Attualità - 15 marzo 2026, 08:00

Sestri Ponente, il comitato attacca Fincantieri: “Quartiere ignorato, nessun dialogo con cittadini e territorio”

Dopo Civ e Municipio interviene anche il 'Comitato di Via Sestri e Dintorni'. Il presidente Oppedisano: "Nel 2011 i sestresi scesero in piazza per difendere il cantiere: oggi l’azienda cresce ma non investe su Sestri e non ascolta i residenti. Se non arriveranno risposte valuteremo altre iniziative"

Dopo le prese di posizione del Civ di Sestri Ponente e del presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo, nel dibattito sulle ricadute del cantiere Fincantieri sul quartiere interviene ora anche il Comitato di Via Sestri e Dintorni.

La polemica nasce a seguito della tripla cerimonia che si è svolta nel cantiere di Sestri Ponente per il programma Explora Journeys del gruppo MSC, il varo tecnico di Explora IV, la posa della moneta di Explora V e l’avvio della costruzione di Explora VI, celebrata dalle istituzioni come un momento importante per la cantieristica genovese e per l’economia della città.

Ma dal territorio continuano ad arrivare critiche sul rapporto tra il cantiere e il quartiere. A intervenire è Nicolas Oppedisano, presidente del Comitato di Via Sestri e Dintorni. "È una presa in giro. Si sa qual è l’impatto sul territorio da parte di Fincantieri. Cambia la giunta, ma i problemi sono sempre gli stessi. Prima però sembrava che questi problemi non esistessero", afferma.

Oppedisano riconosce l’importanza industriale dell’azienda e dell’evento celebrato nei giorni scorsi, ma sottolinea come il quartiere resti completamente escluso dal dialogo. "Con queste tre navi è una bella cosa, è una soddisfazione anche per il quartiere. Ma, come sempre, tutto resta dentro Fincantieri: il quartiere e i cittadini sono totalmente esclusi. Sestri viene usata quando serve indicare dove ha sede l’azienda, ma nei confronti del quartiere c’è un totale disinteresse".

Il presidente del comitato ricorda anche il sostegno storico del quartiere all’azienda, in particolare durante la crisi del 2011. "Bisogna ricordare che i primi a manifestare affinché Fincantieri non chiudesse furono proprio i sestresi. Io ero bambino e andai con i miei genitori. C’erano cittadini e commercianti che non volevano la chiusura dello stabilimento".

Secondo Oppedisano, però, quel sostegno non sarebbe stato ricambiato con un reale investimento sul territorio. "Il ringraziamento a distanza di anni è non considerare il quartiere. Con tutto quello che guadagna potrebbe rifare a nuovo Sestri, potrebbe proporre corsi di italiano per la manovalanza straniera che assume. Invece se ne deve occupare il Comune di Genova a spese dei contribuenti".

Tra le criticità segnalate dal comitato ci sono anche i rumori provenienti dal cantiere nelle ore notturne. "Potrebbe anche evitare di battere le lamiere fino a tarda ora. Dicono che non succede, ma i rumori si sentono eccome", sostiene Oppedisano, sottolineando come le lamentele dei residenti vadano avanti da anni e non siano legate ai lavori del ribaltamento a mare.

Il presidente del comitato ricorda anche le difficoltà incontrate in passato nel dialogo con le istituzioni e con i soggetti coinvolti nei lavori del ribaltamento a mare di Fincantieri. "Sulle vibrazioni abbiamo combattuto per diverso tempo. Per farci ricevere dall’Autorità portuale, che era mandataria dei lavori, siamo dovuti andare sotto il palazzo dell’Autorità per tre giorni. Mandavamo pec senza ricevere risposte. Questo è il tipo di interfaccia che il quartiere ha avuto".

Secondo il comitato le trasformazioni legate al cantiere e al contesto portuale avrebbero avuto anche un impatto sul valore degli immobili e sulla qualità della vita. "Una casa comprata anni fa in via Catalani costava circa 300 mila euro. Oggi vale un terzo. Bisogna chiedersi il perché di queste valutazioni così basse, dovute a sicurezza, degrado e assembramenti notturni. Certo non si può dare tutta la colpa a Fincantieri, ma non è una novità di oggi".

Il nodo principale, secondo Oppedisano, resta comunque l’assenza di un confronto strutturato con il territorio. "Ancora oggi non si parla delle assunzioni sul territorio, non solo a Sestri ma a livello nazionale. Non si è mai creato un dialogo con il quartiere in un momento in cui Fincantieri continua a espandersi".

E aggiunge: "Oggi è un’azienda potente, ma i cittadini non li considera. E voglio ricordare, ancora, che nel 2011 i sestresi erano sul palmo della mano quando scesero in piazza per non farla chiudere. Ma quando i sestresi si stufano, i diritti se li fanno valere eccome. È una questione di realismo".

Il comitato, per ora, punta sul dialogo ma non esclude altre iniziative. "Come comitato vogliamo parlare con diplomazia finché non ci sarà un riscontro. Poi, se sarà necessario, valuteremo come agire diversamente. In primis però devono intervenire Comune e Municipio per far valere i diritti della comunità".

Infine un appello a riaprire il confronto con il territorio. "Bisogna creare un dialogo con i comitati, con i cittadini e anche con i politici. So che il presidente del Municipio Fabio Ceraudo ha inviato lettere all’azienda, ma non riceve le risposte che vorremmo. La priorità è aprire un dialogo vero. Se questo non succederà, vedremo cosa fare".