'La musica che ci gira intorno’ è il format de ‘La Voce di Genova’ dedicato alla scoperta e alla valorizzazione della scena musicale ligure, con un focus su artisti locali, eventi, nuovi talenti e le tradizioni sonore della nostra regione. Ogni settimana la musica sarà protagonista, in ogni sua forma e da ogni punto di vista. Qui troverai interviste agli artisti, le nuove uscite discografiche, gli appuntamenti per vedere concerti ed esibizioni live e spazio a chi, con la musica, ci lavora: dai produttori ai fonici, dai musicisti ai gestori di locali, teatri e spazi dove è possibile far sentire la propria voce.
‘Ci ho messo tutta l’anima’ non è solo il titolo del singolo d’esordio dell’artista genovese Peppo, pubblicato venerdì 3 aprile, ma anche un po’ la linea guida di tutto il suo percorso, da quando suonava la chitarra in cameretta da bambino fino ai palchi di oggi. Al suo interno racchiude la consapevolezza di aver dato tutto in qualcosa che non è bastato, non come rimpianto ma come riconoscimento del valore di ciò che è stato vissuto. Un esordio che sceglie consapevolmente di andare controcorrente, puntando su chitarre vere e pianoforte in un panorama musicale in cui il digitale ha preso il sopravvento.
La storia di Peppo, nome d'arte di Pietro Fasce, classe 2000, comincia da giovanissimo:“Mio padre aveva una grande passione per i vinili, mi ha sempre fatto ascoltare il cantautorato genovese e non solo” racconta. Lucio Dalla, Franco Battiato, nomi che oggi continuano a riverberarsi nella sua scrittura, come modo di intendere la canzone: la parola prima di tutto, il racconto, la capacità di trasformare il dettaglio quotidiano in qualcosa di universale.
La chitarra è arrivata quasi in automatico, da piccolo, ma per un lungo periodo la musica ha condiviso lo spazio con il calcio. “Fino ai 17 anni non ho mai scritto niente di mio. Suonavo per divertirmi, cantavo”. Poi hanno cominciato a prendere forma le prime canzoni e, come spesso accade, non si è più fermato. Nel 2020 arriva la collaborazione con Cvlto e la pubblicazione di diversi brani, tra cui Giovani di oggi scritto con Erocaddeo. A febbraio 2025 è La tua storia a diventare virale sui social, segnando un primo momento di visibilità più ampia. Ma è con questo nuovo progetto che Peppo sente di aver trovato la forma giusta per quello che vuole dire.
Il progetto nasce dall'incontro con Daniele DAB, produttore genovese con cui Peppo ha condiviso fin da subito la visione: “L’idea era quella di tornare alle origini: io sono appassionato di chitarra, quindi volevamo mettere lo strumento al centro di tutto”. I due si incontrano in studio, si confrontano, e capiscono che l'obiettivo non è inseguire il suono del momento ma costruire qualcosa che resista. Il risultato è una ballad pop “molto suonata”, con chitarre e pianoforte, in netta controtendenza rispetto a ciò che domina le classifiche.
“Ora è tutto molto digitale. La nostra idea era quella di suonare tanto, di fare qualcosa di un pochettino diverso”. La produzione costruisce un equilibrio delicato tra voce e tessuto sonoro, dove ogni elemento strumentale diventa parte integrante del racconto, amplificando le parole senza mai sovrastarle. Il brano ha convinto Artist First, che ha deciso di distribuirlo insieme ai brani che vedranno la luce nei mesi di maggio e giugno. “Da artista emergente, se fai uscire un EP intero si rischia di disperdere l'attenzione”.
‘Ci ho messo tutta l'anima’ parla della fine di una relazione, ma con uno sguardo insolito, quasi cinematografico. “La cosa un po' diversa è che la storia è raccontata in terza persona: non dall'interno, ma dall'esterno, come se la osservassi da fuori”. Peppo segue le tracce di una coppia nei dettagli domestici, come jeans rotti, maglioni dimenticati, una fotografia sul comodino, l'odore rimasto tra le lenzuola, trasformando oggetti quotidiani in frammenti emotivi di qualcosa che è finito ma non scompare. Due persone che si ritrovano ad essere “due estranei che si conoscono a memoria”: una condizione sospesa in cui il passato è ancora presente, ma non abbastanza da poter essere vissuto di nuovo.
Anche il video rispecchia questa prospettiva distante e osservativa. “Ci sono io a teatro che osservo altre persone”, proprio come testimone, per poter raccontare le relazioni umane con lucidità e sensibilità, senza cedere alla tentazione del dramma facile.
Fare musica da Genova nel 2026 significa portarsi addosso un peso e un privilegio insieme. “Quando sei di Genova e fai musica, tutti ti guardano con un occhio particolare, perché la città ha sfornato generazioni di cantautori, e quel nome evoca aspettative precise”. Sulla sua città ha una visione affettuosa e concreta. “Non puoi apprezzare Genova se ci vieni una volta sola. Ha bisogno di tempo, ha bisogno di essere vissuta”. Ma essere di Genova significa anche fare i conti con una piazza musicale più piccola, dove le opportunità ci sono ma vanno cercate con più tenacia. “I talenti ci sono, però poi magari si devono spostare. Questo un po' mi dispiace” ammette. Nonostante questo, negli ultimi mesi ha suonato live quasi ogni mese, e nel 2025 è stato selezionato dai Leore per partecipare a un contest durante la Milano Fashion Week.
Prima di salutarci Peppo scherza proprio sul suo nome d’arte, che non è altro che il soprannome di sempre: “A qualcuno non piace, ma mi sento io quando mi chiamano Peppo. E poi quello che c'è dietro al nome viene in secondo piano: è la musica che deve parlare”. Una filosofia che vale anche per il suo approccio alla scrittura: “Non è che si inventa qualcosa di completamente nuovo. Sono tutte cose che magari sono già state fatte in modo diverso. L'importante è mettere il proprio punto di vista, il proprio modo di vedere e di raccontare le cose”.