Oggi, martedì 24 marzo, le lavoratrici e i lavoratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia hanno incrociato le braccia per l’intera giornata, portando la loro protesta sotto le finestre della Prefettura di Genova, in Largo Eros Lanfranco. Il corteo, indetto da RSU IIT, FLC CGIL e USB, è partito alle 10 da via Roma, per proseguire poi in piazza Corvetto, via XII Ottobre, via S. Lomellini, via XX Settembre, piazza De Ferrari e ritorno in via Roma. La mobilitazione non nasce solo da una vertenza economica, ma pone un interrogativo profondo sul valore che il Paese attribuisce alla ricerca e all'innovazione. Al centro della protesta c’è il rinnovo del contratto aziendale. Secondo i sindacati, la proposta di aumento avanzata dalla Fondazione è considerata del tutto insufficiente a coprire la perdita del potere d’acquisto accumulata negli anni. Le retribuzioni di tecnici, amministrativi e ricercatori dell’IIT rimangono infatti tra le più basse se confrontate con quelle di analoghe istituzioni scientifiche europee.
Luca Recla, delegato RSU di USB Lavoro Privato, ha spiegato con chiarezza la situazione durante la manifestazione: "Siamo qui in piazza per chiedere un contratto subito. La Fondazione ha risposto alla contrattazione per il rinnovo economico con aumenti che sono a dir poco ridicoli. Noi pretendiamo che la Fondazione contratti seriamente, mettendo sul tavolo risorse economiche effettive. Al contempo, chiediamo che venga ripristinato il finanziamento completo da parte del Governo, che è stato tagliato nelle ultime leggi finanziarie: siamo passati strutturalmente da 100 milioni a 85 milioni di euro".
Oltre alla questione salariale, emerge un problema strutturale di stabilità occupazionale. Circa il 30% del personale contrattualizzato dell’IIT è a tempo determinato. Questa precarietà diffusa, denunciano i lavoratori, mina la qualità stessa della ricerca, che per sua natura necessiterebbe di continuità e investimenti a lungo termine. A peggiorare il quadro si aggiunge il fenomeno delle esternalizzazioni. Il rischio, secondo il sindacato, è quello di svuotare l’Istituto di competenze qualificate, trasformando un’eccellenza pubblica in un modello frammentato e meno capace di attrarre talenti.
Le critiche dei manifestanti colpiscono direttamente la gestione politica della ricerca in Italia. Recla ha evidenziato una forte discrepanza tra la retorica ufficiale e i fatti: "C’è una distanza siderale tra le dichiarazioni di facciata e la realtà. Si parla tanto di settori strategici e dell'importanza della ricerca, ma poi si tagliano i finanziamenti o si fanno prendere loro altre strade. Il risultato è che quando i lavoratori, che tengono in piedi questo settore, reclamano giustamente il riconoscimento della loro professionalità, i soldi non ci sono più. Questo è gravissimo, soprattutto in una fase in cui l'inflazione ha colpito duramente i salari".
La delegazione dei lavoratori, rappresentata tra gli altri da Maurizio Rimassa (USB), ha cercato oggi un confronto diretto con le istituzioni locali e il rappresentante del Governo. "La prima esigenza è l’apertura di una reale trattativa per il rinnovo economico. Per questo motivo oggi incontriamo i rappresentanti del Governo e il Prefetto, perché riteniamo che il Governo abbia una responsabilità diretta su queste risorse, e i problemi attuali ne sono la conseguenza. Il secondo obiettivo riguarda la vita complessiva dell’istituto: ci sono infatti molti lavoratori precari per i quali chiediamo garanzie di conferma e continuità occupazionale. Ovviamente c’è anche una forte preoccupazione per il futuro dell’istituto stesso".
"La nostra mobilitazione non riguarda soltanto il rinnovo del contratto," conclude il volantino distribuito in piazza, "ma il modello di sviluppo del comparto Ricerca in Italia". Dai territori e dalle istituzioni locali i lavoratori si aspettano ora un sostegno concreto per difendere quello che è, a tutti gli effetti, un presidio scientifico e occupazionale fondamentale per il Paese.