Attualità - 21 aprile 2026, 20:46

Protezione dei minori, Genova fa da apripista: presentato il progetto europeo Safe in Town

A Palazzo Tursi la tavola rotonda per costruire un sistema allargato con associazioni, scuole e istituzioni. Il Municipio I Centro Est sarò l’unico territorio pilota in Italia

Ogni anno milioni di bambini subiscono violenze spesso proprio nei luoghi in cui dovrebbero sentirsi al sicuro: casa, scuola, comunità. Eppure i sistemi di protezione dell'infanzia restano, in molti territori, frammentati e poco coordinati. È per rispondere a questa criticità che nasce Safe in Town, progetto europeo che coinvolge Italia, Grecia, Portogallo e Cipro. In Italia, il territorio pilota è uno solo: il Municipio I Centro Est di Genova. Se ne è parlato oggi a Palazzo Tursi, in una tavola rotonda promossa dal Municipio e da Defense for Children Italia, che ha riunito istituzioni, servizi sociali e sanitari, scuole e terzo settore per condividere il lavoro svolto finora e costruire insieme i prossimi passi.

Caterina Parodi, referente di Defense for Children Italia, ha illustrato il punto di partenza del progetto: una mappatura preliminare del territorio, condotta insieme a un gruppo di lavoro che include servizi sociali, municipio, ASL, nucleo fasce deboli, servizi educativi e scuole. “Dall'analisi fatta preliminarmente, e poi attraverso gli incontri del gruppo di lavoro, abbiamo identificato dei bisogni molto specifici e delle aree di miglioramento”, ha spiegato. “È emersa la necessità di oltrepassare la frammentazione del sistema. Nonostante tanti passi siano stati fatti da tanti attori e molte risorse siano state messe sul territorio, c'è ancora la necessità di un coordinamento più integrato tra i diversi soggetti coinvolti".

Ma non si tratta solo di migliorare la comunicazione tra enti. La sfida è soprattutto rendere il sistema visibile e accessibile a chi ne ha più bisogno: i minori stessi. “L'idea è che le procedure siano accessibili non solo agli addetti ai lavori, ma soprattutto che il sistema sia accessibile alle persone minorenni che lo abitano, che abitano i luoghi del territorio”, ha precisato Parodi. “Vogliamo sperimentare questa modalità a livello municipale, così che poi si possa fare una scalabilità a livello dell'intero Comune”.

Il gruppo di lavoro, ha sottolineato Parodi, è “sempre dinamico e sempre aperto a ricevere nuovi attori”. Attualmente ne fanno parte il Municipio con tutti i suoi servizi, i servizi educativi 0-6 del Comune di Genova, la ASL 3 con i consultori, il Garante per l'Infanzia, il nucleo fasce deboli della Polizia Locale, scuole del territorio di primo e secondo grado, organizzazioni del terzo settore tra cui il Patto di Comunità, i servizi sociali. “Adesso il gruppo si sta allargando anche alla Casa sull'Albero dell'ospedale Gaslini e ad altre organizzazioni specifiche del territorio che vogliono far parte del progetto”.

Parodi ha tenuto a chiarire con precisione la doppia missione del progetto: “Da un lato, che i bambini e le bambine sappiano a chi rivolgersi. Ma anche che, quando si rivolgono a qualcuno, questo sistema sia in grado di funzionare tempestivamente e adeguatamente. Perché ancora oggi sappiamo che ci sono tanti colli di bottiglia. Questo progetto vuole rafforzare un sistema sempre più al servizio delle persone minorenni e non, come purtroppo a volte succede, al servizio del sistema stesso”.

Il Municipio I Centro Est, come ricordato, sarà l’unico territorio pilota italiano nell’ambito di Safe in Town che a livello europeo coinvolge Grecia, Cipro e Portogallo. Il risultato concreto del lavoro in corso sarà una child safeguarding policy municipale: un documento che ogni associazione, ente o organizzazione che collabora con il Municipio partecipando a bandi, chiedendo patrocini, lavorando con minori, dovrà conoscere e sottoscrivere

Simona Cosso, presidente dei municipio, ne sottolinea l’importanza: “Quando, insieme a tutti questi attori che ci stanno aiutando a scrivere questa policy, arriveremo a redigere questo documento, tutte le associazioni che col municipio andranno a collaborare su progetti che riguardano i minorenni dovranno conoscerlo e sottoscriverlo. Questa per noi è la garanzia che chiunque parteciperà a un nostro bando rispetti i criteri stabiliti. Operatori e operatrici, attraverso la piattaforma di e-learning, avranno fatto una formazione precisa e se si dovessero trovare a intercettare il bisogno di una persona minorenne rispetto a un elemento di incuria o di violenza, sapranno che cosa fare. Noi vogliamo avere la sicurezza che chi lavora con noi sappia come comportarsi, e noi siamo garanti di questo percorso”.

Un passaggio emerso con forza dalla serata riguarda le scuole statali. “Le scuole comunali hanno già procedure proprie”, ha precisato Cosso, “ma le insegnanti delle scuole statali spesso si trovano da sole e non sanno qual è la procedura, chi la attiva, se spetta al dirigente o a qualcun altro. Quasi tutte le scuole del territorio ci hanno segnalato questa lacuna. Da lì nasce l'esigenza di avere uno strumento condiviso”. L'obiettivo, ha sintetizzato la presidente, è netto: “Vogliamo che tutte le realtà, dalla scuola all'associazionismo al terzo settore, abbiano questa sicurezza. Noi facciamo la tutela della tutela”.

Un processo che evidenzia anche l’attenzione all’integrazione ma dal tavolo, con la condivisione degli attori a oggi coinvolti, è emerso un dato che merita particolare attenzione: nonostante la presenza di numerose famiglie straniere, a essere segnalati e seguiti dai servizi risultano prevalentemente bambine e bambini italiani. Un dato in controtendenza rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare per cui, come ribadisce Cosso, “è importante lavorare con i dati reali del territorio”.