A trentacinque anni di distanza, resta una delle pagine più drammatiche della storia marittima italiana. Era l’11 aprile 1991 quando, nel golfo di Genova, al largo di Arenzano, un’esplosione devastante squarciò la superpetroliera Haven, battente bandiera cipriota. La nave, una VLCC tra le più grandi in circolazione, era in rada davanti a Voltri dopo aver scaricato parte del carico a Multedo pochi giorni prima.
L’incidente avvenne durante un’operazione di trasferimento del greggio tra le cisterne, necessaria per correggere l’assetto dopo che era stata segnalata un’avaria al sistema di pompaggio. La deflagrazione innescò un incendio che avrebbe avvolto la petroliera per tre giorni, sotto gli occhi di una città ancora scossa dalla tragedia del Moby Prince, avvenuta appena 24 ore prima a Livorno.
Il bilancio fu pesantissimo: morirono cinque persone, il comandante e quattro membri dell’equipaggio, di nazionalità greca e filippina. Per le operazioni di soccorso vennero mobilitati anche i vigili del fuoco, impegnati con 10 elicotteri e due imbarcazioni.
Dopo giorni di fiamme, la Haven affondò, portando con sé una quantità enorme di petrolio. Le stime parlano di decine di migliaia di tonnellate di greggio riversate in mare, in quello che viene ricordato come uno dei più gravi disastri ambientali mai avvenuti nel Mediterraneo. Le conseguenze furono pesanti per l’ecosistema marino e per le coste liguri, con operazioni di bonifica che si sono protratte per anni, fino al 2008, senza però riuscire a eliminare completamente i residui di idrocarburi.
La storia della Haven era già segnata da episodi sfortunati: costruita nel 1973 in Spagna, faceva parte di una serie di petroliere gemelle accomunate da incidenti simili. Nel 1988 era stata colpita anche da un missile durante la guerra Iran-Iraq, subendo danni che avevano richiesto lunghe riparazioni a Singapore.
Sul piano giudiziario, il processo per omicidio colposo e disastro ambientale non portò a condanne: nel 2002 gli imputati, tra armatori e responsabili delle manutenzioni, vennero assolti per insufficienza di prove.
Oggi il relitto della Haven giace su un fondale di circa 80 metri davanti ad Arenzano. Con il tempo si è trasformato in una meta per subacquei da tutto il mondo: è considerato il più grande relitto visitabile del Mediterraneo e uno dei principali a livello globale. Attorno allo scafo si è sviluppato un ecosistema ricco e inatteso, con anemoni, coralli, molluschi e banchi di pesci che hanno trovato rifugio in quella che, da tragedia industriale, è diventata anche un’insolita oasi marina.
Resta però il segno di una ferita mai del tutto rimarginata, memoria di un disastro che ha cambiato per sempre il rapporto tra il territorio e il suo mare.