La capogruppo del PD Martina Caputo ha riportato il tema del Ser.D, attualmente collocato in via Canevari, all’attenzione della giunta comunale durante l’odierna seduta del consiglio, denunciando una situazione ormai insostenibile per una struttura che, nata come soluzione puramente temporanea dopo il trasferimento da corso De Stefanis, è diventata un presidio permanente ma privo dei requisiti minimi di dignità. "Parliamo di un servizio essenziale, fondamentale non solo per chi vive una condizione di dipendenza, ma per l’intera comunità" ha esordito Caputo durante il suo intervento, sottolineando come la carenza di spazi interni costringa quotidianamente gli utenti a trasformare la piazza antistante in una vera e propria sala d'attesa a cielo aperto.
Questa condizione, secondo la consigliera, genera situazioni di promiscuità e rischi per l'ordine pubblico che hanno già spinto residenti e commercianti a presentare continue segnalazioni, culminate in una mozione votata all'unanimità dal consiglio municipale per chiedere lo spostamento immediato del centro.
La replica dell'assessora Cristina Lodi ha confermato la profonda irritazione dell'amministrazione comunale per il metodo seguito dagli uffici regionali, lamentando un silenzio istituzionale che dura ormai dallo scorso gennaio, quando era stata inviata una nota congiunta con il Municipio Bassa Val Bisagno. "Siamo rimasti male non solo perché non c'è stata una risposta formale a una richiesta altrettanto formale, ma perché l'assessore regionale ha risposto in aula in modo non condiviso e del tutto avulso dal percorso fatto con i cittadini" ha dichiarato Lodi, criticando aspramente l'ipotesi di un semplice ampliamento della sede attuale tramite lo spostamento della medicina legale.
Per il Comune, l'attuale collocazione in via Canevari, schiacciata tra il tessuto urbano e la stazione ferroviaria, impedisce di garantire la necessaria privacy agli utenti e condizioni di lavoro sicure agli operatori. "La frequenza di questi utenti deve essere rispettosa degli utenti stessi" ha incalzato l'assessora, precisando che la vicinanza con contesti di degrado e spaccio rischia di vanificare gli sforzi terapeutici se non viene garantito uno spazio protetto e ben distinto dalle problematiche della strada.
Davanti a quella che è stata definita una "totale mancanza di visione" da parte della Regione, il Comune ha annunciato di aver inviato proprio oggi una nuova richiesta urgente ai vertici della ASL e agli uffici competenti per pretendere l'avvio di un'assemblea pubblica in Municipio. L'obiettivo è quello di costringere le autorità sanitarie a un confronto trasparente davanti alla cittadinanza, superando le risposte sommarie fornite finora.
In sede di replica, Martina Caputo ha accolto con favore l'istituzione di un tavolo tecnico, ribadendo però che la priorità resta la tutela del territorio e la garanzia di un servizio sociosanitario che non può più essere gestito con soluzioni di ripiego. "Auspichiamo che tutti i soggetti coinvolti possano cooperare per cambiare una direzione regionale che troviamo assolutamente incompatibile con le esigenze della vallata" ha concluso la consigliera.