Il giorno dopo in quel di Multedo è come il giorno prima, e come quello ancora prima, e così andando all’indietro per anni e anni. È il giorno in cui ci si sveglia sapendo che non è cambiato nulla e che nulla cambierà, ancora una volta.
I depositi chimici, che fanno compagnia al quartiere da oltre sessant’anni, sono sempre lì, a cinque metri dalle abitazioni. Nessuno potrà spostarli, né in porto, né in pianura, né su un’isola galleggiante, né su una diga, né altrove. Non adesso, perché l’ultima prospettiva, vecchia ormai di otto anni, si è spenta proprio ieri, con la sentenza negativa del Consiglio di Stato su tutto il procedimento istruito dalla precedente amministrazione di centrodestra (il sindaco Marco Bucci) e dalla precedente guida dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale (il presidente Paolo Emilio Signorini).
A Multedo è un giorno come un altro non perché sia arrivata la sentenza negativa, ma perché ormai non ci crede più nessuno: e lo stop da parte del Consiglio di Stato è tutto fuor che una sorpresa, tutto fuor che una notizia non prevista. Per anni questi cittadini sono stati illusi, riempiti di false promesse, agitati e messi ad arte contro altri cittadini: qualcuno ha abboccato e c’è cascato, in una sterile contrapposizione con le persone residenti a Sampierdarena; qualcun altro si è sempre mostrato diffidente; qualcuno ha sempre sostenuto che non si potesse risolvere un problema andandolo a spostare in casa altrui; qualcun altro ha concionato di opzioni zero, altri ancora sulle distanze dei serbatoi a Multedo e a Ponte Somalia.
Se c’è un fatto da rimarcare, è che Multedo, come spesso avviene, è andata in ordine sparso, mentre Sampierdarena, completamente unita, ha detto no. E questo, non fosse altro che da un punto di vista numerico, è stato un fattore importante.
Ma la differenza l’ha fatta l’istruzione di un procedimento, quello del dislocamento dei depositi chimici da Multedo a Ponte Somalia, che non stava in piedi sotto nessun aspetto e che non a caso ha ricevuto due sonore bocciature, prima dal Tar Liguria e poi dal Consiglio di Stato. Pretendere di affrontare il trasloco con un semplice adeguamento tecnico funzionale, e non con una revisione del piano regolatore portuale, e pretendere di farlo con i soldi del risarcimento per il crollo del Ponte Morandi, perché i depositi a Sampierdarena avrebbero portato più benefici economici, sono la perfetta sintesi di quanta superficialità ci sia stata nell’approcciare un problema estremamente complesso.
Non è un caso che i depositi siano ancora a Multedo, dove sono nati: perché il tema è spinosissimo, perché gli aspetti tecnici sono infiniti, perché anche chi ci ha provato, si è alla fine impantanato. Ancor più e ancor meglio se, per provarci, si è scelta una strada talmente tanto leggera che persino i giudici, nella loro ultimissima sentenza, l’hanno smontata pezzo dopo pezzo con una facilità disarmante.
In tutto questo, si è giocato con la vita delle persone e con la loro pazienza. Meritano i cittadini di Multedo di esser presi per i fondelli? Di certo no. E adesso? L’iter riparte completamente da zero, al netto di persone che vorranno rimetterci la testa e le energie. L’attuale amministrazione comunale di centrosinistra sino ad ora se n’è guardata bene: tutti hanno dichiarato che la questione depositi sarebbe stata presa in considerazione solamente dopo la pronuncia del Consiglio di Stato. La pronuncia c’è stata.
Poco fa, l’Autorità Portuale ha emesso un comunicato per dire che dovrà essere il Comune a fare la prima mossa. Ieri il Comune ha emesso un comunicato per dire che dovrà essere l’Autorità Portuale a indicare dove sistemare i depositi chimici in area portuale. La partita di scaricabarile è pienamente cominciata, il tutto sulla pelle dei cittadini di Multedo e non solo. Perché la pelle dei cittadini di Sampierdarena non è proprio così al sicuro, se ripartirà un iter per riprendere in considerazione qualche molo di fronte alla delegazione.
Come poteva a Multedo non essere un giorno come tutti gli altri? Il trasloco dei depositi lo vedranno i nostri figli? I figli dei nostri figli? Chissà. Non sarebbe una sorpresa se gli operatori di Carmagnani e Superba, che sono i primi che vorrebbero andarsene, mandassero tutti a quel paese e facessero le tende. Problema risolto? Sì, ma per manifesta incapacità della politica e a scapito di quanti lavoratori? Ieri l’ennesima autobotte si è incastrata nella curva di via dei Reggio che conduce al casello autostradale. E chi si è preso la responsabilità di amministrare, parla, parla e parla. Servirà un altro 15 maggio 1987 per far svegliare le coscienze (quattro morti e un ferito)? La lista delle persone che si dovrebbero vergognare inizia a diventare sempre più lunga.