. Quanto uscito in questi giorni stravolge però tutta la realtà.

La prima cosa non vera sostenuta dal direttore è quel messaggio dell’8 maggio 2025, che ha diffuso come prova che lui non fosse d’accordo con l’invio dei report degli articoli del suo giornale che non ritenevo equilibrati. “Detto questo sono veramente stanco di queste cose. Facciamo un giornale onesto. E stop”. Questa frase non è riferita al report, né a miei messaggi, né al mio staff, bensì è l’ultima parte di un commento dello stesso direttore a un post apparso su Facebook, contro il Secolo XIX, che io stesso gli ho segnalato. Scriverla, come ha fatto, sulle pagine del proprio giornale e darla ad altri quotidiani come prova che lui rifiutava le nostre segnalazioni è una cosa estremamente grave. Vuol dire far credere che lui mi abbia detto di essere stanco delle mie osservazioni, mentre al contrario era riferito a tutt’altro.

Torniamo poi a scambiarci messaggi dopo ben 5 mesi e con la massima cordialità. Il 22 novembre, invio al direttore alcuni resoconti e preciso di farlo “senza alcuno spirito polemico (alcune osservazioni, anche da parte nostra, potrebbero essere esagerate) ma soltanto per proseguire quello che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro”. E il direttore mi risponde “Va bene, dopo guardo adesso sono in treno”. Dopo la lettura è lo stesso direttore che fa riferimento a un incontro avvenuto in sua presenza con l’editore: nessuna azione di pressione indebita, dunque. Il direttore mi chiede di avvisarlo subito, senza che si accumulino quelle che lui stesso correttamente definisce rassegne. Questo il testo preciso: “Per il resto ti dico questo: avvisami subito quando vuoi precisare qualcosa o dire la tua, così non si accumulano rassegne e si interviene subito, senza che si sedimenti nulla”.

Si dice dispiaciuto del tono, difende giustamente il lavoro dei suoi giornalisti, ma mai nega di essere d’accordo a questo confronto costante che prosegue da oltre un anno. Quando in conferenza stampa ho invitato a chiedere al direttore come facesse l’editore ad avere le nostre segnalazioni, intendevo proprio questo: il direttore sapeva bene che il confronto costante con lui, a volte, ha coinvolto anche l’editore, come ritengo normale e trasparente che sia. Attività di confronto con direttori ed editori è sempre stata normale da parte mia, fin da quando ricopro incarichi pubblici e avviene con tutte le testate con cui abbiamo rapporti.

Ancora oggi, l’editore di una importante emittente ha pubblicato un suo pensiero in cui ribadisce come da sempre abbia ricevuto scambi di vedute e critiche assai più aspre da parte di rappresentanti delle istituzioni e della politica, rispetto a quelle contenute nella rassegna stampa inoltrata al Secolo XIX.

Alla luce di tutto lo scambio di messaggi, qualcuno può davvero pensare che il direttore del Secolo XIX non fosse d’accordo a ricevere queste segnalazioni di cui mi ringrazia e addirittura mi sollecita ad inviare con maggiore frequenza? Il direttore mi chiede di mostrare altre chat in cui avrei veicolato un altro documento che cita anche nel suo articolo del 12 marzo 2026 e che mostra ad altri. Documento di cui rende noti giorno, ora, minuto e secondo di ricezione da parte dell’editore. Non ho contezza di quale documento si tratti, anche se mi viene falsamente attribuito. Pertanto, chiedo al direttore di renderne noto anche il mittente. E chiedo, se le ha, che mostri quelle che sono state definite con formula diffamante “black list di giornalisti sgraditi” e che né io né il mio staff abbiamo mai fatto e mai ci sogneremo di fare. Non intendo invece violare la riservatezza di chat che riguardano altre persone, cosa che il direttore invece ha fatto pubblicando messaggi altrui. Ribadisco invece di non aver mai inoltrato all’editore il messaggio che il direttore mi attribuisce e che sarebbe riferito agli esponenti del Pd genovese. Tutti i cittadini hanno diritto di criticare, sempre nel rispetto delle leggi. Il Presidente della Regione ha anche il diritto/dovere di rappresentare le critiche e le osservazioni che riceve dai suoi concittadini”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci in merito alla vicenda Secolo XIX.

La replica del direttore del Secolo XIX Michele Brambilla

Michele Brambilla, il direttore del Secolo XIX: "Mi ero ripromesso di non parlare più della vicenda dei dossier fatti confezionare da Bucci al suo staff di comunicazione per dimostrare al mio editore che giornalisti del Secolo XIX sono schierati per il centro sinistra. Mi ero ripromesso di non parlarne più, anche per rispetto del mio editore, che mi ha sempre garantito la libertà di fare un giornale imparziale e indipendente. Ma ieri sera Marco Bucci ha passato il limite inviando senza chiedermi l’autorizzazione le mie chat con lui. Sono tra l’altro chat in cui, se uno le legge tutte, è chiaro che io protesto per le sue ingerenze. Ma Marco Bucci, come ho scritto l’altro giorno ha mentito in qualità di presidente della regione Liguria, affermando, in una conferenza stampa che è stata ripresa in diretta da due emittenti televisive, e che quindi è documentabile, di non sapere nulla di un vademecum per le istruzioni per le elezioni amministrative, cioè di un manuale di istruzioni su come il secolo avrebbe dovuto seguire la sfida tra Salis e Piciocchi. Non solo Bucci in conferenza stampa ha negato di avere mai mandato i dossier al mio editore, ma anche detto di non sapere nulla di quel documento, che è intitolato “risposta del governatore Bucci” e che detta una serie di articoli da far scrivere ai giornalisti del secolo: documento che ha inviato al mio editore il 13 maggio 2025, in piena campagna elettorale.

Ora, siccome Bucci ha passato oggi tutti i limiti negando ancora l’esistenza stessa di quel vademecum per le elezioni, e siccome continua a diffamarmi dicendo che io ero d’accordo con lui nel confezionare quei dossier, a malincuore pubblico alcuni, solo alcuni dei molti screenshot che documentano le pressioni del governatore della Liguria Bucci sul mio editore durante la campagna elettorale e anche dopo. Io ribadisco soltanto, e vorrei che fosse molto chiaro, che il mio editore, Pierfrancesco Vago, è una persona perbene, che ha sempre respinto queste pressioni del governatore Bucci, e mi ha sempre garantito di fare un giornale libero e indipendente, come mi aveva chiesto il mio editore Gianluigi Aponte al momento dell’assunzione. Bluemedia, editrice del secolo esce pulitissima da questa vicenda. L’unico che ne esce male è Bucci, che anche ieri ha perseguito il suo disegno di menzogna, sostenendo che io ero d’accordo con lui nel confezionare dossier contro i miei giornalisti e ribadendo di non averli mai inviati all’editore del Secolo. Non solo. Lo stesso Bucci afferma che i nostri rapporti sono ripresi a novembre 2025 “dopo ben 5 mesi”. Ebbene, il file che mi inoltra ha come titolo "secolo settembre ottobre novembre.docx".

Per mesi quindi il confezionamento di questi “report” è proseguito senza quel presunto confronto con il sottoscritto che sarebbe stato alla base dell’iniziativa. La mia risposta viene interpretata come un avallo all’iniziativa quando evidentemente è solo un invito a segnalare tempestivamente in futuro eventuali errori oggettivi o richieste di precisazione. Subito dopo, infatti, contesto il tono del documento che mi è stato inviato e l’approccio prevenuto nei confronti del giornale con il quale è stato concepito. Pubblico soltanto tre dei messaggi che Bucci ha mandato il mio editore. Nel primo c’è appunto il manuale da seguire per le per la campagna elettorale dell’amministrativa del 2025 con un elenco di articoli da far scrivere ai giornalisti del Secolo. Lo riporto integralmente per mostrare a quale punto è arrivato il tentativo di condizionare la linea del giornale a soli undici giorni dal termine della campagna elettorale. Bucci contesta un titolo di prima pagina: “Gli ultimi sondaggi/Salis vicina al colpo del ko/Piciocchi sta risalendo” che alla prova dei fatti si dimostrerà invece perfettamente aderente ai i risultati reali: Salis eletta al primo turno con una parziale rimonta di Piciocchi negli ultimi giorni. Sulle proposte, ciascuno giudicherà. Nel secondo e nel terzo Bucci chiede che il Secolo non debba far parlare più “quelli del Pd” e che debba fare invece una campagna per dimostrare che il Pd è il partito dalle tasse. Questo è quello che il governatore Bucci ha scritto al mio editore. Ed è tutto documentato. Bucci ha mentito in conferenza stampa, ha mentito giovedì e mentito ieri".

F.A


Vuoi rimanere informato sulla politica di Genova e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 348 0954317
- inviare un messaggio con il testo GENOVA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
LaVocediGenova.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP GENOVA sempre al numero 0039 348 0954317.