Un’operazione simultanea scattata all’alba in cinque Paesi europei ha smantellato una complessa rete di contrabbando transnazionale che aveva nel porto di Genova uno dei suoi snodi principali. L’operazione “Borotalco”, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) di Torino e condotta da oltre cento agenti tra DIA, Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane, ha portato all’arresto di cinque persone e al sequestro di 41 tonnellate di tabacchi lavorati esteri. Il nome dell'indagine è un omaggio al quarantennale del film di Carlo Verdone, ispirato casualmente dalla bandiera liberiana del primo container intercettato dagli investigatori.
Perquisizioni, arresti e sequestri sono stati eseguiti in Italia, Regno Unito, Polonia, Francia e Svizzera, smantellando così un sistema di contrabbando di tabacchi lavorati esteri riconducibile alla cosiddetta mafia curda, il gruppo criminale noto come "Bombacilar" o "Hackney Bombers", con base operativa a Londra.
Cinque persone finite in manette: due italiani già rinchiusi nel carcere di Marassi, il presunto vertice dell'organizzazione arrestato nel Regno Unito, due cittadini polacchi fermati a Varsavia e Kielce. Il provvedimento riguarda in totale sei indagati, con le attività ancora in corso in alcuni paesi. L’operazione ha portato al sequestro di beni per circa 2,5 milioni di euro, corrispondenti alle imposte evase e al profitto del reato. Nel corso dell'intera indagine sono state sottratte all'organizzazione oltre 41 tonnellate di sigarette, per un valore di mercato stimato intorno ai 15 milioni di euro sul solo territorio italiano, cifra che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto raddoppiare o triplicare se la merce fosse arrivata a destinazione nei paesi dell'Est Europa.
Tutto è partito da un container e da un'intuizione investigativa. La DIA, Direzione Investigativa Antimafia, analizzando sistematicamente le movimentazioni di merci in arrivo allo scalo genovese, ha individuato spedizioni anomale che nascondevano sigarette sotto carichi di materiali da costruzione, in alcuni casi blocchi di vetrocemento fatti girare per mesi su diverse navi per confondere le acque e depistare i controlli doganali.
L'indagine ha ricostruito un'organizzazione transnazionale con tentacoli in tre continenti: in Europa operavano cellule in Italia, Francia, Olanda, Polonia, Georgia, Svizzera e Regno Unito; fuori dai confini europei, i collegamenti raggiungevano Turchia, Armenia, Kenya ed Emirati Arabi Uniti. Il tabacco, marche prevalentemente destinate ai mercati esteri, veniva acquistato direttamente dalle fabbriche in Armenia, Dubai e Spagna, e immesso in Europa attraverso rotte marittime studiate con cura per confondere le dogane: partenze dall'Armenia, scali in Grecia, rientro verso la Turchia, arrivo a Genova con destinazione dichiarata verso i paesi dell'Est. I proventi venivano trasferiti in criptovalute per dissimularne l'origine ed eludere eventuali sequestri. A fare da snodo logistico sul territorio era la SGS Genovese Service, società con sede a Genova e magazzini a Bosco Marengo, in provincia di Alessandria, che veniva indicata come "notify" delle spedizioni, ossia la destinataria della merce, e che metteva a disposizione i propri spazi per lo scarico, lo stoccaggio e il ricarico verso altre destinazioni. Nello stesso magazzino venivano conservati i materiali di copertura e venivano riapposti i sigilli contraffatti sui container.
A completare il sistema, un esperto informatico aveva il compito di creare e gestire siti internet e indirizzi email fittizi per mascherare i destinatari reali nella documentazione doganale. Le comunicazioni interne all'organizzazione avvenivano esclusivamente tramite app di messaggistica criptata come Signal, Telegram e Threema, per rendere più difficile il monitoraggio investigativo.
Il procuratore europeo per l’Italia Andrea Venegoni aprendo la conferenza stampa che ha illustrato le indagini e l’operazione Borotalco, ha sottolineato il valore sistemico dell'operazione per l'intera Unione Europea: “Il contrasto ai reati che danneggiano il bilancio europeo è un'azione continua, che va a beneficio di tutti i cittadini. Questa operazione evidenzia le peculiarità investigative dell'EPPO, che permettono di coordinare e portare a termine operazioni di questa complessità, e la qualità della collaborazione tra le tre forze di polizia italiane, un aspetto non scontato e assolutamente determinante per i risultati conseguiti”.
A illustrare le tappe dell’indagine è stato il generale Luigi Macchia, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Genova: “Questa è un'operazione che evidenzia come la sinergia delle forze, sotto l'egida dell'autorità EPPO, abbia permesso di raggiungere risultati inimmaginabili”.
Il racconto parte dall'ottobre 2024. “Si è partiti da una segnalazione della DIA su un determinato container arrivato al porto di Genova. Dopo averlo fatto sbarcare e rimosso il carico di copertura, si è riscontrato che vi erano 12 tonnellate di sigarette. Non ci siamo fermati: a quel punto è scattato il coordinamento tra Agenzia delle Dogane, DIA e Guardia di Finanza. Abbiamo cercato di capire a chi fosse destinato il carico, preparato un carico sostitutivo e lasciato il container in attesa di ritiro”. Lo spedizioniere, la SGS Genovese Service, ha ritirato il container e lo ha trasportato al magazzino di Bosco Marengo. “Avevamo predisposto delle osservazioni e siamo intervenuti, scoprendo un altro soggetto chiave, oggi arrestato. Dal suo smartphone abbiamo estratto chat su varie piattaforme di messaggistica: informazioni preziosissime che ci hanno consentito di proseguire le indagini e individuare gli altri componenti del sodalizio”.
Le indagini si sono quindi allargate a Regno Unito, Svizzera e Polonia, rivelando le basi di approvvigionamento in Est Europa e Asia. Nel frattempo era già partito, con lo stesso spedizioniere, un secondo container: anche questo, circa dieci tonnellate di sigarette, è stato sequestrato a Genova. Un terzo carico di altre dieci tonnellate non è mai stato ritirato: arrivato a Rotterdam, è rimasto abbandonato in porto. “Evidentemente il gruppo criminale aveva capito che avevamo individuato gli autori e il modus operandi”, ha concluso il Generale.
A far partire le verifiche è stata la segnalazione della DIA come ricordato da Lorena Di Galante, del Centro Operativo DIA di Genova, che ha sottolineato il valore strategico dell'operazione e il ruolo centrale svolto dalla Direzione fin dall’avvio. Di Galante ha spiegato che l'intercettazione del primo container è stata la chiave di volta: ha permesso di decifrare la metodologia di importazione e di seguire il filo fino alle transazioni finanziarie in valuta digitale. “Le organizzazioni criminali si avvalgono di strumenti di gestione virtuale sui quali abbiamo investito risorse investigative, riuscendo a certificare anche gli scambi economici attraverso criptovalute, un fenomeno sempre più centrale nel panorama della criminalità organizzata transnazionale”.
Ezio De Vecchis, responsabile della Sezione Antifrode dell'Ufficio di Genova dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli, ha ricordato lo sforzo messo in campo questa mattina, circa trenta funzionari impegnati nelle operazioni, e ha inquadrato il fenomeno in un contesto più ampio. “Genova si conferma ancora una volta snodo di traffici illeciti all'interno di un fenomeno criminoso che ha ormai confini vastissimi. Stiamo parlando di contrabbando di sigarette aggiornato ai nuovi sistemi, alle nuove tecniche e alle nuove modalità operative”.
De Vecchis ha illustrato il contributo specifico delle dogane: “Siamo stati chiamati a leggere i documenti commerciali, doganali e di trasporto, individuando le connessioni anomale. Così abbiamo ricostruito le rotte dei container e compreso come certi movimenti non fossero affatto consoni: partenze dall'Armenia, arrivo in Grecia, ritorno verso la Turchia, poi Genova con destinazione dichiarata verso i paesi dell'Est. Blocchi di vetrocemento fatti girare per mesi su diverse navi fanno sorgere sospetti, che in questo caso si sono rivelati pienamente fondati”.
Ha poi evidenziato la portata dello strumento investigativo adottato: “Questa è forse la prima operazione internazionale in cui abbiamo messo in campo strumenti tipicamente doganali come la Convenzione Napoli 2, uno strumento di cooperazione tra le dogane europee raramente utilizzato in questo contesto”. Quanto ai numeri, De Vecchis ha rimarcato che i 10 milioni di euro di imposte evase sono calcolati esclusivamente sul mercato italiano: “Se parliamo della stessa merce distribuita in Francia e Olanda, bisogna probabilmente moltiplicare per due o per tre questo valore. Il danno reale al bilancio dell'Unione Europea è molto più grande di quanto i numeri di questa mattina lascino intendere”.
Il procuratore europeo delegato Adriano Scudieri ha rimarcato la dimensione squisitamente europea dell'operazione e la qualità della collaborazione internazionale. “Oltre alla sinergia tra le forze dell'ordine italiane, merita un riconoscimento la particolare collaborazione con le autorità europee e non solo. Nel Regno Unito c'è stato un arresto e sono in corso altre attività. In Francia è stato effettuato un monitoraggio transfrontaliero: un container è stato seguito fino a Parigi, dove la destinazione è stata accertata. In Svizzera le operazioni sono ancora in svolgimento. In Polonia, dove oggi sono stati arrestati due cittadini che si occupavano della gestione degli ordini dei carichi di tabacco, le indagini proseguono”.
Scudieri ha inquadrato il fenomeno del contrabbando di tabacchi nel panorama più ampio della criminalità organizzata: “Il tabacco è un mercato importante, soprattutto all'estero, dove le imposte sono molto elevate e una parte dei consumatori cerca di acquistarlo fuori dai canali regolari. Dall'altro lato, è un traffico percepito come meno pericoloso rispetto agli stupefacenti, e molte organizzazioni criminali lo utilizzano per incanalare e riciclare le proprie risorse economiche. Per questo va contrastato con la stessa determinazione”.
Sul legame con la mafia curda, Scudieri ha confermato che il soggetto arrestato nel Regno Unito è riconducibile a una famiglia nota degli "Hackney Bombers", gruppo criminale curdo-turco operante in Gran Bretagna ed è probabilmente la mente della rete: “In questo procedimento non ci sono ancora contestazioni specifiche sul punto, ma la riconducibilità a questa famiglia ci porta a ritenere probabile il coinvolgimento organico. Siamo ancora in fase preliminare di accertamento”.