Si è svolto ieri, mercoledì 8 aprile, presso il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, l’incontro pubblico “Minori stranieri non accompagnati: dalla narrazione alla realtà”, promosso dal gruppo consiliare Riformiamo Genova con Silvia Salis. Un momento di confronto partecipato che ha riunito istituzioni, operatori del terzo settore ed esperti per analizzare dati, criticità e prospettive del sistema di accoglienza.
All’iniziativa hanno preso parte Andrea Torre (Centro Studi MEDI), Elisabetta Morbillo (Forum Terzo Settore Genova), l’assessora al Welfare Cristina Lodi e l’assessora alla Sicurezza Urbana Arianna Viscogliosi. I lavori sono stati introdotti da Maria Luisa Centofanti, consigliera e capogruppo di Riformiamo Genova con Silvia Salis, e moderati dal giornalista Alberto Bruzzone (La Repubblica).
Ad aprire il confronto è stata Centofanti, che ha sottolineato l’urgenza di partire da dati oggettivi e da una corretta definizione del fenomeno: al 31 dicembre 2025 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia erano 17.011, mentre in Liguria 546, con una netta prevalenza di minori maschi.
Il quadro emerso durante l’incontro è stato ulteriormente approfondito dai dati del Centro Studi MEDI, che evidenziano come in Liguria i minori stranieri non accompagnati siano oltre 500, con una forte concentrazione territoriale: circa il 76% è accolto nella sola area metropolitana di Genova, pari a oltre 400 minori. Una distribuzione che rende il capoluogo il principale punto di riferimento regionale per il sistema di accoglienza. Si tratta inoltre di una popolazione molto giovane ma prossima alla maggiore età: la fascia tra i 15 e i 17 anni è nettamente predominante e oltre il 46% dei ragazzi ha già 17 anni, con tempi molto ridotti per costruire percorsi di integrazione prima dell’uscita dai sistemi di tutela.
“Tutto ciò che non si conosce, tutto ciò che non affrontiamo diventa un’occasione per colpevolizzare senza analizzare i problemi. Abbiamo voluto riportare il tema alla sua dimensione reale, fatta di numeri, persone e percorsi concreti”, ha dichiarato Centofanti. Nel corso dell’incontro è emersa anche la distanza tra percezione pubblica e realtà dei servizi, in un contesto segnato dalla riduzione delle risorse destinate ai progetti di presa in carico, all’inserimento scolastico e ai percorsi socioeducativi. È stato inoltre ricordato l’impegno del Comune di Genova, che, attraverso gli assessorati competenti, ha sollecitato il Governo a rafforzare le politiche educative dedicate, anche con una richiesta formale inviata al ministro dell’Istruzione e del Merito.
“Spesso ciò che accade nei centri di accoglienza non fa notizia, o emerge solo per gli aspetti critici. Ho chiesto ai responsabili delle comunità di aiutarmi a ‘fare notizia’ raccontando quel 90% di risultati positivi che restano nell’ombra: ragazzi che imparano l’italiano, frequentano la scuola e si impegnano per superare le difficoltà di un sistema complesso. Esiste una narrazione diversa, fatta di speranza e integrazione, che va rafforzata e raccontata. Siamo consapevoli che esistano problematiche che richiedono prese in carico interistituzionali complesse, ma questi giovani sono già, o diventeranno, i
futuri cittadini della nostra città”, ha dichiarato l’assessora al Welfare Cristina Lodi, ponendo l’accento sulla necessità di riequilibrare il racconto pubblico.
Nel dibattito è intervenuta anche l’assessora alla Sicurezza Urbana Arianna Viscogliosi, che ha richiamato il tema della sicurezza in una chiave integrata: “Oggi nella nostra città è presente il 78% dei minori che sono in Liguria, una concentrazione altissima frutto delle scelte del Governo di trasferire questi ragazzi nel nostro territorio. Dobbiamo però leggere la realtà senza pregiudizi: il Rapporto Antigone 2026 evidenzia che i reati commessi da minorenni e MSNA in Italia sono appena l’1,5% del totale nazionale. La sfida, dunque, non è solo di ordine pubblico ma di prevenzione. La nostra Polizia Locale svolge un ruolo cruciale: intercettare chi fuoriesce dai percorsi delle comunità significa sottrarre manovalanza alla criminalità organizzata. Se il Governo decide di inviare qui questi giovani, deve però anche garantire le risorse per non lasciarli nel limbo. Senza scuola e formazione, il rischio di devianza aumenta. La sicurezza urbana si garantisce solo con la sicurezza integrata, fermezza nel controllo ma percorsi certi di inclusione. Perché quando un minore resta invisibile, la sua fragilità aumenta e la sicurezza di tutta la nostra comunità diminuisce”.
Dal report emerge anche una forte polarizzazione delle provenienze: Egitto e Ucraina rappresentano da sole circa due terzi dei minori accolti, seguite da Tunisia, Albania e Gambia. Un dato che riflette dinamiche geopolitiche e migratorie recenti e che richiede risposte differenziate nei percorsi di integrazione. Nel corso degli interventi è stato ribadito come il sistema cittadino si fondi su un approccio multilivello: non solo accoglienza materiale, ma anche mediazione interculturale, supporto legale, accesso al servizio sanitario e presa in carico dei bisogni più complessi.
Come evidenziato da Elisabetta Morbillo, si tratta prima di tutto di persone: “Yousef, Elvis, John: hanno un volto, diritti e doveri. Non possiamo limitarci a vitto, alloggio e vestiario, ma dobbiamo investire su alfabetizzazione linguistica, inserimento scolastico e formazione professionale”.
Una delle principali sfide riguarda proprio il sistema educativo: in Liguria sono oltre 30 mila gli studenti stranieri e la fascia d’età tipica dei minori non accompagnati coincide con quella della scuola secondaria superiore, dove il rischio di dispersione e difficoltà di permanenza nei percorsi formativi è più elevato. L’obiettivo condiviso è quello di accompagnare i minori verso l’autonomia, attraverso strumenti come tirocini e borse lavoro, riducendo il rischio di marginalità al termine dei percorsi di accoglienza.
In chiusura, Centofanti ha rilanciato il percorso avviato: “Sono felice di constatare l’interesse per il tema. Ieri abbiamo esplorato la questione partendo da numeri e situazioni reali.Il prossimo passo potrebbe essere dedicato alla ‘narrazione del bello’: raccontare le esperienze positive attraverso le voci di educatori, ragazzi, tutori e datori di lavoro, per dimostrare che un’accoglienza efficace non è solo un obbligo legislativo, ma può generare percorsi concreti di integrazione”.