BPER rafforza il proprio ruolo nel panorama culturale italiano con un progetto che intreccia patrimonio artistico, recupero architettonico e valorizzazione dei territori. Il sistema dei Poli culturali, presentato come evoluzione del percorso avviato nel 2017 con La Galleria Bper, punta a costruire una rete diffusa capace di collegare città e identità locali diverse, tra cui anche Genova.
Il patrimonio artistico del gruppo conta oltre 2.500 opere, frutto di acquisizioni stratificate nel tempo e provenienti dalle realtà bancarie confluite nella galassia Bper. Un insieme eterogeneo che racconta epoche, scuole artistiche e tradizioni locali, progressivamente valorizzato attraverso restauri, esposizioni e progetti educativi.
Cuore del sistema resta Modena, con la Pinacoteca e la sede di Palazzo San Carlo, centro della direzione scientifica e progettuale. Attorno a questo fulcro si è sviluppata negli anni una rete di iniziative diffuse che ha coinvolto diverse città italiane, tra cui Genova, inserita nel circuito espositivo insieme a Brescia, Milano, Venezia e Sondrio. Complessivamente sono state realizzate 27 mostre, con oltre 60mila visitatori.
Il progetto entra ora in una nuova fase con la nascita dei Poli culturali veri e propri, che affiancano alla dimensione artistica quella immobiliare. L’obiettivo è recuperare edifici storici e restituirli alla collettività con una nuova funzione pubblica.
Due i principali interventi in programma: a L’Aquila Palazzo Farinosi-Branconio, simbolo della ricostruzione post-sisma, che sarà inaugurato in estate e ospiterà opere dal Rinascimento al primo Novecento; a Ferrara Palazzo Barbantini-Koch, in apertura in autunno, dedicato alla pittura ferrarese ed emiliana dal Quattrocento al Novecento.
In questo disegno, anche Genova si conferma tappa significativa del sistema diffuso, già coinvolta nelle attività espositive e potenziale nodo di sviluppo futuro. La logica è quella di trasformare sedi storiche e immobili del gruppo in presìdi culturali aperti, capaci di generare valore sociale e diventare luoghi di aggregazione.
Restauro scientifico, recupero architettonico e nuove destinazioni d’uso si fondono così in un modello che punta alla rigenerazione urbana e culturale, con l’obiettivo di rendere il patrimonio non solo conservato, ma vissuto. Un approccio che guarda ai territori, e quindi anche a Genova, come protagonisti attivi di una rete nazionale sempre più interconnessa.