Cronaca - 07 aprile 2026, 17:06

Aggressione all’alba in via XII Ottobre, due giovani restano in carcere: confermata l’accusa di tentato omicidio

Il gip non convalida il fermo ma dispone comunque la custodia cautelare: “Elevata pericolosità sociale”. Esclusa la premeditazione

Restano in carcere i due ragazzi finiti sotto indagine per il violento accoltellamento di un giovane avvenuto all’alba del 2 aprile in in via XII Ottobre, nel centro di Genova. Il giudice per le indagini preliminari Marco Malerba ha deciso di non convalidare il fermo, ritenendo tuttavia necessaria la custodia cautelare in carcere alla luce delle gravi esigenze legate alla loro pericolosità.

I due indagati, un 19enne di origine tunisina e un coetaneo albanese, sono accusati di tentato omicidio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’aggressione sarebbe scaturita da un presunto furto: una collanina sottratta poco prima a un amico della vittima. Da lì sarebbe nata una violenta escalation culminata nel ferimento del giovane.

Il giudice ha escluso il rischio concreto di fuga, giudicando insufficienti le motivazioni della procura, basate da un lato sulla posizione irregolare del tunisino e dall’altro sui legami dell’albanese con il Paese d’origine, definite “valutazioni generiche”. Nonostante ciò, ha ritenuto sussistente un quadro cautelare grave.

Particolarmente pesante la dinamica dell’aggressione: la vittima, finita a terra, sarebbe stata colpita con calci al volto e poi accoltellata alla schiena. Il fendente avrebbe perforato un polmone. L’arma, secondo la ricostruzione, sarebbe stata consegnata al 19enne tunisino da una terza persona presente sulla scena.

Durante gli interrogatori sono emerse versioni contrastanti tra i due indagati. Il giovane tunisino ha attribuito al coetaneo albanese la responsabilità del colpo di coltello, una ricostruzione però ritenuta non coerente dal giudice e smentita dalle testimonianze raccolte.

Esclusa l’aggravante della premeditazione, il gip ha comunque evidenziato un livello “altissimo” di pericolosità sociale, sottolineando l’incapacità dei due di contenere impulsi violenti e comportamenti antisociali. Da qui la decisione di mantenere entrambi in carcere.

Redazione