Partire da una commissione consiliare dedicata e dai dati, per evitare narrazioni distorte e affrontare in modo strutturato il tema dei reati tra minorenni. È questa la linea indicata dall’assessora Cristina Lodi, intervenuta in consiglio comunale in risposta all’interrogazione sul fenomeno delle violenze tra coetanei.
Al centro dell’intervento c’è soprattutto una distinzione netta tra dati reali e percezione sociale: “Non emerge un aumento della violenza minorile, ma una crescita della paura e della criminalizzazione del fenomeno, che è cosa diversa”. Un’impostazione che l’assessora estende anche alla questione dei minori stranieri non accompagnati, spesso al centro del dibattito pubblico. “Su circa 430 minori seguiti dal Comune, una ventina presenta situazioni estremamente problematiche: numeri che non giustificano generalizzazioni”. Lodi richiama quindi il lavoro già in corso da parte dell’amministrazione, tra centri per le famiglie, servizi territoriali, tutor di comunità e progetti educativi diurni, oltre al rafforzamento del rapporto con le scuole e alla promozione dello sport come strumento di prevenzione. “Dobbiamo evitare che la paura guidi le scelte: non aiuta i ragazzi e non risolve i problemi”, conclude.
Il consigliere Sergio Gambino aveva sollevato la questione chiedendo chiarezza sulle politiche messe in campo dal Comune, accusando la giunta di fornire una lettura parziale del fenomeno. “Raccontate sempre la mezza mela che vi piace” attacca, invitando a considerare anche gli effetti positivi di strumenti come il decreto Caivano.
Secondo il consigliere, i dati dimostrerebbero risultati concreti soprattutto sul fronte della dispersione scolastica: “In Campania, su 5mila segnalazioni, 3mila ragazzi sono tornati a frequentare la scuola con continuità. Questo è un intervento educativo reale”. Gambino insiste anche sul tema dei minori stranieri non accompagnati, sostenendo che l’incidenza dei reati sarebbe superiore a quella indicata dall’assessora e chiedendo maggiore attenzione anche verso i cosiddetti episodi “minori”. “Furti e aggressioni tra giovani non possono essere sottovalutati: servono azioni educative, ma anche controlli più stringenti sulle strutture” afferma.