Prima che il sipario si alzasse su “Il Campiello”, andato in scena ieri sera al Teatro Carlo Felice, i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche hanno portato davanti al pubblico le ragioni della mobilitazione nazionale promossa dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom, Uilm e Fials.
A leggere il messaggio unitario è stato Giuseppe Francese, Rsa Fistel Cisl del Carlo Felice, a nome di tutte le organizzazioni firmatarie del contratto. “In primis, il protrarsi della situazione di stallo nel rinnovo del CCNL 2022-2024, rinnovo necessario per dar seguito agli impegni assunti nel triennio precedente, dopo oltre 20 anni di vacanza contrattuale, con una riduzione del 40% del potere di acquisto della nostra retribuzione”.
Nel testo si evidenzia anche “la totale mancanza di un confronto con le parti sociali sul percorso di riforma del Codice dello Spettacolo”, ritenuto un passaggio decisivo per il futuro del settore.
Forte preoccupazione viene espressa inoltre per i vincoli sul turnover confermati dall’ultima legge di bilancio: “limitano ulteriormente la possibilità di nuove assunzioni, aggravando la già cronica carenza di organico e alimentando pericolose forme di precarietà strutturale”.
Secondo i lavoratori, l’insieme di questi fattori rischia di compromettere non solo le condizioni occupazionali, ma anche la qualità della produzione artistica e la tutela di un patrimonio culturale che rappresenta un simbolo dell’Italia nel mondo. “Tutti questi elementi minano seriamente la stabilità del lavoro e la qualità della produzione artistica”, si legge nel messaggio diffuso in teatro.