Politica - 10 aprile 2026, 13:08

Gronda, Rixi: “Aspi ferma da tre anni”. Poi l’affondo su pedaggi, ponti e Val Bisagno

Il viceministro: “Non approviamo il piano senza impegni rispettati. Niente fondi pubblici, rischio aumenti”. Sui viadotti: “Decenni senza manutenzione”. E sullo Skymetro: “Scelta tecnica”

Dalla Gronda alle manutenzioni autostradali, fino ai ponti cittadini e alla mobilità in Valbisagno. È un intervento a tutto campo quello del viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, che affronta i principali nodi legati alla viabilità genovese. Rispondendo alle domande dei cronisti presenti, a margine del convegno organizzato da Uilca CISL a Palazzo San Giorgio, il numero 2 del MIT analizza la situazione genovese.

Il punto di partenza è la Gronda, ferma da anni: “ASPI negli ultimi tre anni, nonostante le sollecitazioni del Ministero, non ha fatto i progetti esecutivi”. Una situazione che blocca l’iter: “Noi non approviamo il PEF di ASPI se non rispetta tutti gli impegni. In questo momento hanno chiesto una proroga all’Unione Europea”.

La linea del Ministero resta chiara: “Noi chiediamo che i lavori della Gronda ripartano rapidamente”. Possibili modifiche? Solo a determinate condizioni: “Se ci sono ipotesi meno impattanti per il territorio, siamo disposti a prenderle in considerazione solo se c’è la condivisione del territorio, quindi da parte del Comune di Genova. Sennò il progetto deve continuare quello approvato nel 2012”.

Rixi non nasconde però le criticità dell’opera: “È evidente che è un progetto vecchio, con tempi di realizzazione dagli 8 ai 12 anni e con impatti durante la costruzione pesanti sulla viabilità genovese, con il rischio che le code non diminuiranno ma aumenteranno”.

Da qui la necessità di un approccio diverso: “Il mio tema è fare le opere cercando di danneggiare il meno possibile la capacità logistica genovese e la possibilità di muoversi”.

Nel frattempo, il focus è anche sulla rete esistente: “Abbiamo aumentato i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria: sono passati da 62 milioni a oltre un miliardo e due all’anno per recuperare tutto ciò che nel passato non è stato fatto”.

Un passaggio che si lega direttamente al tema sicurezza: “Dobbiamo garantire la sicurezza, non vogliamo più vivere situazioni come nel 2018”.

Guardando al futuro, il viceministro sottolinea le criticità della tratta autostradale cittadina: “L’attuale sede da Voltri a Genova Ovest ha bisogno nel prossimo decennio di profondi rifacimenti, soprattutto sulle gallerie, quindi abbiamo bisogno di una viabilità alternativa”.

E avverte: “Non vorrei che tra 10-15 anni ci trovassimo nelle stesse situazioni del passato. Il Morandi, secondo ANAS, doveva essere demolito nel ’95”.

Sull’ipotesi di un finanziamento pubblico per sbloccare la Gronda, Rixi è netto: “Non è ipotizzabile perché ci sono delle regole europee. Oggi il concessionario è privato, i soldi sono privati”.

Il viceministro punta il dito anche sulle scelte passate: “La cessione non l’ha fatta questo governo ma i governi precedenti, con asset ceduti a prezzi del 2007, senza tenere conto del caro materiali”.

Da qui il timore per gli utenti: “Oggi rischiamo di avere un aumento esplosivo dei pedaggi autostradali, a cui questo governo si oppone totalmente”.

E aggiunge: “Ho chiesto ad ASPI che qualsiasi progetto eviti l’aumento dei pedaggi, salvo l’adeguamento ISTAT. Essere cornuti e mazziati come cittadini italiani mi sembra un po’ esagerato”.

Rixi affronta poi il tema delle infrastrutture cittadine: “Secondo me bisognerebbe fare un esposto alla Procura per il Comune di Genova che negli anni non ha mantenuto ponti e impalcati”.

Un’accusa che allarga il campo: “Un impalcato cade se non ci sono almeno 30 anni di mancate manutenzioni, quindi questo riguarda tutte le amministrazioni”.

Pur riconoscendo un cambio di passo recente: “Dopo il 2018 l’amministrazione ha ricominciato a intervenire, come su via Bari e sul ponte che porta all’aeroporto”.

E conclude: "Sono d’accordo a trovare le risorse per tutti, ma iniziamo a fare meno politica e più opere pubbliche”.

Infine, il capitolo mobilità in Valbisagno, tra ipotesi tram e sistemi alternativi come la funivia.

Rixi ribadisce l’esito delle valutazioni tecniche: “Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dopo sei anni di analisi, ha decretato che l’unico sistema possibile era lo Skymetro”.

Una scelta che non dipende dalla politica: “Se un domani cambierà questa versione non c’è nessun tipo di problema, ma non è una questione politica, è tecnica”.

Il viceministro chiarisce anche il funzionamento dei finanziamenti: “Non sono io a scegliere chi vince o chi perde un bando. Ci sono criteri oggettivi”.

E chiude con una stoccata: “Genova ha rinunciato a 400 milioni di euro di investimenti, cosa che non ha fatto nessun’altra città. Quei fondi sono stati utilizzati per finanziare opere in altri comuni”.

I.R.


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