Attualità - 02 aprile 2026, 14:14

Genova inaugura l'ufficio LGBTQIA+. Salis: “I diritti devono tradursi in atti concreti”

Presentata a Tursi la nuova struttura dedicata al contrasto delle discriminazioni e all'inclusività. A coordinarla l'avvocata Ilaria Gibelli: “Uno strumento istituzionale per rendere la città un luogo sicuro e accessibile”

Non uno sportello, ma uno strumento”: con queste parole Ilaria Gibelli, l'avvocata chiamata a coordinare il nuovo ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova, sintetizza la filosofia che guida una struttura presentata oggi a Palazzo Tursi alla presenza della sindaca Silvia Salis e dell'assessora alle Pari opportunità Rita Bruzzone, in un salone di rappresentanza gremito.

L'ufficio nasce il mandato di orientare, coordinare e indirizzare le politiche pubbliche cittadine sulle tematiche LGBTQIA+, senza sovrapporsi al lavoro che le associazioni del territorio svolgono da anni, spesso su base volontaria. “Il nostro obiettivo è essere uno strumento istituzionale per rendere la città un luogo sicuro e accessibile, eliminando ogni forma di discriminazione, a partire da quella burocratica”, spiega Gibelli. “Nessuna amministrazione precedente si era mai impegnata concretamente in politiche di valorizzazione delle diverse soggettività, formazione e raccolta dati sulla comunità”. L'ufficio “non deve calare dall'alto le iniziative, ma essere uno strumento al servizio della cittadinanza”.

Nonostante sia operativo da circa un mese e mezzo, i progetti attivi sono già numerosi. Gibelli non nasconde la mole di lavoro: “Il tempo sembra molto più lungo, quasi tre anni, perché stiamo portando avanti tante iniziative. Ma la verità è che, fino ad oggi, nel Comune di Genova non era mai stato fatto un lavoro strutturato sulle politiche LGBT, quindi c'è ancora moltissimo da costruire”.

La prima priorità riguarda l'interno dell'amministrazione: è in corso l'introduzione dell'identità alias per il personale comunale e delle aziende paracomunali, uno strumento che consente alle persone in transizione di genere o non binarie di utilizzare un nome d'elezione nei contesti interni all'ente, come previsto dal contratto collettivo nazionale 2019-2021. Ma, avverte Gibelli, “non basta un regolamento: è fondamentale accompagnarlo con un percorso di formazione. Senza una reale conoscenza, senza capire cosa significhi essere una persona transgender o non binaria, le norme rischiano di restare sulla carta. Per questo la formazione è un passaggio centrale”.

La formazione è infatti uno degli assi portanti dell'intera struttura. Partiranno percorsi rivolti al personale comunale, con particolare attenzione agli insegnanti, ai servizi sociali e alla Polizia Locale, su violenza di genere e discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere. L'ufficio ha inoltre partecipato a un bando per avviare percorsi di educazione sessuo-affettiva rivolti agli insegnanti della fascia 0-6. “Attraverso l'ufficio parteciperemo inoltre a un bando per estendere la formazione anche alle insegnanti e ad altre figure dell'amministrazione, a partire, ad esempio, dalla polizia locale”, conferma l'assessora Bruzzone.

Uno dei cambiamenti più significativi, sottolinea Gibelli, riguarda il rapporto con il tessuto associativo: “Se prima le associazioni erano fuori a manifestare, oggi sono dentro e lavorano in sinergia con il Comune”. È già stato organizzato un primo tavolo di confronto, che ha registrato grande partecipazione ed entusiasmo, e sarà presto attivato un tavolo permanente sui diritti che coinvolgerà tutti i soggetti locali impegnati nella tutela delle persone LGBTQIA+ e di genere femminile.

In questo quadro si inserisce anche la riattivazione dell'adesione alla rete RE.A.DY, la rete italiana delle pubbliche amministrazioni impegnate nel contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Il 16 maggio, in occasione della Giornata internazionale contro l'omolesbobitransfobia, istituita scegliendo come data simbolica il 17 maggio 1990, giorno in cui l'OMS rimosse l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali,  Genova ospiterà un convegno dedicato alle discriminazioni istituzionali e al ruolo che le istituzioni possono avere nel superarle. Interverranno la sindaca Salis, la vicesindaca di Torino Emily Clancy e Porpora Marcasciano. “Per me è particolarmente significativo coinvolgere direttamente persone transgender. Troppo spesso si parla di questi temi senza dare voce a chi li vive in prima persona” afferma Gibelli.

Tra i progetti di più ampio respiro c'è la Casa Arcobaleno, una struttura di accoglienza pensata per i giovani LGBTQIA+ in situazioni di vulnerabilità, con l'obiettivo di offrire tra i 6 e i 10 posti letto, supporto psicologico e percorsi di inserimento lavorativo. “Abbiamo preso contatti con tutte le esperienze analoghe presenti in Italia: la Liguria è una delle poche regioni ancora prive di una struttura di questo tipo, nonostante il bisogno sia concreto e diffuso. Troppo spesso, infatti, le persone LGBTQ+ subiscono discriminazioni o violenze in famiglia, a scuola o sul lavoro. La Casa Arcobaleno vuole essere un presidio di accoglienza e protezione, ma anche uno spazio in cui le associazioni possano operare stabilmente”. Il progetto è sviluppato in sinergia con gli assessorati alle Politiche sociali e alle Pari opportunità, e con il supporto di UNAR, l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni, che ha annunciato l'uscita di un bando apposito.

Sul fronte culturale, è in cantiere un festival musicale dedicato agli artisti LGBTQIA+, progetto a cui Gibelli dichiara di tenere particolarmente: “Se il mondo della musica fatica ancora a garantire pari spazio alle donne, a maggior ragione esclude spesso le persone della comunità LGBTQIA+. Eppure ci sono tantissimi artisti e artiste di grande valore”. L'idea è che il festival nasca dalle associazioni, con il Comune nel ruolo di partner e facilitatore: “L’idea è che sia un progetto delle associazioni, non dell'ufficio, ma sviluppato in collaborazione con noi”. Tra i progetti a più lungo termine figura anche la collaborazione con l'assessorato all'Urbanistica per la creazione di un Atlante di Genere della città.

Con l'istituzione dell'Ufficio LGBTQIA+ il Comune di Genova sceglie di fare della tutela dei diritti, del contrasto a ogni discriminazione e della costruzione di una città più inclusiva un impegno strutturale” ha dichiarato la sindaca Silvia Salis. “Il nostro obiettivo è rendere Genova una città in cui ogni persona possa sentirsi riconosciuta, rispettata e libera di vivere la propria identità. I diritti devono tradursi in atti concreti, in politiche pubbliche, in attenzione nei servizi e nella capacità delle istituzioni di esserci davvero”. E ha aggiunto: “Sono temi sui quali, purtroppo, il dibattito pubblico è spesso impoverito da commenti superficiali e qualunquisti. Proprio per questo è importante ribadire che si tratta di uno strumento che un Comune può e deve avere: nel 2026 è giusto che un'amministrazione si doti di un ufficio di questo tipo. Il populismo e un certo modo distorto di affrontare questi argomenti vanno contrastati, e questo lavoro deve partire innanzitutto dalle istituzioni”.

Soddisfatta anche l'assessora Rita Bruzzone: “Oggi sono davvero felice. Non per me, ma perché finalmente si realizza qualcosa di concreto: l'applicazione di un diritto, la possibilità per chiunque, in questa città, indipendentemente dal genere, di sentirsi cittadino e cittadina al cento per cento. Credo che sia una lezione di civiltà. Ce lo eravamo promessi fin dal primo giorno, lo avevamo detto in campagna elettorale: ci crediamo profondamente e vogliamo che Genova diventi davvero una città dei diritti, per tutte e per tutti". E ha concluso: “L’ufficio LGBTQIA+ rappresenta un vanto per questa amministrazione, perché per la prima volta nella storia della città l'amministrazione comunale ha deciso di farsi carico delle istanze e delle problematiche che la comunità LGBTQIA+ vive ogni giorno sulla propria pelle. Sarà uno spazio che si occuperà di informazione, educazione e sensibilizzazione, ma anche di mettere in campo politiche concrete”.

L'ufficio è raggiungibile all'indirizzo email: ufficiolgbtqia@comune.genova.it


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