La decisione della sindaca Silvia Salis di chiudere scuole, università e parchi storici in occasione della 97ª Adunata Nazionale degli Alpini, prevista dall'8 al 10 maggio, ha diviso la città, almeno sul web, tra chi vede nell'evento un'opportunità e chi si trova già a fare i conti con i calendari di lavoro e i turni dei nonni. Il Comune di Genova ha precisato esplicitamente che si tratta di misure "già adottate anche da altri Comuni ospitanti le precedenti Adunate nazionali": in altre parole, chiudere scuole e parchi in occasione dell'adunata è una prassi consolidata, un protocollo che si replica di città in città. L'ordinanza, emanata dalla Direzione Protezione Civile, motiva la chiusura delle scuole con le "gravose limitazioni alla circolazione dei veicoli pubblici e privati" previste nei giorni dell'evento, aggravate dalla creazione di una vasta zona pedonale nel centro urbano. Per i parchi storici, invece, la preoccupazione è diversa: evitare che l'afflusso straordinario di persone danneggi prati, alberi, strutture architettoniche ed "elementi decorativi" di pregio.
La critica più diffusa dei genovesi riguarda proprio la chiusura delle scuole per limitare gli spostamenti, ma i genitori che lavorano devono comunque uscire di casa. "I bambini finiranno dai nonni o da una babysitter" scrive una madre sui social, "e chi li tiene dovrà comunque girare per la città, senza neanche poter portarli al parco".
C'è poi chi distingue tra le due misure, comprendendo la scelta di tenere i parchi chiusi, ma accusando di non tener conto della realtà delle famiglie che lavorano. Trovare una soluzione last minute per un solo giorno, soprattutto per chi non ha una rete familiare di supporto, può rivelarsi più complicato e costoso che non mandare i figli a scuola il sabato.
Sullo sfondo c'è anche una questione di principio che qualcuno esplicita senza mezzi termini: "L'istruzione dovrebbe essere una priorità": non è una polemica sull'adunata in sé, ma una riflessione più ampia su quanto spesso le esigenze della vita scolastica si trovino a dover cedere il passo di fronte a eventi straordinari.
A fare da contrappunto nostalgico ci sono i ricordi di chi c'era quando gli Alpini vennero a Genova l'ultima volta, venticinque anni fa. "Le scuole erano aperte, la città era viva e allegra, e anche pulita". Bisogna tener conto che la gestione degli eventi pubblici erano molto diverse da oggi: i protocolli di sicurezza, la pianificazione della mobilità e la tutela del patrimonio urbano sono cambiati profondamente.
Non mancano le voci entusiaste: in tanti ritengono che i 400mila visitatori attesi siano una manna per bar, ristoranti e attività commerciali della città. E c'è anche chi sottolinea il valore simbolico della manifestazione: gli Alpini non sono solo un'occasione di festa, ma un corpo con una lunga storia di interventi in emergenza, come alluvioni, terremoti, calamità. Accoglierli a Genova, città che di alluvioni se ne intende, ha per qualcuno un significato che va oltre la logistica.