Attualità - 25 marzo 2026, 15:18

Senza fissa dimora in città, sono 803 le persone censite dall’Istat: quasi il 66% vive ancora in strada

Il report fotografa una marginalità strutturale: strutture al 92,9% di occupazione, aumentano i posti letto ma resta difficile intercettare chi resta fuori. Crescono anziani, donne e stranieri tra i senza dimora, mentre il Comune punta su nuovi servizi e presa in carico sociosanitaria

Sono 803 le persone senza dimora censite a Genova dall’ultimo rilevamento simultaneo condotto dall’Istat, che restituisce una fotografia dettagliata e complessa della marginalità estrema in città. Di queste, 274 risultano accolte nelle strutture, mentre 529 – pari al 65,9% – vivono ancora in strada, evidenziando una criticità strutturale che va oltre la sola disponibilità di posti letto.

Il sistema di accoglienza cittadino registra infatti un tasso di occupazione del 92,9%, segnale di una rete sotto forte pressione ma anche di un potenziamento avviato nell’ultimo anno. Il Piano Inverno 2025/2026 ha portato a 120 i posti aggiuntivi rispetto all’anno precedente, con una novità significativa: non saranno dismessi al termine della stagione invernale, ma andranno a consolidare l’offerta insieme ai circa 200 posti attivi tutto l’anno nell’ambito del Patto di Sussidiarietà.

"Sosteniamo con forza questa rilevazione perché solo partendo da dati oggettivi si possono costruire politiche innovative", dichiara l’assessora al Welfare Cristina Lodi. "Dopo anni di disinvestimento, stiamo finalmente invertendo la rotta: abbiamo aumentato i posti letto e, soprattutto, diversificato l'offerta. Il fatto che oggi non ci siano liste d'attesa dimostra che il sistema regge, ma la vera sfida è l'aggancio di chi resta in strada. Con il “Caldo Riparo” abbiamo recuperato un'esperienza di accoglienza umana e immediata che l'Amministrazione precedente aveva abbandonato, ottenendo ottimi risultati andando a intercettare le persone e accompagnandole direttamente alla struttura".

Dal report emergono anche nuovi bisogni socio-assistenziali. Quasi il 30% degli ospiti delle strutture ha più di 60 anni, dato che segnala una crescente cronicità della povertà. La presenza femminile supera il 20%, una percentuale più alta rispetto alla media nazionale, mentre gli stranieri rappresentano il 48,2% del totale, evidenziando difficoltà nei percorsi di autonomia lavorativa e abitativa.

Sul fronte sanitario, si registrano criticità rilevanti legate alla salute mentale e alle dipendenze, che richiedono interventi integrati e continuativi. "Il dato sull'alta percentuale di stranieri ci conferma che il sistema attuale di accoglienza governativo non permetta a chi decide di rimanere in Italia di costruire sempre la propria autonomia, fenomeno per il quale va fatta una rilevazione specifica", aggiunge Lodi. "Mentre la forte presenza di over 60 ci ha spinto ad attivare, proprio in questi giorni, un'equipe geriatrica dedicata dopo le segnalazioni fatte ad ATS Liguria".

Tra le risposte attivate, il servizio “Caldo Riparo”, struttura di bassissima soglia che ha accolto fino a 15 persone a notte senza rigidi protocolli di accesso, e una nuova collaborazione con ATS Liguria. Un’équipe sanitaria, comprensiva di un geriatra, inizierà a operare direttamente nelle strutture per accompagnare le persone verso una presa in carico sociosanitaria mirata.

"Non vogliamo solo dare un letto, ma dare una risposta dignitosa e specifica a ogni fragilità, collaborando strettamente con la preziosa rete degli Enti del Terzo Settore genovese e del volontariato", conclude l’assessora. "A giugno partiranno nuove coprogettazioni per innovare e rilanciare ancora di più il sistema: la relazione di aiuto e la presa in carico sono gli obiettivi condivisi, mettendo sempre al centro la persona".

Redazione